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Aggiornato il 29 luglio 2026
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Articolo: Implantologia
- Perimplantite non è rigetto
- I segnali che orientano la prognosi
- Le cause: perché quell'impianto si è ammalato
- Cosa si può fare quando l'osso c'è ancora
- Quando va rimosso, e cosa viene dopo
- Come si svolge la valutazione nello studio di Lucca
- FAQ
- Come si collega agli altri percorsi dello studio di Lucca
- Cosa dicono i pazienti di Lucca
- Domande frequenti
In sintesi
Un impianto che si infiamma o si muove non è sempre da rimuovere. Come si distingue un caso recuperabile da uno che va rifatto, e come si valuta a Lucca. In questa pagina: perimplantite non è rigetto; i segnali che orientano la prognosi; le cause: perché quell'impianto si è ammalato; cosa si può fare quando l'osso c'è ancora. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti di Lucca ti riceve dal lunedì al venerdì: chiama lo 0583-050656 e ti richiamiamo per la visita.
Se la gengiva intorno a un tuo impianto sanguina, è gonfia o ti sembra che quel dente si muova appena, la domanda giusta non è "l'ho perso?" ma "quanto osso è rimasto?". La risposta cambia tutto: con l'osso ancora presente e l'impianto ancora integrato si tratta un'infiammazione e nella maggior parte dei casi l'impianto resta al suo posto. Se l'impianto si muove davvero, l'integrazione è finita e va rimosso — spesso per essere rifatto, dopo aver ricostruito il terreno.
Nello studio Adamanti di Lucca il Dott. Luca La Scala, che si occupa di implantologia e chirurgia orale, vede arrivare regolarmente pazienti con impianti messi anni prima, altrove. Arrivano spaventati, convinti di aver "rigettato" il titanio. Quasi mai è così. Ed è utile capire perché, prima di decidere qualsiasi cosa.
Perimplantite non è rigetto
Il corpo non rigetta il titanio come rigetterebbe un organo trapiantato: non esiste una reazione immunitaria contro l'impianto in sé. Quello che accade è un'infezione batterica del tessuto attorno alla vite, esattamente come la parodontite accade attorno alla radice di un dente naturale. Ha due stadi, e distinguerli è la prima cosa che si fa in poltrona:
- Mucosite perimplantare. L'infiammazione riguarda solo la gengiva: rossore, gonfiore, sanguinamento quando passi lo spazzolino o il filo. L'osso sotto è ancora intatto. È lo stadio reversibile.
- Perimplantite. L'infiammazione ha superato la gengiva e ha iniziato a consumare l'osso che tiene l'impianto. Compare una tasca profonda, a volte pus, spesso il colletto metallico che si scopre. Qui l'osso perso non torna spontaneamente.
La differenza non la vedi allo specchio. La vedi in una radiografia e la misuri con una sonda millimetrata. Ecco perché "aspettare e vedere come va" è la strategia che costa più caro: la mucosite si tratta in poche sedute, la perimplantite avanzata può arrivare a mettere in discussione l'impianto.
I segnali che orientano la prognosi
Non tutti i sintomi hanno lo stesso peso. Alcuni indicano un problema dei tessuti attorno all'impianto — quindi trattabile. Altri indicano che l'ancoraggio all'osso non c'è più.
Segnali di infiammazione, con impianto ancora stabile:
- gengiva rossa, lucida, gonfia intorno alla corona;
- sanguinamento allo spazzolino o al filo;
- alito che cambia, sapore sgradevole localizzato;
- fuoriuscita di secrezione premendo sulla gengiva;
- gengiva che si è ritirata e ha scoperto il bordo metallico.
Segnali che riguardano l'impianto stesso:
- la corona si muove. Nella maggior parte dei casi non è l'impianto: è la vite del moncone che si è allentata, o la corona che si è scementata. Si stringe, si ricementa, fine del problema.
- l'impianto si muove insieme alla corona. Questo è diverso. Una vite osteointegrata è immobile per definizione: se oscilla, l'integrazione con l'osso è persa e non si recupera stringendo nulla.
- dolore alla masticazione o alla pressione, comparso su un impianto che prima era silenzioso.
Un impianto che fa male molti anni dopo l'intervento merita una valutazione in tempi brevi, non un antidolorifico. Trovi un approfondimento sui meccanismi in mobilità degli impianti dentali.
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Le cause: perché quell'impianto si è ammalato
Capire l'origine serve a decidere. Se la causa resta attiva, anche un impianto rifatto benissimo corre lo stesso rischio.
- Placca e biofilm nei punti non pulibili. La causa più frequente. Attorno agli impianti il sigillo dei tessuti è meno efficiente che attorno a un dente: se lo spazio sotto la corona non si riesce a pulire, i batteri si organizzano lì.
- Fumo. Le revisioni sistematiche lo confermano come fattore di rischio per le complicanze implantari, e l'evidenza sui prodotti senza combustione è ancora limitata: non sono un'alternativa neutra.
- Una storia di parodontite. Chi ha perso denti per malattia parodontale porta con sé la flora batterica e la predisposizione: gli impianti vanno sorvegliati più da vicino, non meno.
- Diabete non compensato, che rallenta la guarigione e amplifica la risposta infiammatoria.
- Protesi progettata male. Una corona che non permette l'accesso allo spazzolino, un margine incongruo, un residuo di cemento lasciato sotto la gengiva: sono cause meccaniche di un problema batterico.
- Sovraccarico. Un impianto solo dove servivano due, forze masticatorie mal distribuite, bruxismo non gestito.
- Manutenzione mai fatta. Un impianto non ha bisogno di meno controlli di un dente naturale. Ne ha bisogno di più, perché non manda segnali di dolore quando l'osso inizia a scendere.
Cosa si può fare quando l'osso c'è ancora
Con impianto stabile la strada è conservativa e parte sempre dalla decontaminazione. Si rimuove il biofilm dalla superficie della vite con strumenti dedicati, polveri a bassa abrasività e sistemi di irrigazione, si corregge quello che rende quella zona non pulibile e si rivede il paziente a distanza ravvicinata. Una parte dei casi si risolve così, senza chirurgia: gli studi clinici sul trattamento non chirurgico mostrano miglioramenti reali del sanguinamento e della profondità delle tasche, con differenze modeste tra le tecnologie accessorie usate come supporto.
Quando la tasca è profonda o l'osso ha già un difetto definito, si passa alla chirurgia: si apre la gengiva, si pulisce la superficie implantare in visione diretta e, se la forma del difetto lo consente, si innesta materiale osseo per ricostruire il supporto perduto. Su casistiche seguite per dieci anni questo approccio rigenerativo mantiene la stabilità ossea in una quota consistente di impianti trattati. Non è un intervento che si improvvisa e non ha esiti identici per tutti: dipende dalla quantità di osso residuo, dalla geometria del difetto e — soprattutto — da cosa fa il paziente nei mesi successivi.
Il fattore che pesa più di ogni tecnica è la manutenzione. Un impianto trattato e poi lasciato senza controlli torna al punto di partenza.
Quando va rimosso, e cosa viene dopo
L'impianto si rimuove quando è mobile, quando l'osso residuo è insufficiente a sostenerlo, quando la componente si è fratturata o quando il posizionamento originale rende il problema irrisolvibile. Non è un fallimento del paziente ed è una procedura codificata: la letteratura descrive tecniche di rimozione conservative — chiavi a controtorsione, frese trephine dedicate — pensate per tirare fuori la vite conservando il più possibile l'osso attorno, perché quell'osso è il capitale con cui si ricostruisce.
Il dopo si articola in tre passaggi, con tempi che dipendono da quanto osso è rimasto:
- Guarigione. Dopo la rimozione il sito ha bisogno di settimane per riorganizzarsi. In alcuni casi selezionati si può inserire un nuovo impianto nella stessa seduta; più spesso conviene attendere.
- Ricostruzione del terreno, se serve. Un innesto osseo restituisce volume dove l'infezione ne ha consumato. È il passaggio che allunga i tempi e che rende possibile il resto — approfondito nella pagina dedicata agli impianti dentali con osso scarso a Lucca.
- Nuovo impianto, posizionato con una pianificazione basata sulle immagini tridimensionali, in un punto e con un diametro scelti sull'anatomia effettiva del sito guarito.
Nel frattempo non resti senza dente: si concorda una soluzione provvisoria per la masticazione e per l'estetica.
Come si svolge la valutazione nello studio di Lucca
Il primo appuntamento è diagnostico e serve a rispondere alla domanda che ti ha portato lì: quell'impianto è recuperabile o no. Si raccoglie la storia dell'impianto — quando è stato messo, da chi, cosa è cambiato nel tempo — si sondano i tessuti attorno a ogni impianto presente e si valuta la stabilità della corona separatamente da quella della vite. In sede è disponibile la TAC cone beam, che mostra il volume osseo residuo sui tre piani dello spazio: sull'entità del difetto e sui millimetri effettivamente ricostruibili si decide, non a occhio. Da questa valutazione esce un piano di cura scritto con le alternative possibili e un preventivo, e se il percorso prevede più fasi si definiscono in sede le formule di pagamento rateale disponibili.
Il percorso implantologico è seguito dal Dott. La Scala, all'interno di uno studio che opera sotto la direzione sanitaria del Dott. Roberto Guazzetti. Quando il problema di fondo è parodontale, la parte gengivale è gestita dai colleghi che se ne occupano nella stessa struttura: sono percorsi che si intrecciano e conviene tenerli sotto lo stesso tetto. Puoi vedere come è organizzata l'area nella pagina dell'implantologia a Lucca.
Lo studio è in Via delle Ville Prima 966, zona San Marco, a nord delle Mura — comodo da fuori le Mura, dalla via Pesciatina e dalla Piana, da Capannori e Porcari ad Altopascio e Montecarlo. Ad agosto resta aperto con gli orari consueti, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 con orario continuato.
Prenota una valutazione dell'impianto chiamando lo 0583-050656: al telefono si risponde anche il sabato e la domenica, e la segreteria può fissare l'appuntamento con priorità. Se l'impianto si muove o la gengiva sanguina da settimane, è la situazione in cui il tempo lavora contro l'osso.
FAQ
Come si collega agli altri percorsi dello studio di Lucca
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Lucca. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
- Impianti dentali a Lucca
- Parodontologo a Lucca
- Dentista pediatrico a Lucca
- Tutte le aree cliniche dello studio di Lucca
Cosa dicono i pazienti di Lucca
“ Sono stato oggi per la prima volta per igiene più sbiancamento. Veloci, gentili, professionali. Zero dolore e risultato oltre le aspettative. È stata una piacevole sorpresa e lo consiglio senza riserve! ”
“ Ci sono stata per la prima volta e mi sono trovata bene fin da subito: molto accoglienti e gentili, personale medico competente e alla mano, studio ben curato e pulito. Rapidi anche nel servizio: tutto positivo. ”
“ Personale professionalmente molto qualificato, gentilissimo e disponibilissimo. Sono a Lucca da soli 3 anni e sono felice di aver trovato una clinica dentaria super qualificata. Grazie anche alle signorine della reception, sorridenti e gentili. ”
Leggi tutte le 404 recensioni su Google.
Domande frequenti
Quando devo andare dal dentista se la gengiva intorno a un impianto sanguina?
Se il sanguinamento si ripete per più di una settimana nello stesso punto, è il momento di farlo vedere. In quella fase l'infiammazione è spesso limitata alla gengiva e si tratta senza chirurgia; se invece ha già raggiunto l'osso, ogni mese in più significa millimetri di supporto in meno. Una valutazione con sondaggio e immagini tridimensionali dice a che stadio sei e quali opzioni hai ancora aperte, con un piano di cura scritto.
Se l'impianto si muove è sicuro che devo rimuoverlo?
Prima si verifica cosa si muove. Nella maggior parte dei casi è la vite del moncone allentata o la corona scementata, e si risolve stringendo o ricementando. Se dopo aver rimosso la corona la vite implantare oscilla nell'osso, l'osteointegrazione è persa e la rimozione è l'unica strada corretta.
Si può rimettere un impianto dove ne è fallito uno?
Nella maggior parte dei casi sì, ma non nella stessa seduta e non sempre subito. Serve che il sito guarisca e, se l'infezione ha consumato osso, che il volume venga ricostruito con un innesto. La TAC cone beam dopo la guarigione dice quanto osso c'è e permette di scegliere posizione e dimensioni del nuovo impianto sull'anatomia reale.
Perché è successo a me se non ho mai avuto problemi ai denti?
Le cause più frequenti non riguardano la qualità dei tuoi denti ma tre cose: quanto quell'area è pulibile nella pratica quotidiana, il fumo, e una storia di parodontite anche remota. A queste si aggiunge la manutenzione professionale: gli impianti hanno bisogno di controlli e igiene dedicata, perché non fanno male quando l'osso inizia a scendere.
Il primo passo è una visita, con la TAC dove serve.
Per capire se e come sostituire i denti mancanti serve vedere osso e gengiva: lo studio Adamanti di Lucca lo fa in prima visita, con un piano scritto.
Prenota la visita implantologica oppure chiama lo 0583-050656: rispondiamo negli orari di apertura e ti diciamo subito le prime date disponibili.
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- 1Prima visita e radiografie in sede
- 2Piano di cura scritto, con fasi e tempi
- 3Intervento e controlli programmati
Link correlati
Le sedi Adamanti
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Lucca
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51016 Montecatini Terme (PT) -
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56017 Ghezzano, San Giuliano Terme (PI) -
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56022 Castelfranco di Sotto (PI)
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio per fissare la visita implantologica.

