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Aggiornato il 14 settembre 2026
Lettura: 7 min
Articolo: Parodontologia
- Cosa vuol dire "non chirurgica"
- Il primo passo non è la levigatura
- Cosa succede dentro la tasca
- Cosa si sente, dopo
- La rivalutazione: il momento in cui si decide
- Quanto spesso la chirurgia non serve
- Il mantenimento è la parte che dura
- Come si svolge nello studio di Montecatini Terme
- Come si collega agli altri percorsi dello studio di Montecatini Terme
- Cosa dicono i pazienti di Montecatini Terme
- Domande frequenti
In sintesi
Igiene mirata e levigatura radicolare: come funziona la terapia parodontale senza bisturi, cosa si sente e quando si decide se serve altro. In questa pagina: cosa vuol dire "non chirurgica"; il primo passo non è la levigatura; cosa succede dentro la tasca; cosa si sente, dopo. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti di Montecatini Terme ti riceve dal lunedì al venerdì: chiama lo 0572-78502 e ti richiamiamo per la visita.
La terapia parodontale non chirurgica è il trattamento della parodontite che si esegue senza aprire la gengiva: si lavora con strumenti sottili dentro le tasche, in anestesia locale, per rimuovere tartaro e biofilm dalla superficie delle radici. Non è un intervento, non ci sono tagli né punti di sutura, e nella maggior parte dei casi è l'unica terapia che serve. La chirurgia, quando entra nel discorso, entra dopo — e solo per i punti che non hanno risposto.
Chi arriva nello studio di Montecatini Terme con una diagnosi di parodontite in mano quasi sempre ha in testa una parola sola: operazione. L'ha sentita da un conoscente, l'ha letta online, se l'è costruita da sé mettendo insieme "gengive" e "chirurgia". Poi si siede, e la prima domanda è sempre la stessa: mi devono tagliare?
Nella grande maggioranza dei percorsi la risposta è no. Vale la pena spiegare perché, e soprattutto cosa succede al posto del bisturi.
Cosa vuol dire "non chirurgica"
Il confine è netto e riguarda un gesto preciso: sollevare il lembo di gengiva.
Nella chirurgia parodontale la gengiva viene incisa e scollata dall'osso, così da esporre la radice e il difetto osseo sotto visione diretta. Alla fine si riposiziona e si sutura. È una procedura che ha indicazioni specifiche e che si esegue in casi selezionati.
Nella terapia non chirurgica la gengiva resta dov'è. Gli strumenti scendono nella tasca dallo spazio che già esiste — quello che la malattia ha aperto tra dente e gengiva — e lavorano alla cieca, guidati dal tatto dell'operatore e dalla mappa dei millimetri raccolta durante il sondaggio. Si chiama strumentazione sottogengivale, o scaling e root planing, o levigatura radicolare: sono lo stesso lavoro chiamato in tre modi.
Nessuna incisione, nessun punto, nessuna medicazione da cambiare. Si mangia la sera stessa, si torna al lavoro il giorno dopo.
Il primo passo non è la levigatura
Le linee guida europee sul trattamento della parodontite di stadio I-III (Sanz e colleghi, 2020) organizzano la cura in passaggi consecutivi, e il primo non tocca ancora le tasche.
Il primo step è il controllo dei fattori che alimentano la malattia:
- l'istruzione all'igiene domiciliare, con particolare attenzione agli spazi tra i denti, dove lo spazzolino non arriva mai;
- la rimozione professionale della placca e del tartaro sopra il margine gengivale;
- l'eliminazione dei punti che trattengono placca: otturazioni debordanti, margini di corone incongrui, contatti che intrappolano il cibo;
- il fumo, che va affrontato apertamente perché cambia la risposta dei tessuti alla terapia;
- il compenso di condizioni generali che pesano sul parodonto, il diabete su tutte.
Questo passaggio non è un preliminare formale. Se la placca continua a riformarsi indisturbata sopra la gengiva, ogni millimetro guadagnato sotto viene perso nei mesi successivi. È il motivo per cui il percorso di igiene dentale professionale a Montecatini Terme è parte della terapia, non un servizio a sé.
Terapia parodontale non chirurgica
Da 25 anni a Montecatini Terme
Gengive che sanguinano o denti che si muovono? Lascia nome e telefono: ti richiamiamo per una valutazione parodontale.
Cosa succede dentro la tasca
Il secondo step è la strumentazione sottogengivale vera e propria, e si esegue solo dove il sondaggio l'ha giustificata: tasche di quattro millimetri o più con sanguinamento al sondaggio.
Su ogni radice interessata il lavoro procede per superfici, un millimetro alla volta. Curette manuali affilate e punte ultrasoniche sottili scendono fino al fondo della tasca e rimuovono tre cose diverse:
- il tartaro sottogengivale, calcificato e aderente alla radice come cemento;
- il biofilm batterico, una comunità organizzata che i collutori non scalfiscono;
- lo strato superficiale di cemento radicolare infiltrato dalle tossine dei batteri, che va lisciato perché la gengiva possa riaderire.
L'anestesia locale è la regola, e non perché la procedura sia dolorosa in sé: serve a rendere il campo tranquillo, così che l'operatore possa arrivare fino in fondo senza fermarsi al primo fastidio. Una levigatura incompleta è la causa più frequente di una tasca che non si chiude.
Il lavoro si distribuisce di solito su due o quattro appuntamenti, per quadranti o semiarcate, a distanza di pochi giorni. La suddivisione si adatta alla persona: chi viene da Pescia o da Monsummano e preferisce concentrare tutto in meno accessi lo può fare, chi tollera male le sedute lunghe le spezza.
Cosa si sente, dopo
Nei giorni successivi capitano due cose, ed è utile aspettarsele.
La prima è la sensibilità al freddo. La radice, ripulita dal tartaro che la copriva, resta scoperta e reagisce. È un fastidio che si attenua nell'arco di qualche settimana e che si controlla con dentifrici desensibilizzanti.
La seconda è l'impressione che i denti siano diventati più lunghi. Non si sono allungati: è la gengiva infiammata che si sgonfia e torna ad aderire alla radice. Quel millimetro che sembra perso è, in realtà, il segno che l'infiammazione se n'è andata.
Nessuna delle due è una complicazione. Sono la fisiologia della guarigione.
La rivalutazione: il momento in cui si decide
A distanza di sei-otto settimane si risonda tutta la bocca, punto per punto, e si confrontano i numeri con quelli di partenza. Questo appuntamento non è un controllo di cortesia: è il momento in cui la terapia si decide.
Una revisione sistematica con metanalisi di Paternò Holtzman e colleghi (2025) ha misurato quando arrivano i cambiamenti dopo la strumentazione sottogengivale: la parte maggiore della riduzione delle tasche e del guadagno di attacco si verifica entro i primi uno-due mesi, con benefici ulteriori che continuano ad accumularsi nei mesi successivi. Tradotto in pratica: risondare troppo presto dà un quadro incompleto, aspettare troppo fa perdere tempo su siti che andrebbero ritrattati.
Alla rivalutazione i denti si dividono in due gruppi. Quelli che hanno risposto — tasca scesa sotto i quattro millimetri, sanguinamento sparito — entrano nel mantenimento. Quelli che non hanno risposto restano sul tavolo e si discutono.
Quanto spesso la chirurgia non serve
Qui c'è un dato che vale la pena conoscere prima di cominciare.
La revisione sistematica di Suvan e colleghi (2020), condotta per le linee guida europee, ha stimato l'esito della sola strumentazione sottogengivale a sei-otto mesi: una riduzione media della profondità di sondaggio di 1,4 millimetri e una percentuale di chiusura delle tasche intorno al 74%.
Tre tasche su quattro, in media, si chiudono senza che nessuno apra la gengiva. Il resto — tasche residue profonde, spesso su denti pluriradicolati o in difetti ossei verticali — è ciò di cui si parla nel terzo step, dove le opzioni includono anche la chirurgia. Ma è una decisione che arriva con i numeri della rivalutazione davanti, non all'inizio del percorso.
Chi teme l'intervento, quindi, sta temendo qualcosa che nella maggioranza dei casi non gli verrà mai proposto.
Il mantenimento è la parte che dura
L'ultimo passaggio è quello che decide se il lavoro fatto resta.
Dopo la terapia si entra in un programma di richiami a cadenza personalizzata — tre, quattro, sei mesi a seconda del rischio individuale — in cui si ripete il sondaggio, si rimuove la placca dai punti critici e si intercettano le tasche che stanno tornando a riaprirsi. La parodontite è una malattia cronica: si controlla, non si dichiara chiusa.
Saltare i richiami per un paio d'anni riporta molti pazienti al punto di partenza, con la differenza che l'osso perso nel frattempo non torna.
Come si svolge nello studio di Montecatini Terme
Nello studio La Scala di Via Tripoli 22, in centro a Montecatini a pochi passi dagli stabilimenti termali, il percorso parodontale è seguito dal Dott. Andrea Di Stefano, odontoiatra che si occupa della parodontologia della sede sotto la direzione sanitaria del Dott. Luca La Scala.
La sequenza è quella descritta sopra: prima visita con sondaggio completo e mappa dei millimetri, esame radiografico quando serve — la TAC cone beam è disponibile in sede e mostra il livello dell'osso attorno alle radici — poi il piano di cura scritto, con le sedute previste e il preventivo. Per chi lo chiede sono disponibili formule di pagamento rateale, definite in sede insieme al preventivo.
Lo studio riceve dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19. Al telefono la segretaria può fissare l'appuntamento in giornata. Chi cerca un quadro completo prima di decidere può partire dalla parodontologia a Montecatini Terme, dove la diagnosi precede sempre qualsiasi proposta di trattamento.
Prenota una visita parodontale allo studio di Montecatini Terme chiamando lo 0572-78502: il sondaggio completo permette di sapere quante tasche ci sono, quanto sono profonde e che tipo di terapia richiedono, prima ancora di parlare di interventi. Al termine riceverai un piano di cura scritto con le sedute previste.
Come si collega agli altri percorsi dello studio di Montecatini Terme
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Montecatini Terme. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
- Impianti dentali a Montecatini Terme
- Parodontologo a Montecatini Terme
- Dentista pediatrico a Montecatini Terme
- Tutte le aree cliniche dello studio di Montecatini Terme
Cosa dicono i pazienti di Montecatini Terme
“ Studio pulito e organizzato. Tutti bravissimi a partire dagli assistenti ai dottori. Menzione d’onore al dottor Pinochi che l’ho conosciuto prima in palestra e poi per passaparola; tutti ne hanno parlato sempre benissimo e non posso che unirmi anche io alle svariate persone che ne parlano bene! É stato veramente delicato in tutte le fasi. Non posso che consigliarvi questo studio! Consigliatissimi ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ ”
“ Sono stato per la prima volta in studio e devo dire che sono rimasto davvero contento e soddisfatto del lavoro svolto. Sono tutti super gentili e ti fanno sentire a tuo agio. Ti consigliano in maniera oggettiva e non per speculazione e tornaconti propri. Consiglio veramente! ”
“ Ho sempre avuto una forte paura del dentista, soprattutto dell’anestesia, al punto da rimandare spesso le cure. Questa volta però ho deciso di fidarmi… ed è stata la scelta migliore che potessi fare. Il dottore è stato straordinario!! estremamente professionale, delicato e capace di mettermi a mio agio fin dal primo momento. Durante tutto il trattamento mi sono sentita tranquilla e seguita, cosa per me davvero fondamentale. Un ringraziamento speciale va anche a Monica, che lavora nello studio: mi ha spiegato tutto in modo chiaro e preciso, con una dolcezza e una disponibilità rare. Mi ha trasmesso fiducia e serenità, aiutandomi a superare le mie paure. Non è facile per me dire queste cose, ma oggi posso dirlo con il cuore: se avete paura del dentista, questo è il posto giusto. Qui non troverete solo professionalità, ma anche umanità, attenzione e comprensione. ”
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Domande frequenti
Quando devo andare dal dentista se le gengive sanguinano da tempo?
Il sanguinamento che si ripete per settimane, anche solo passando il filo, indica un'infiammazione che non si è mai spenta. Non esiste una soglia di gravità da attendere: il momento clinicamente utile per una valutazione è prima che l'infiammazione superficiale diventi perdita di osso, perché quella parte non si recupera. Un sondaggio parodontale dura una decina di minuti e restituisce una mappa precisa della situazione, con la quale si decide se basta una manutenzione o serve una terapia.
La levigatura radicolare fa male?
Si esegue in anestesia locale, che serve a ridurre il fastidio durante la seduta: quello che si avverte più spesso è la pressione e la vibrazione degli strumenti. Nei giorni successivi le radici possono restare sensibili al freddo e le gengive un po' indolenzite: è un decorso che si attenua nell'arco di qualche settimana e che si gestisce con dentifrici specifici.
Se la terapia non chirurgica non basta, cosa succede?
Alla rivalutazione si identificano i singoli siti che non hanno risposto — di solito pochi, non tutta la bocca. Per quelli si valutano le opzioni successive, che possono includere una nuova strumentazione mirata o un approccio chirurgico. La decisione si prende sui numeri del sondaggio di controllo, dente per dente.
Ogni quanto devo tornare dopo aver finito la terapia?
La cadenza dipende dal rischio individuale: quanto tartaro produce quella bocca, se c'è fumo, se ci sono condizioni generali che pesano sul parodonto, quanto è stata profonda la malattia di partenza. In genere i richiami vanno da tre a sei mesi e vengono stabiliti alla fine del percorso, non a priori.
Il primo passo è la misurazione delle gengive.
La parodontite si ferma se la si misura in tempo: lo studio Adamanti di Montecatini Terme parte dal sondaggio completo e dal piano di mantenimento.
Prenota la valutazione parodontale oppure chiama lo 0572-78502: rispondiamo negli orari di apertura e ti diciamo subito le prime date disponibili.
Parlarci non
ti impegna.
- 1Sondaggio parodontale e radiografie
- 2Terapia iniziale e rivalutazione
- 3Mantenimento programmato
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