Impianto post-estrattivo: subito o meglio aspettare?
Impianto immediato o differito dopo l'estrazione di un dente: i criteri clinici che decidono, spiegati dal Dott. La Scala nello studio di Montecatini Terme.


Un dente va estratto e la prima domanda, quasi sempre, è: l'impianto lo mettete subito o devo aspettare? Non esiste una risposta uguale per tutti: dipende dallo stato dell'osso che resta nell'alveolo, non da quanto si ha fretta di risolvere. Aspettare qualche settimana o qualche mese, quando serve, non è un rinvio: è la condizione che fa durare l'impianto vent'anni invece di pochi.
Sono il Dott. Luca La Scala, mi occupo di implantologia e chirurgia e sono direttore sanitario dello studio La Scala di Via Tripoli 22, a Montecatini Terme. Questa domanda me la sento fare quasi ogni settimana, spesso da pazienti che arrivano dalla Valdinievole già con l'estrazione decisa e l'ansia di sapere quanto tempo dovranno restare con un buco in bocca. In questo articolo spiego come si decide davvero, senza promettere in anticipo quello che solo l'osso può confermare.
Tre tempi, non uno
Dopo un'estrazione l'impianto può essere inserito in tre momenti diversi, e nessuno dei tre è "il migliore" in assoluto:
- Impianto immediato: nella stessa seduta dell'estrazione, quando le condizioni dell'alveolo lo permettono
- Impianto precoce: dopo alcune settimane, quando la gengiva si è richiusa ma l'osso è ancora in fase di rimodellamento
- Impianto differito: dopo alcuni mesi, quando l'alveolo si è ossificato completamente
La revisione Cochrane di Esposito e colleghi (2010), tra le più citate su questo tema, è chiara su un punto: le prove disponibili non permettono di indicare un protocollo unico valido per tutti i casi. Il tempo giusto si stabilisce guardando l'osso di quel paziente, non applicando uno schema generico.
Cosa succede all'osso dopo l'estrazione
Per capire perché i tempi contano, bisogna capire cosa fa l'osso appena il dente viene tolto. L'alveolo che ospitava la radice non resta fermo: si rimodella. Lo studio prospettico di Schropp e colleghi (2003), che ha seguito pazienti per dodici mesi dopo un'estrazione singola, ha documentato che la perdita di volume osseo è più marcata nei primi mesi e rallenta progressivamente, senza mai arrestarsi del tutto negli anni successivi.
Questo significa due cose pratiche. La prima: chi ha l'osso ancora integro appena dopo l'estrazione ha, in quel preciso momento, la finestra migliore per un impianto immediato, se le altre condizioni lo permettono. La seconda: chi aspetta troppo a lungo senza motivo clinico perde progressivamente volume, e quel volume perso è ciò che poi va eventualmente recuperato con una rigenerazione ossea. Non è un dramma — succede a molti pazienti che arrivano da noi con estrazioni fatte anni prima altrove — ma è un motivo in più per non lasciare la decisione al caso: si pianifica, oppure si subisce.
Cosa guardo prima di decidere
Quando un paziente arriva con un dente da estrarre — o già estratto altrove — valuto sempre gli stessi elementi prima di indicare i tempi dell'impianto:
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Preferisci scrivere? Contattaci su WhatsApp- Presenza di infezione: un ascesso attivo o un granuloma esteso lasciano un alveolo che va spesso bonificato e lasciato guarire prima di poter accogliere un impianto
- Integrità delle pareti ossee: se una parete dell'alveolo è fratturata o riassorbita — succede spesso con fratture radicolari o parodontite avanzata — l'impianto immediato perde l'appoggio necessario e servono tempi diversi, a volte con innesto
- Osso disponibile oltre l'apice della radice: l'impianto deve trovare osso solido oltre il fondo dell'alveolo per restare stabile fin da subito. Si misura in millimetri, e solo in tre dimensioni
- Posizione nell'arcata: nei settori anteriori, dove il sorriso è visibile, la gengiva tende a ritirarsi dopo l'estrazione più che nei settori posteriori. La revisione di Chen e Buser (2014) documenta questo rischio negli impianti immediati in zona estetica, motivo per cui lì la selezione del caso è più rigorosa
- Condizioni generali del paziente: fumo, controllo del diabete, igiene orale, bruxismo. Raramente escludono l'impianto, ma spostano verso protocolli più prudenti
Quello che non compare in questa lista, e lo dico ai pazienti fin dalla prima visita, è la fretta. È un desiderio legittimo, ma non è un dato clinico.
Perché la decisione si prende con la TAC, non dopo l'estrazione
Il momento giusto per stabilire i tempi dell'impianto non è dopo aver tolto il dente: è prima. Una lastra bidimensionale non basta a valutare lo spessore reale delle pareti ossee o la distanza dal seno mascellare e dai nervi. Per questo, nello studio di Montecatini Terme, la pianificazione parte sempre da una TAC cone beam eseguita direttamente in sede, in Via Tripoli 22: l'esame si fa in poltrona, senza appuntamenti separati in un altro centro e senza settimane di attesa tra un passaggio e l'altro.
Quando l'immagine mostra un volume osseo insufficiente per procedere subito, non significa che l'impianto sia precluso: significa che serve un passaggio in più, valutato caso per caso nel percorso di implantologia della sede, che seguo personalmente dalla diagnosi fino alla fase protesica finale.
E durante l'attesa? Il capitolo che preoccupa di più
La parte dell'attesa che genera più ansia raramente riguarda la biologia: riguarda l'estetica del periodo di guarigione. Vale la pena dirlo con chiarezza: aspettare non significa restare con un vuoto visibile. Per i denti nei settori anteriori esistono soluzioni provvisorie che coprono il periodo tra estrazione e impianto definitivo, scelte in base alla posizione e alle esigenze del singolo caso.
C'è anche un capitolo economico che i pazienti sollevano spesso, ed è giusto affrontarlo apertamente: distribuire il percorso in più fasi — estrazione, eventuale attesa, inserimento dell'impianto, protesi finale — distribuisce anche l'impegno economico nel tempo. In studio valutiamo insieme al paziente più formule di rateizzazione, definite nel dettaglio con il preventivo scritto: numeri e condizioni si guardano lì, non prima.
Un percorso tipico, per dare un'idea concreta senza promettere tempi identici per tutti: prima visita con TAC cone beam, decisione condivisa sul protocollo più adatto, estrazione con eventuale gestione dell'alveolo, controllo a poche settimane, inserimento dell'impianto nel momento pianificato, fase protesica a integrazione avvenuta. In alcuni casi selezionati alcuni di questi passaggi si accorciano fino a coincidere; in altri restano distinti, e la differenza si vede sulla TAC prima ancora di cominciare.
Lo studio di Via Tripoli 22 è comodo da raggiungere anche per chi arriva da fuori Montecatini: siamo vicini alla stazione ferroviaria e all'uscita A11, e seguiamo abitualmente pazienti in arrivo da Monsummano Terme, Pieve a Nievole, Pescia, Buggiano e da tutta la Valdinievole. Un dettaglio che pesa quando il percorso implantare prevede più appuntamenti distribuiti nel tempo, come spesso accade con i protocolli differiti. Ad agosto lo studio resta aperto con orari normali, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19: chi ha un'estrazione programmata in estate non deve rimandare la valutazione all'autunno.
Prenota una valutazione implantare con TAC cone beam nello studio La Scala di Montecatini Terme, Via Tripoli 22: chiama lo 0572-78502, la segreteria risponde anche sabato e domenica e spesso si trova un appuntamento con priorità. Se il dente è già stato estratto altrove, porta la documentazione radiografica: il percorso si pianifica da qualunque punto ti trovi.


