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Aggiornato il 13 marzo 2026
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Articolo: Igiene & Prevenzione
- I video "fai da te" mentono: il tartaro non si toglie a casa
- Come la placca diventa tartaro: la finestra delle 24-72 ore
- Sopragengivale e sottogengivale: non è lo stesso tartaro
- Prevenzione domiciliare: cosa funziona davvero
- Igiene professionale: l'unica arma contro il tartaro formato
- Ogni quanto serve la pulizia professionale
- Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
- Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
In sintesi
Il tartaro si forma dalla placca non rimossa. Ecco cosa puoi fare ogni giorno per rallentarne la formazione e cosa può fare solo il dentista. In questa pagina: i video "fai da te" mentono: il tartaro non si toglie a casa; come la placca diventa tartaro: la finestra delle 24-72 ore; sopragengivale e sottogengivale: non è lo stesso tartaro; prevenzione domiciliare: cosa funziona davvero. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti più vicino a te ti riceve dal lunedì al venerdì: scegli la sede e lascia il numero e ti richiamiamo per la visita.
Il tartaro è placca batterica mineralizzata che si deposita sui denti e sotto le gengive: una volta formato, non si rimuove con lo spazzolino. La prevenzione consiste nell'impedire alla placca di mineralizzarsi attraverso uno spazzolamento corretto almeno due volte al giorno, l'uso quotidiano di filo o scovolini interdentali e sedute regolari di igiene professionale. Il tartaro sottogengivale, invisibile e più aggressivo, richiede sempre l'intervento del dentista o dell'igienista.
I video "fai da te" mentono: il tartaro non si toglie a casa
Sui social circolano migliaia di video che promettono di rimuovere il tartaro con bicarbonato, aceto, oli essenziali o kit acquistati online. Nessuno di questi metodi funziona. Il motivo è strutturale: il tartaro è un deposito minerale duro, composto principalmente da fosfato di calcio cristallizzato, che si lega chimicamente alla superficie dello smalto e del cemento radicolare. Non si scioglie, non si gratta via con un unghia, non si ammorbidisce con sostanze casalinghe.
Peggio ancora, i raschietti venduti online possono danneggiare lo smalto, ferire le gengive e spingere frammenti di tartaro sotto il margine gengivale, aggravando esattamente il problema che si vorrebbe risolvere.
L'unica strategia reale è a monte: impedire alla placca di trasformarsi in tartaro. Una volta che la mineralizzazione è avvenuta, servono strumenti professionali e mani esperte.
Come la placca diventa tartaro: la finestra delle 24-72 ore
Il tartaro non compare da un giorno all'altro per caso. La sua formazione segue un percorso biologico preciso che inizia dalla placca dentale, il biofilm batterico che si deposita continuamente sulle superfici dei denti.
Fase 1 — Il biofilm si organizza
Pochi minuti dopo lo spazzolamento, proteine salivari aderiscono allo smalto formando la pellicola acquisita. I batteri colonizzano questa pellicola entro poche ore, costruendo una comunità stratificata e protetta da una matrice extracellulare. È la placca dentale.
Fase 2 — La mineralizzazione
Se la placca non viene rimossa meccanicamente entro 24-48 ore, i sali di calcio e fosfato presenti nella saliva iniziano a infiltrarsi nella matrice del biofilm. I cristalli di idrossiapatite e brushite si depositano progressivamente tra i batteri e la matrice organica. Studi recenti hanno identificato nanoparticelle calcificanti all'interno della placca che fungono da nuclei di mineralizzazione, accelerando il processo.
Entro 72 ore la placca parzialmente mineralizzata diventa resistente allo spazzolino. In 10-14 giorni si trasforma in tartaro maturo — una struttura rigida, porosa e fortemente adesa al dente.
Fase 3 — Accumulo progressivo
La superficie ruvida del tartaro facilita l'adesione di nuova placca, innescando un circolo vizioso: più tartaro si forma, più placca si accumula, più tartaro si aggiunge. I fattori salivari individuali — in particolare i livelli di staterina e calcio nella saliva — influenzano la velocità di questo processo, motivo per cui alcune persone sviluppano tartaro più rapidamente di altre. Ne parliamo in come si forma il tartaro e come prevenirlo?.
Come prevenire il tartaro
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Sopragengivale e sottogengivale: non è lo stesso tartaro
Non tutto il tartaro è uguale. La distinzione tra tartaro sopragengivale e sottogengivale è fondamentale per capire il diverso livello di rischio.
Tartaro sopragengivale
È quello visibile: si deposita sulla superficie dei denti, specialmente sugli incisivi inferiori (lato interno, vicino allo sbocco delle ghiandole salivari sublinguali) e sui molari superiori (lato esterno, vicino al dotto di Stenone). Il colore varia dal giallastro al marroncino, a seconda della dieta e del fumo. È antiestetico e crea superfici ruvide che favoriscono la ritenzione batterica, ma da solo non è il problema principale.
Tartaro sottogengivale
Si forma al di sotto del margine gengivale, nel solco o nelle tasche parodontali. È più scuro — spesso bruno-nerastro per la presenza di emoglobina proveniente dal sanguinamento gengivale — e molto più duro. Il paziente non lo vede, non lo sente, ma i batteri anaerobici che colonizzano la sua superficie porosa producono tossine che distruggono progressivamente il legamento parodontale e l'osso alveolare.
È questo il tartaro che, non rimosso, conduce alla parodontite: tasche gengivali sempre più profonde, mobilità dentale, e nei casi avanzati la perdita dei denti. Il passaggio da tartaro sopragengivale a coinvolgimento sottogengivale avviene spesso in modo silenzioso, senza dolore.
Prevenzione domiciliare: cosa funziona davvero
Non si può impedire del tutto la formazione di placca — fa parte della fisiologia orale. Ma si può impedire che la placca si accumuli al punto da mineralizzarsi. Ecco i metodi che hanno evidenza scientifica.
Spazzolamento due volte al giorno, almeno due minuti
È la base di tutto. Lo spazzolino rimuove meccanicamente la placca dalle superfici accessibili dei denti. La tecnica conta più della forza: movimenti brevi, dalla gengiva verso il dente, inclinando le setole a 45 gradi verso il solco gengivale. Spazzolini elettrici con testina rotante-oscillante possono facilitare una rimozione più uniforme della placca.
Il momento più critico è la sera prima di dormire: durante il sonno il flusso salivare diminuisce drasticamente e la capacità tampone della saliva cala, lasciando ai batteri condizioni ideali per moltiplicarsi.
Filo interdentale o scovolini: ogni giorno, non ogni tanto
Lo spazzolino, anche il più sofisticato, non raggiunge gli spazi interdentali — che rappresentano circa il 30-40% della superficie totale dei denti. Senza filo o scovolini, la placca in quelle zone si accumula indisturbata e mineralizza.
- Filo interdentale: indicato quando gli spazi tra i denti sono stretti. Si avvolge a C attorno al dente e si fa scorrere delicatamente sotto il margine gengivale
- Scovolini interdentali: preferibili quando gli spazi sono più ampi, ad esempio in presenza di recessioni gengivali o ponti protesici. Vanno scelti della misura corretta — né troppo piccoli (inefficaci) né troppo grandi (traumatici)
La costanza quotidiana è più importante della perfezione tecnica. Anche un passaggio imperfetto rimuove più placca di nessun passaggio.
Dentifrici con pirofosfati: un aiuto chimico reale
I dentifrici anti-tartaro non sono tutti uguali. Quelli contenenti pirofosfati (solitamente pirofosfato di sodio o pirofosfato tetrasodico) hanno dimostrato in studi clinici randomizzati la capacità di inibire la cristallizzazione dei sali di calcio nella placca, rallentando la formazione di nuovo tartaro sopragengivale.
Non sostituiscono la rimozione meccanica della placca e non eliminano il tartaro già formato, ma rappresentano un complemento utile — soprattutto per le persone che tendono a formare tartaro rapidamente.
Collutori: complemento, non sostituto
I collutori a base di clorexidina (0,12-0,20%) hanno una forte attività antibatterica e possono ridurre temporaneamente la carica batterica del cavo orale. Tuttavia l'uso prolungato causa pigmentazione dei denti e alterazione del gusto. Per questo la clorexidina viene prescritta per periodi limitati (7-14 giorni), tipicamente dopo interventi o sedute di igiene professionale — non come strumento di prevenzione quotidiana del tartaro.
Igiene professionale: l'unica arma contro il tartaro formato
Quando il tartaro si è formato, nessun dentifricio, filo o collutorio può rimuoverlo. Servono strumenti professionali manovrati da un igienista dentale o un odontoiatra.
Detartrasi con ultrasuoni
È la procedura standard. Uno strumento a ultrasuoni genera vibrazioni ad alta frequenza che frammentano i depositi di tartaro senza danneggiare lo smalto sottostante. Un getto d'acqua contemporaneo raffredda la punta e allontana i frammenti. La seduta dura in genere 30-45 minuti e copre l'intera dentatura.
Air-flow e polveri a bassa abrasivita
Le tecnologie di air polishing utilizzano un getto controllato di aria, acqua e polveri a granulometria finissima (eritritolo o glicina) per rimuovere pigmentazioni esterne e biofilm sopragengivale e sottogengivale. Sono particolarmente utili nella terapia parodontale di supporto, dove la detersione delicata delle tasche parodontali poco profonde riduce il rischio di recidiva.
Strumentazione manuale sottogengivale
Per il tartaro sottogengivale radicato nelle tasche parodontali, il lavoro degli ultrasuoni viene completato con curette manuali specifiche (curette di Gracey) che permettono di levigare la superficie radicolare e rimuovere depositi che gli strumenti sonici non raggiungono. Questa procedura — chiamata scaling e root planing — è il trattamento cardine della parodontite.
Ogni quanto serve la pulizia professionale
Non esiste una frequenza universale. La risposta corretta dipende dalla velocita di formazione del tartaro individuale, dalla presenza o meno di malattia parodontale, dal fumo e da altri fattori di rischio.
Per un paziente sano, senza tasche parodontali e con una buona igiene domiciliare, una seduta ogni sei mesi è generalmente sufficiente. Per chi ha una storia di parodontite, per i fumatori e per chi forma tartaro velocemente, l'intervallo scende a tre-quattro mesi. Il calendario viene stabilito dall'igienista sulla base della situazione clinica — non è un numero fisso uguale per tutti.
Prenota una seduta di igiene professionale per valutare lo stato di salute delle tue gengive e la presenza di tartaro sopragengivale e sottogengivale. Riceverai un piano di mantenimento personalizzato.
Ogni quanto fare la pulizia dei denti?
Dipende dalla situazione clinica individuale. Per la maggior parte delle persone sane, ogni sei mesi. Per chi soffre o ha sofferto di parodontite, ogni tre-quattro mesi. Per chi forma tartaro molto velocemente, anche intervalli piu ravvicinati possono essere indicati. La frequenza corretta viene definita dall'igienista dopo una valutazione.
Il tartaro fa cadere i denti?
Non direttamente. Il tartaro crea un ambiente favorevole alla proliferazione di batteri patogeni che causano l'infiammazione cronica del parodonto — il complesso di tessuti che sostiene il dente (gengiva, legamento, osso alveolare). Se questa infiammazione non viene trattata, progredisce in parodontite con distruzione ossea e, negli stadi avanzati, mobilita e perdita dentale. Il tartaro e quindi un fattore di rischio importante, non la causa diretta della caduta.
Si puo togliere il tartaro a casa?
No. Il tartaro e un deposito minerale cristallizzato legato chimicamente alla superficie del dente. Non puo essere rimosso con spazzolino, bicarbonato, aceto o kit fai-da-te. Tentare di raschiarlo con strumenti non professionali rischia di danneggiare lo smalto e le gengive. L'unico modo sicuro ed efficace e la rimozione professionale in studio.
Perche ad alcune persone si forma piu tartaro?
La velocita di formazione del tartaro dipende da diversi fattori: composizione e pH della saliva (salive piu alcaline e ricche di calcio favoriscono la mineralizzazione), flusso salivare, livelli di staterina (una proteina salivare che normalmente inibisce la cristallizzazione del fosfato di calcio), dieta, fumo e qualita dell'igiene domiciliare. Studi recenti hanno confermato una correlazione significativa tra livelli salivari di staterina e calcio e la quantita di tartaro depositato.
Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Adamanti. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
“ Studio pulito e organizzato. Tutti bravissimi a partire dagli assistenti ai dottori. Menzione d’onore al dottor Pinochi che l’ho conosciuto prima in palestra e poi per passaparola; tutti ne hanno parlato sempre benissimo e non posso che unirmi anche io alle svariate persone che ne parlano bene! É stato veramente delicato in tutte le fasi. Non posso che consigliarvi questo studio! Consigliatissimi ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ ” — Montecatini Terme
“ Avevo tanta paura del dentista ma con il dottor Palla e i suoi collaboratori mi sono trovata davvero bene ! Personale gentile e preparato , lo consiglio a tutti !! ” — Castelfranco di Sotto
“ Ho fatto tre impianti dentali presso questo studio dentistico dove ho trovato grande competenza, onestà, gentilezza e disponibilità. Nonostante la mia situazione non fosse delle più facili è andato tutto a buon fine e sono veramente molto soddisfatta. Lo consiglio vivamente ” — Pisa
Leggi le 1.015 recensioni Google dei 6 studi Adamanti.
Il primo passo è una seduta di igiene con controllo.
Un controllo periodico costa meno di qualsiasi cura: lo studio Adamanti più vicino a te ti dice la frequenza giusta per te, non quella standard.
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- 1Seduta di igiene professionale
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- 3Richiami calibrati sul tuo rischio
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