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Aggiornato il 20 settembre 2026
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Articolo: Igiene & Prevenzione
- Che cos'è il riassorbimento osseo dei denti?
- Quali sono le cause della perdita ossea attorno ai denti?
- Il riassorbimento osseo fa male?
- Come ci si accorge della perdita di osso prima che i denti si muovano?
- Quanto velocemente avanza se non si interviene?
- Il riassorbimento osseo si ferma? E l'osso ricresce da solo?
- Un osso ridotto impedisce di mettere un impianto?
- Quando NON è il caso di pensare subito a un intervento?
- Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
- Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
- Domande frequenti
In sintesi
Il riassorbimento osseo riduce l'osso che sostiene i denti: quali sono le cause, i segnali precoci e cosa si può fare per fermarlo. In questa pagina: che cos'è il riassorbimento osseo dei denti; quali sono le cause della perdita ossea attorno ai denti; il riassorbimento osseo fa male; come ci si accorge della perdita di osso prima che i denti si muovano. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti più vicino a te ti riceve dal lunedì al venerdì: scegli la sede e lascia il numero e ti richiamiamo per la visita.
Il riassorbimento osseo è la riduzione progressiva dell'osso che circonda e sostiene le radici dei denti. Può dipendere da un'infiammazione cronica delle gengive, da un'estrazione non riabilitata o da un carico masticatorio mal distribuito. Quasi sempre è silenzioso: si vede in radiografia molto prima che un dente cominci a muoversi.
Che cos'è il riassorbimento osseo dei denti?
È la perdita di altezza e di spessore dell'osso alveolare, cioè della porzione di mascella e mandibola che avvolge le radici e le tiene in sede.
Quando visito una persona con gengive che sanguinano, la domanda non è solo quanto è infiammata la gengiva, ma quanto osso è rimasto sotto. L'osso alveolare esiste in funzione dei denti: se il supporto si ammala o il dente manca, quell'osso si rimodella e si ritira.
- Osso alveolare. Nasce insieme ai denti e cambia per tutta la vita, in risposta all'infiammazione e al carico della masticazione.
- Perdita orizzontale. L'osso cala in modo abbastanza uniforme attorno a più denti: è il quadro tipico della parodontite avanzata.
- Difetto verticale. Si forma un cratere accanto a una sola radice, spesso dove il tartaro sottogengivale ha lavorato indisturbato per anni.
Quali sono le cause della perdita ossea attorno ai denti?
Nell'adulto la causa più frequente è un'infiammazione batterica cronica, la parodontite; il resto lo fanno estrazioni, protesi incongrue e fattori generali.
- Parodontite. I batteri del tartaro sottogengivale mantengono un'infiammazione che consuma progressivamente l'osso di supporto.
- Estrazioni non riabilitate. Tolto il dente, la cresta perde lo stimolo funzionale e si rimodella soprattutto nei primi 6 mesi.
- Protesi mobile appoggiata sulla mucosa. Scarica il carico sulla gengiva e non sull'osso: negli anni la cresta tende ad appiattirsi.
- Fumo e diabete non compensato. Riducono la risposta dei tessuti e rendono la perdita più rapida e meno controllabile.
- Stress prolungato e digrignamento. Incidono sull'infiammazione e sul sovraccarico: ne ho scritto nell'approfondimento su stress, cortisolo e parodontite.
Le protesi rimovibili meritano un controllo a parte. Uno studio del 2010 su Gerodontology ha documentato quanto siano frequenti le lesioni della mucosa nei portatori di protesi, e un lavoro del 2025 su Microorganisms ha descritto come carica di Candida e gravità della stomatite protesica crescano insieme.
Riassorbimento osseo dei denti
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Il riassorbimento osseo fa male?
Quasi mai: la perdita di osso è indolore fino a stadi avanzati, e per questo spesso arriva tardi all'attenzione.
Il dolore compare in genere quando si aggiunge qualcosa d'altro: un ascesso, una tasca che si infetta acutamente, un dente che si muove e traumatizza la gengiva. L'assenza di dolore, da sola, non è un segno di salute parodontale.
Come ci si accorge della perdita di osso prima che i denti si muovano?
Con due strumenti semplici: il sondaggio parodontale millimetrato e le radiografie endorali, che mostrano il livello dell'osso attorno a ogni radice.
- Il sondaggio. Una sonda graduata misura la profondità del solco: oltre 3 mm, con sanguinamento, il sospetto di perdita di supporto è concreto.
- Le radiografie endorali. Confrontate nel tempo, rendono visibile anche una riduzione di 1 mm che l'occhio non coglie.
- La cone beam. Serve quando si deve valutare lo spessore della cresta in tre dimensioni, per esempio prima di un impianto.
- I segnali che noti tu. Gengive che si ritirano, denti che sembrano più lunghi, spazi scuri fra i denti, sanguinamento ripetuto.
Quanto velocemente avanza se non si interviene?
Dipende dalla causa: dopo un'estrazione il rimodellamento è più rapido nei primi 3-6 mesi, mentre nella parodontite la perdita procede per fasi, con periodi lenti e riacutizzazioni.
Questa alternanza spiega perché due controlli a distanza di 12 mesi possono sembrare uguali e poi, in una fase attiva, la situazione cambiare in fretta. È il motivo per cui nei pazienti con perdita già documentata i richiami si programmano ogni 3-6 mesi e non una volta l'anno.
Il riassorbimento osseo si ferma? E l'osso ricresce da solo?
La progressione si può fermare rimuovendo la causa, ma l'osso già perso non torna spontaneamente.
Il percorso parte sempre dalla terapia causale: strumentazione sottogengivale, istruzioni di igiene domiciliare, controllo del fumo e della glicemia, correzione di protesi incongrue. Solo dopo, se serve, si valuta una ricostruzione: trovi i criteri nell'articolo sulla rigenerazione ossea dentale.
Un osso ridotto impedisce di mettere un impianto?
Non sempre: molte creste ridotte accolgono comunque un impianto, altre richiedono prima un aumento di volume osseo.
Quello che conta è l'altezza e lo spessore disponibili, la vicinanza di strutture anatomiche e la stabilità della malattia parodontale. Un impianto inserito mentre l'infiammazione è ancora attiva parte svantaggiato: prima si stabilizza, poi si progetta.
Quando NON è il caso di pensare subito a un intervento?
Quando l'infiammazione è ancora in corso: la soluzione meno invasiva viene prima, e in molti casi basta stabilizzare la malattia e rivalutare a distanza.
- Prima la causa. Igiene professionale, terapia parodontale e richiami hanno la precedenza su qualsiasi ricostruzione.
- Cautele da dichiarare. Chi assume anticoagulanti o farmaci per il metabolismo osseo deve dirlo prima: cambia la pianificazione.
- Quando basta meno. A volte una protesi da ribasare o un contatto masticatorio da correggere risolvono il sovraccarico.
- Segnali da non ignorare. Mobilità che aumenta, ascessi ricorrenti, gengive che si ritirano in pochi mesi meritano una valutazione ravvicinata.
Antibiotici o antinfiammatori, se servono, li prescrive il medico dopo la visita: non sostituiscono mai la rimozione meccanica del biofilm batterico.
Il primo passo è una visita in cui l'osso si misura invece di immaginarlo: sondaggio, radiografie e lettura della storia clinica. Puoi prenotare una valutazione in uno degli studi Adamanti in Toscana, scegliere la sede più comoda dalla pagina delle sedi e vedere di cosa mi occupo nel mio profilo.
Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Adamanti. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
“ Avevo tanta paura del dentista ma con il dottor Palla e i suoi collaboratori mi sono trovata davvero bene ! Personale gentile e preparato , lo consiglio a tutti !! ” — Castelfranco di Sotto
“ Ho fatto tre impianti dentali presso questo studio dentistico dove ho trovato grande competenza, onestà, gentilezza e disponibilità. Nonostante la mia situazione non fosse delle più facili è andato tutto a buon fine e sono veramente molto soddisfatta. Lo consiglio vivamente ” — Pisa
“ Ho apprezzamento molto la cordiale accoglienza all'ingresso, la musica rilassante di sottofondo e poi i dottori sono stati molto professionali nello specificare con attenzione (e parole semplici) i trattamenti da eseguire, anche con ulteriori consigli specifici e mirati al mio caso. Grazie davvero. ” — Empoli
Leggi le 1.015 recensioni Google dei 6 studi Adamanti.
Domande frequenti
Cos'è esattamente il riassorbimento osseo dentale?
È la riduzione dell'osso alveolare che circonda le radici dei denti. Può interessare pochi denti o tutta l'arcata e si misura confrontando radiografie e sondaggi nel tempo. Non è una malattia a sé, ma la conseguenza di una causa che va individuata.
Il riassorbimento osseo dopo un'estrazione è normale?
Sì, un certo rimodellamento della cresta è fisiologico e avviene soprattutto nei primi mesi dopo l'estrazione. La quantità varia da persona a persona e dipende anche da come è stato gestito il sito. Se è prevista una riabilitazione, va programmata per tempo.
La parodontite provoca sempre perdita di osso?
La gengivite riguarda solo la gengiva ed è reversibile; si parla di parodontite proprio quando l'infiammazione ha già coinvolto l'osso. Quindi in una parodontite diagnosticata una perdita di supporto c'è, di entità variabile. L'obiettivo della terapia è fermarla.
L'osso riassorbito può ricrescere da solo?
No, spontaneamente non si rigenera. Curando la causa si può arrestare la progressione e, in alcuni difetti specifici, si può tentare una rigenerazione guidata con tecniche chirurgiche. L'indicazione va valutata caso per caso.
Quanto tempo passa prima che un dente diventi mobile?
Non esiste un tempo fisso: la mobilità compare quando è andata perduta una quota importante del supporto, e può maturare in pochi anni o in molti. È un segno tardivo, non precoce. Per questo i controlli periodici contano più della percezione dei sintomi.
Quale esame serve per vedere la perdita ossea?
Le radiografie endorali associate al sondaggio parodontale sono l'esame di base. La cone beam si riserva ai casi in cui serve valutare lo spessore osseo in tre dimensioni. La scelta la fa l'odontoiatra dopo la visita.
La perdita ossea si vede in una panoramica?
La panoramica dà una visione d'insieme e può far sospettare una riduzione dell'osso, ma è poco precisa sui singoli denti. Per una misura attendibile servono radiografie endorali. Spesso le due indagini si integrano.
Il fumo peggiora il riassorbimento osseo dei denti?
Sì. Il fumo riduce la risposta dei tessuti e maschera il sanguinamento, uno dei segnali di allarme. Nei fumatori la malattia tende a progredire più rapidamente e la risposta alle terapie è meno prevedibile.
Il diabete incide sulla salute dell'osso attorno ai denti?
Un diabete non compensato aumenta l'infiammazione e rallenta la guarigione. Il rapporto è bidirezionale: anche una parodontite attiva può rendere più difficile il controllo glicemico. La collaborazione con il curante è parte della cura.
Una protesi mobile consuma l'osso?
Una protesi rimovibile scarica il carico sulla mucosa e non sull'osso, quindi non lo stimola come farebbero le radici. Se poi non appoggia bene, aggiunge infiammazione e traumatismo. Controlli e ribasature periodiche limitano il problema.
Si può mettere un impianto se l'osso è poco?
Talvolta sì, scegliendo dimensioni e posizione adatte; altre volte serve prima aumentare il volume osseo. La decisione nasce dalle misure radiografiche e dalla stabilità parodontale. Va valutata in visita, non a priori.
Ogni quanto servono i controlli se ho già perso osso?
Nei pazienti con perdita documentata i richiami si programmano di solito ogni 3-6 mesi, con rivalutazione dei sondaggi. L'intervallo lo definisce l'odontoiatra in base al rischio individuale, al fumo e al controllo dell'igiene domiciliare.
Il primo passo è una seduta di igiene con controllo.
Un controllo periodico costa meno di qualsiasi cura: lo studio Adamanti più vicino a te ti dice la frequenza giusta per te, non quella standard.
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