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Aggiornato il 19 settembre 2026
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Pagina: Ortodonzia a Lucca
- Che cos'è l'ortodonzia e di che cosa si occupa?
- Quando serve davvero un apparecchio ortodontico?
- A che età si inizia l'ortodonzia, nei bambini e negli adulti?
- Quali tipi di apparecchio esistono oggi?
- Come si svolge una cura di ortodonzia negli Studi Dentistici Adamanti?
- Quanto dura il trattamento e che cosa si sente durante?
- Quali sono i rischi dell'ortodonzia e quando non è la scelta giusta?
- Da che cosa dipende il costo dell'ortodonzia?
- Che cosa succede dopo la rimozione dell'apparecchio?
- Ortodonzia in Toscana: in quale sede degli Studi Dentistici Adamanti?
- Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
- Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
- Come si può pagare
- Domande frequenti
In sintesi
In questa pagina trovi che cos'è l'ortodonzia e perché i denti si muovono, quali sono i segnali che fanno pensare a una malocclusione, a che età conviene la prima visita per un bambino e cosa cambia negli adulti, quali apparecchi esistono oggi (fissi, mobili, allineatori trasparenti), come si svolge il percorso negli Studi Dentistici Adamanti, quanto dura e cosa si sente, i rischi e i casi in cui l'apparecchio non è la scelta giusta, da cosa dipende il costo e perché la contenzione finale è parte della cura. Testo scritto e revisionato dalla Dott.ssa Linda Da Mommio.
Che cos'è l'ortodonzia e di che cosa si occupa?
L'ortodonzia è la branca dell'odontoiatria che si occupa della posizione dei denti e del rapporto fra le due arcate: allinea i denti storti, chiude o apre gli spazi, guida i denti che non spuntano bene e corregge il modo in cui il morso combacia.
Il principio è semplice e insieme delicato: i denti si muovono perché l'osso si rimodella. Una forza leggera e continua applicata alla corona trasmette una pressione al legamento che circonda la radice; da un lato l'osso viene riassorbito, dall'altro ne viene depositato di nuovo, e il dente si sposta di frazioni di millimetro alla volta. È un processo biologico con i suoi tempi, che non si comprime a piacere: forze troppo forti non fanno correre il dente, lo espongono soltanto a più rischi.
Quello che l'odontoiatra che si occupa di ortodonzia guarda, però, non è solo la fila dei denti davanti allo specchio. Una malocclusione riguarda anche il rapporto fra mascella e mandibola, la linea mediana, il modo in cui i denti posteriori si incastrano e le funzioni che ci passano attraverso: masticare, deglutire, respirare, parlare. Denti molto affollati sono più difficili da pulire e possono favorire placca, carie e infiammazione gengivale; un morso sbilanciato può produrre usura irregolare degli smalti nel tempo. Non tutte le irregolarità vanno curate, ma vale la pena capire in quale categoria ricade la propria.
Quando serve davvero un apparecchio ortodontico?
Serve quando la posizione dei denti o il rapporto fra le arcate crea un problema funzionale, igienico o estetico che il paziente sente come tale, e che una cura può modificare in modo stabile. Fuori da questi casi, la scelta più saggia è spesso osservare e controllare.
Nella pratica quotidiana degli Studi Dentistici Adamanti i motivi che portano a una prima visita sono quasi sempre riconoscibili:
- Affollamento. I denti non hanno spazio, si accavallano, e le zone sovrapposte restano sporche anche dopo uno spazzolamento accurato.
- Spazi e diastemi. Uno spazio fra gli incisivi superiori o denti distanziati su tutta l'arcata, a volte legati a un frenulo o a denti mancanti.
- Denti superiori sporgenti. Gli incisivi che stanno molto in avanti sono più esposti ai traumi, soprattutto nei bambini che fanno sport.
- Morso profondo o morso aperto. I denti superiori coprono del tutto gli inferiori, oppure davanti resta una fessura anche a bocca chiusa.
- Morso incrociato. L'arcata superiore chiude dentro l'inferiore, da un lato o su entrambi, spesso con una deviazione della mandibola.
- Denti che non spuntano. Un canino incluso o un permanente che tarda oltre il previsto rispetto al suo omologo dell'altro lato.
- Abitudini e funzioni. Succhiamento del pollice protratto, respirazione prevalentemente orale, deglutizione con lingua fra i denti.
Nessuno di questi segni, da solo, è una diagnosi. Sono indizi che meritano una valutazione: a volte si scopre che la situazione è in evoluzione fisiologica e basta rivedersi fra sei mesi, altre volte si vede che aspettare rende il lavoro più lungo.
Ortodonzia negli studi Adamanti
Dal 1997 in Toscana
Denti affollati, morso che non chiude, un bambino che va controllato o un apparecchio che vorresti rifare: raccontaci la situazione e scegli la sede più comoda fra le sei in Toscana per una prima visita.
A che età si inizia l'ortodonzia, nei bambini e negli adulti?
L'ortodonzia non ha una sola età giusta: nei bambini la prima valutazione si colloca in genere intorno ai sei-sette anni, quando compaiono i primi molari e gli incisivi permanenti, mentre negli adulti non esiste un limite anagrafico, perché il dente si muove a qualsiasi età se i tessuti che lo sostengono sono sani.
La prima visita presto non significa apparecchio presto. Serve a distinguere ciò che si corregge da solo con la crescita da ciò che conviene intercettare. Le linee guida del Ministero della Salute per la promozione della salute orale in età evolutiva raccomandano controlli odontoiatrici periodici fin dai primi anni proprio per individuare per tempo carie e alterazioni dello sviluppo delle arcate. Su un punto specifico l'evidenza è più netta: una revisione sistematica Cochrane sul trattamento dei denti anteriori superiori prominenti nei bambini (Batista e colleghi, 2018) ha osservato che intervenire in età precoce, con un apparecchio funzionale o una trazione extraorale, riduce il rischio di trauma agli incisivi rispetto ad attendere l'adolescenza, pur senza vantaggi netti sul risultato finale dell'allineamento.
Negli adulti il quadro cambia in un aspetto decisivo: la crescita è finita, quindi le discrepanze fra le ossa non si possono più guidare, si possono solo compensare con la posizione dei denti o, nei casi importanti, affrontare con un percorso combinato che coinvolge la chirurgia. In compenso la collaborazione è di solito migliore. La condizione vera non è l'età, ma la salute di gengive e osso: un paziente con parodontite attiva va curato e stabilizzato prima, altrimenti lo spostamento dei denti si somma a un supporto già indebolito.
Quali tipi di apparecchio esistono oggi?
Esistono apparecchi fissi, apparecchi mobili e allineatori trasparenti, e ciascuno fa bene cose diverse: la scelta dipende dal tipo di movimento necessario, dall'età e dalla collaborazione del paziente, non dalla moda del momento.
Le famiglie principali sono queste:
- Apparecchio fisso. Piccoli attacchi incollati sui denti, in metallo o in ceramica di colore chiaro, uniti da un filo che viene cambiato e attivato nel tempo. È la soluzione più versatile per i movimenti complessi, perché lavora ventiquattro ore su ventiquattro senza dipendere dalla costanza di chi lo porta.
- Allineatori trasparenti. Una serie di mascherine removibili, sostituite a intervalli regolari, che spostano i denti per gradi. Sono discreti e si tolgono per mangiare e lavarsi i denti, ma funzionano solo se indossati per la gran parte della giornata: la responsabilità del risultato è in buona misura del paziente.
- Apparecchi mobili e funzionali. Usati soprattutto nei bambini in crescita per guidare il rapporto fra le arcate, per intercettare abitudini viziate o per espandere un palato stretto.
- Dispositivi ausiliari. Elastici, molle, mini-viti e altri accessori che si aggiungono a un apparecchio per ottenere movimenti specifici.
Negli Studi Dentistici Adamanti la conversazione su questo punto arriva sempre dopo la diagnosi, mai prima: capire che cosa va spostato e di quanto viene prima di decidere con che cosa farlo. Molti casi si possono affrontare con più di un sistema, e in quel caso la preferenza del paziente conta; altri hanno una sola strada tecnicamente sensata, ed è giusto dirlo con chiarezza invece di assecondare una richiesta che porterebbe a un risultato parziale.
Come si svolge una cura di ortodonzia negli Studi Dentistici Adamanti?
Comincia con una visita e con una raccolta di dati, prosegue con un piano scritto discusso prima di applicare qualsiasi apparecchio, e continua con controlli periodici fino alla contenzione finale.
Nella prima visita si ascolta il motivo che ha portato il paziente — un'estetica che non piace, un morso che non chiude, una segnalazione del pediatra o di un collega — e si esamina la bocca: denti presenti, igiene, gengive, funzione della masticazione, eventuali abitudini. Per progettare uno spostamento servono poi misure oggettive: impronte o modelli delle arcate, fotografie del viso e dei denti, e gli esami radiografici indicati dal caso, richiesti solo quando aggiungono informazioni utili alla decisione e mai per abitudine.
Da questi elementi nasce il piano: quali denti si muovono e in che direzione, se servono estrazioni o recuperi di spazio, quale apparecchio, quanti mesi si prevedono, quali sono le alternative e che cosa succede se non si fa nulla. Il piano viene consegnato per iscritto insieme al preventivo, così resta il tempo di leggerlo a casa e di tornare con le domande. La Dott.ssa Linda Da Mommio, che segue l'area ortodontica del gruppo, lavora su questo principio: nessun apparecchio si applica nella stessa seduta in cui il paziente lo sente nominare per la prima volta.
Prima di iniziare si mette in ordine la bocca: carie curate e igiene professionale, perché un apparecchio su denti non sani moltiplica i problemi. Poi si applica il dispositivo e si entra nella fase dei controlli, che scandiscono la cura per tutta la sua durata. Gli Studi Dentistici Adamanti sono sei in Toscana — Lucca, Empoli, Montecatini Terme, Pistoia, Pisa e Castelfranco di Sotto — e la sede si sceglie in base alla comodità, perché in ortodonzia la vicinanza pesa: una cura fatta di appuntamenti regolari funziona meglio se raggiungerli non è una spedizione.
Quanto dura il trattamento e che cosa si sente durante?
La durata dipende da quanto i denti devono muoversi: correzioni limitate possono chiudersi in pochi mesi, mentre un trattamento completo su entrambe le arcate richiede spesso da uno a due anni e mezzo, e le fasi intercettive nei bambini si misurano in mesi seguiti da periodi di sola osservazione.
Nessuna previsione è un cronometro. Il ritmo con cui l'osso si rimodella varia da persona a persona, un dente incluso allunga i tempi, un attacco che si stacca o un elastico portato a intermittenza li allungano ancora. È uno dei motivi per cui, negli Studi Dentistici Adamanti, la stima dei mesi viene sempre accompagnata dalle condizioni che la rendono realistica.
Quanto alle sensazioni: nei primi giorni dopo l'applicazione e dopo ogni attivazione è normale un indolenzimento diffuso, una sensazione di denti che non mordono bene e qualche difficoltà a masticare cibi duri; con l'apparecchio fisso le guance e le labbra possono irritarsi finché i tessuti non si abituano, e la cera protettiva aiuta in quella fase. Il fastidio tende a ridursi nell'arco di pochi giorni. Antibiotici o antinfiammatori, se servono, li prescrive il medico dopo la visita.
Durante la cura due abitudini fanno la differenza. L'igiene. Con l'apparecchio fisso il tempo dedicato allo spazzolino va aumentato e vanno usati gli strumenti indicati per pulire intorno agli attacchi, perché la placca che resta ferma sullo smalto lascia segni. La dieta. Cibi molto duri o appiccicosi staccano gli attacchi e allungano i tempi; tagliare mele e carote invece di morderle risolve gran parte del problema.
Quali sono i rischi dell'ortodonzia e quando non è la scelta giusta?
I rischi principali sono le decalcificazioni dello smalto legate alla placca, l'infiammazione gengivale, il riassorbimento delle radici, il disagio nelle prime fasi e la recidiva se la contenzione non viene rispettata; sono in gran parte prevenibili, ma vanno conosciuti prima di iniziare.
Le macchie bianche intorno agli attacchi non sono un effetto dell'apparecchio in sé, ma della placca che vi ristagna: compaiono in chi non riesce a pulire bene e possono restare visibili anche dopo la rimozione. Il riassorbimento delle radici è un accorciamento della parte del dente immersa nell'osso, rilevabile alle radiografie: nella maggior parte dei casi è modesto e senza conseguenze cliniche, più raramente è importante, ed è una delle ragioni per cui si usano forze leggere e si controlla il percorso lungo la strada. La recidiva, cioè la tendenza dei denti a tornare verso la posizione di partenza, è la regola biologica, non l'eccezione.
Ci sono poi situazioni in cui un apparecchio non è la risposta giusta, almeno non subito. Se le gengive sanguinano e c'è una parodontite in corso, la priorità è quella, e lo spostamento dei denti si valuta dopo. Se il problema percepito riguarda solo la forma, il colore o piccoli difetti dei denti anteriori, altre strade odontoiatriche possono essere più brevi e vanno considerate prima. Se la discrepanza fra le ossa in un adulto è marcata, l'apparecchio da solo può migliorare l'allineamento ma non l'equilibrio dei mascellari, e il percorso combinato con la chirurgia va spiegato onestamente. Se infine la collaborazione prevedibile è scarsa — allineatori portati poche ore, controlli saltati — iniziare significa esporsi a un risultato parziale. La soluzione meno invasiva viene sempre prima, e ogni caso va valutato in visita.
Da che cosa dipende il costo dell'ortodonzia?
Dipende dalla complessità del caso, dal tipo di apparecchio, dalla durata prevista e dal numero di controlli, dagli esami necessari, dalle eventuali cure da fare prima di iniziare e dalla contenzione finale: per questo non esiste un prezzo unico, ma un preventivo costruito sul singolo paziente.
Un allineamento limitato su pochi denti e una correzione che coinvolge entrambe le arcate per due anni sono lavori diversi per impegno clinico, materiali e numero di sedute, e il costo segue quella differenza. Incidono anche elementi meno visibili: la necessità di dispositivi ausiliari, la gestione di un dente incluso, la collaborazione con altri ambiti dell'odontoiatria quando il caso lo richiede.
Negli Studi Dentistici Adamanti il preventivo è scritto e viene consegnato dopo la visita e la raccolta degli esami, con le voci elencate e la durata stimata: è l'unico modo serio per rispondere alla domanda «quanto costa», perché una cifra detta al telefono, senza aver visto la bocca, non è un'informazione ma un'ipotesi. La stessa logica vale per il confronto fra due preventivi: si confrontano i piani, non i totali, perché ciò che è compreso cambia tutto.
Che cosa succede dopo la rimozione dell'apparecchio?
Comincia la contenzione, cioè la fase che serve a mantenere i denti nella nuova posizione mentre osso, gengive e fibre elastiche si riorganizzano: senza di essa il rischio che i denti si spostino di nuovo è concreto.
La contenzione si realizza con un filo sottile incollato dietro i denti anteriori, con una mascherina trasparente da portare secondo le indicazioni ricevute, oppure con entrambe le soluzioni insieme. La durata non è breve per definizione: una revisione sistematica Cochrane sulle procedure di contenzione dopo il trattamento ortodontico (Littlewood e colleghi) ha concluso che le prove disponibili non permettono di indicare un metodo nettamente superiore agli altri, e che la stabilità nel tempo resta un obiettivo da presidiare con i controlli più che con una sola scelta tecnica.
Nei mesi e negli anni successivi restano utili tre abitudini: controllare periodicamente l'integrità del filo di contenzione, che può staccarsi senza che ce ne si accorga; mantenere l'igiene professionale con la frequenza indicata, perché la zona dietro gli incisivi con il filo trattiene più tartaro; segnalare subito qualsiasi cambiamento percepito nel morso. Negli Studi Dentistici Adamanti la fine dell'apparecchio non coincide con la fine del rapporto: i richiami servono proprio a intercettare un piccolo spostamento quando è ancora piccolo. Il passo iniziale, in ogni caso, resta una visita in cui guardare la situazione reale e metterla nero su bianco.
Ortodonzia in Toscana: in quale sede degli Studi Dentistici Adamanti?
Gli Studi Dentistici Adamanti hanno sei sedi in Toscana: Lucca, Empoli, Montecatini Terme, Pistoia, Pisa e Castelfranco di Sotto. Le pagine di città spiegano come si organizza la visita nella sede più comoda e come si prenota: Ortodonzia a Lucca, Ortodonzia a Empoli, Ortodonzia a Montecatini Terme, Ortodonzia a Pistoia, Ortodonzia a Pisa, Ortodonzia a Castelfranco di Sotto.
Direttore sanitario degli Studi Dentistici Adamanti: Dott. Roberto Guazzetti. Orari di apertura: lun-ven 9:00-19:00.
Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
Questa è la pagina nazionale del percorso «Ortodonzia» degli Studi Dentistici Adamanti: qui trovi l'area clinica e la pagina di ogni città, con la stessa cura raccontata dallo studio che la esegue.
- L'area clinica: Ortodonzia
- Ortodonzia a Lucca
- Ortodonzia a Empoli
- Ortodonzia a Montecatini Terme
- Ortodonzia a Pistoia
- Ortodonzia a Pisa
- Ortodonzia a Castelfranco di Sotto
- Tutte le aree cliniche degli studi Adamanti
Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
“ Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti! ” — Pistoia
“ La bravura del dottor Palla é imparagonabile. L'ho conosciuto un paio di anni fa, per mia grande fortuna. Per errore di un dentista di un altro ambulatorio ero in una situazione difficile da mesi, ho girato 6 - 7 ambulatori, anche quelli più rinomati di Pisa e dintorni, nessun dottore era disposto ad aiutarmi, hanno detto che non é possibile... Dr. Palla invece ha detto, facciamolo, e il lavoro é venuto benissimo. Non ho sentito nulla, durante il lavoro, e quando il dottore dopo un oretta di lavoro ha detto "va bene per oggi abbiamo finito",non volevo alzarmi dalla poltrona! Gliel'ho chiesto, se possiamo fare ancora qualcos'altro, dall'altra parte della bocca, l'altro dente, e lui mi ha accontentato. Ringrazio a Edoardo e a tutto lo staff per la gentilezza. Ambulatorio nuovo, molto bello, bravo Antonio che esegue le pulizie denti, la Silvia, le segretarie ed assistenti. ” — Pisa
“ Personale professionalmente molto qualificato, gentilissimo e disponibilissimo. Sono a Lucca da soli 3 anni e sono felice di aver trovato una clinica dentaria super qualificata. Grazie anche alle signorine della reception, sorridenti e gentili. ” — Lucca
Leggi le 1.015 recensioni Google dei 6 studi Adamanti.
Come si può pagare
Al termine della prima visita ricevi un preventivo scritto, con il dettaglio di ogni fase. Per i percorsi più impegnativi lo studio di Adamanti consente di concordare pagamenti dilazionati nel tempo: se ne parla apertamente prima di iniziare, così la decisione la prendi conoscendo tempi e importi.
Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi secondo la normativa vigente.
Domande frequenti
A che età va fatta la prima visita ortodontica di un bambino?
In genere intorno ai sei-sette anni, quando spuntano i primi molari permanenti e gli incisivi: è il momento in cui si vedono lo spazio disponibile e i rapporti fra le arcate. Non significa mettere un apparecchio subito. Nella maggior parte dei casi si programmano controlli periodici e si interviene solo se qualcosa non evolve come dovrebbe.
L'apparecchio fa male?
Nei primi giorni dopo l'applicazione e dopo ogni attivazione è comune un indolenzimento dei denti e una masticazione meno efficace, che di solito si attenua nell'arco di pochi giorni. Con l'apparecchio fisso guance e labbra possono irritarsi finché i tessuti non si abituano. Se dopo la visita servono farmaci, li prescrive il medico; la cera protettiva aiuta nelle prime settimane.
Quanto dura un trattamento ortodontico in un adulto?
Dipende dai movimenti necessari. Correzioni limitate su pochi denti possono richiedere alcuni mesi, mentre un riallineamento completo di entrambe le arcate richiede spesso da uno a due anni e mezzo. Nell'adulto la crescita è terminata, quindi alcune discrepanze si compensano invece di correggerle. La stima realistica dei mesi si può dare solo dopo la visita e gli esami.
Gli allineatori trasparenti funzionano come l'apparecchio fisso?
Sono efficaci in molte situazioni, ma non in tutte: alcuni movimenti complessi si controllano meglio con gli attacchi fissi. La differenza decisiva è la collaborazione, perché le mascherine vanno indossate per la gran parte della giornata e si tolgono solo per mangiare e lavarsi i denti. Quale dei due sistemi sia adatto al tuo caso si stabilisce dopo la diagnosi.
Posso fare ortodonzia se ho le gengive infiammate o la parodontite?
Prima si cura la gengiva, poi si valuta lo spostamento dei denti. Muovere denti sostenuti da un osso in fase di perdita attiva può peggiorare la situazione, mentre una parodontite trattata e stabilizzata, con igiene e controlli regolari, in molti casi consente un trattamento ortodontico pianificato con forze leggere. La valutazione va fatta in visita, con radiografie e sondaggio parodontale.
Ogni quanto si fanno i controlli durante la cura?
Gli appuntamenti sono periodici e distribuiti lungo tutto il trattamento: servono ad attivare l'apparecchio, verificare che i denti si stiano muovendo come previsto e correggere la rotta in tempo. La frequenza cambia in base al tipo di dispositivo e alla fase della cura, e viene indicata nel piano consegnato all'inizio. Saltare i controlli allunga i tempi complessivi.
I denti tornano storti dopo aver tolto l'apparecchio?
Possono farlo se la contenzione non viene rispettata: la tendenza dei denti a spostarsi verso la posizione precedente è un fenomeno biologico noto, non un errore. Per questo dopo la rimozione si applica un filo incollato dietro i denti anteriori o si consegna una mascherina da portare secondo le indicazioni ricevute, con controlli nel tempo per verificare che tutto sia integro.
Bisogna estrarre dei denti per raddrizzare gli altri?
Non sempre. L'estrazione si considera quando lo spazio nell'arcata è insufficiente e non è recuperabile con altri mezzi, oppure quando la posizione dei denti anteriori richiede un arretramento. È una decisione che si prende sulle misure, non a occhio, e va discussa insieme alle alternative prima di iniziare. Il piano scritto deve indicare chiaramente se è prevista e perché.
Si può mettere l'apparecchio se ho corone, ponti o impianti?
Spesso sì, con qualche accorgimento. Gli attacchi si incollano in modo diverso sulla ceramica rispetto allo smalto naturale, e gli impianti non si spostano perché sono saldati all'osso: vanno quindi usati come punti fermi e non come denti da muovere. La presenza di lavori protesici va valutata all'inizio, perché può influire sul piano e sui tempi.
Come si lavano i denti con l'apparecchio fisso?
Serve più tempo e serve metodo: spazzolare intorno a ogni attacco, sopra e sotto il filo, e usare gli strumenti indicati per passare negli spazi fra i denti. La placca che ristagna intorno agli attacchi può lasciare macchie bianche permanenti sullo smalto. Le istruzioni pratiche vengono date alla consegna dell'apparecchio e riprese ai controlli di igiene.
Quali cibi bisogna evitare con l'apparecchio fisso?
Vanno evitati i cibi molto duri da mordere direttamente, come croste rigide, frutta secca o ghiaccio, e quelli appiccicosi che tirano gli attacchi. Non è una dieta: basta tagliare a pezzi mele, carote e panini invece di addentarli. Un attacco staccato non è un'emergenza, ma va risegnalato e riparato, perché nel frattempo il dente smette di muoversi.
Quanto costa l'ortodonzia negli Studi Dentistici Adamanti?
Non esiste una cifra valida per tutti, perché il costo dipende dal tipo di apparecchio, dalla complessità del caso, dalla durata prevista, dagli esami e dalle cure necessarie prima di iniziare. Dopo la visita e la raccolta dei dati viene consegnato un preventivo scritto con le voci dettagliate e la durata stimata, da leggere con calma prima di decidere.
Si può iniziare una cura ortodontica in gravidanza?
Va valutato caso per caso insieme al ginecologo che segue la gravidanza. Lo spostamento dei denti in sé non è controindicato, ma in questo periodo le gengive sono più reattive alla placca e si tende a rimandare gli esami radiografici non indispensabili. Spesso la scelta più ragionevole è concentrarsi sull'igiene e programmare l'inizio del trattamento dopo il parto.
Che differenza c'è tra apparecchio fisso e apparecchio mobile?
L'apparecchio fisso è incollato ai denti e lavora in modo continuo, indipendentemente dalla volontà del paziente: è il più versatile per i movimenti precisi. Quello mobile si toglie e si rimette, viene usato soprattutto nei bambini in crescita per guidare le arcate o correggere abitudini, e la sua efficacia dipende dalle ore in cui viene effettivamente indossato.
Raddrizzare i denti non è un'operazione di facciata: è un lavoro sull'osso, sul morso e sulle abitudini di ogni giorno, che si progetta prima di cominciare.
Se un apparecchio serva davvero nel tuo caso, quale tipo, con quali tempi e con quali alternative, si stabilisce in visita: con le radiografie davanti, le arcate misurate e un piano scritto da leggere con calma a casa.
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