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Aggiornato il 14 settembre 2026
Lettura: 8 min
Articolo: Parodontologia
- Cosa perde esattamente un dente malato
- Perché non fa male: tre motivi sovrapposti
- I segnali che ci sono, ma non sembrano segnali
- Il tempo lavora contro, ma non allo stesso modo per tutti
- Cosa vede un controllo che tu non puoi vedere
- Come si svolge la valutazione nello studio di Montecatini Terme
- Come si collega agli altri percorsi dello studio di Montecatini Terme
- Cosa dicono i pazienti di Montecatini Terme
- Domande frequenti
In sintesi
L'osso che regge i denti se ne va senza dolore, un decimo di millimetro alla volta. Perché non te ne accorgi e cosa intercetta un controllo periodico. In questa pagina: cosa perde esattamente un dente malato; perché non fa male: tre motivi sovrapposti; i segnali che ci sono, ma non sembrano segnali; il tempo lavora contro, ma non allo stesso modo per tutti. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti di Montecatini Terme ti riceve dal lunedì al venerdì: chiama lo 0572-78502 e ti richiamiamo per la visita.
La parodontite non curata consuma l'osso che tiene i denti dentro le mascelle, e lo fa senza dolore. Non perché sia una malattia benigna, ma perché l'osso alveolare non ha recettori del dolore utilizzabili e perché la velocità del processo è talmente bassa — frazioni di millimetro all'anno — che nessun corpo la registra come un evento. Quando compare il primo sintomo evidente, un dente che si muove, la parte più consistente del danno è già alle spalle. Nelle fasi iniziali è una malattia che, nella maggior parte dei casi, si scopre solo andandola a cercare.
Sono il Dott. Andrea Di Stefano, mi occupo di parodontologia nello studio La Scala di Via Tripoli 22, in centro a Montecatini Terme, a pochi passi dagli stabilimenti termali. Ricevo pazienti da tutta la Valdinievole — Monsummano, Pieve a Nievole, Pescia, Buggiano, Massa e Cozzile, Ponte Buggianese — e la frase che si ripete più spesso davanti alle radiografie è: "ma io non ho mai sentito niente". È vero. Non c'era niente da sentire.
Questo articolo prova a spiegare perché.
Cosa perde esattamente un dente malato
Un dente non sta nella mascella come un chiodo nel muro. Sta dentro una cavità di osso, l'alveolo, e tra la radice e la parete dell'alveolo c'è uno strato sottilissimo di fibre — il legamento parodontale — che lo sospende, lo ammortizza e lo tiene in posizione.
Quel sistema regge finché regge l'osso attorno. Nella parodontite i batteri organizzati nel biofilm sottogengivale innescano un'infiammazione cronica, e l'infiammazione attiva le cellule che demoliscono il tessuto osseo. Il riassorbimento supera la ricostruzione. Il livello dell'osso scende lungo la radice, un poco per volta, e con lui scendono i punti dove il legamento si aggancia.
Il dente resta identico. Non si scurisce, non si scheggia, non fa male al freddo. Perde soltanto la parte di sé che nessuno può vedere.
Perché non fa male: tre motivi sovrapposti
Primo: nel punto in cui avviene il danno non c'è sensibilità dolorifica sfruttabile. Il dolore dentale che conosciamo — quello della carie profonda, quello dell'ascesso — nasce dalla polpa infiammata dentro il dente o da una raccolta di pus sotto pressione. Nella parodontite cronica il processo si svolge nell'osso e nei tessuti di sostegno, dove non esiste un segnale equivalente. Il corpo non ha un modo per dirtelo.
Secondo: la velocità è troppo bassa. La perdita di attacco in una parodontite non trattata procede mediamente per frazioni di millimetro all'anno, con periodi di attività alternati a fasi di quiete. Nessun sistema di allarme biologico è tarato su variazioni di quell'ordine. Se un dente perdesse tre millimetri di supporto in una settimana te ne accorgeresti; perderli in dodici anni equivale a non perderli, dal punto di vista della percezione.
Terzo: l'adattamento cancella il confronto. La masticazione si riorganizza da sola sui denti che tengono meglio. Si sposta il lato preferito, si evita inconsciamente il molare che risponde in modo strano, si abbandonano certi cibi. Tutto questo accade senza una decisione, e toglie il termine di paragone: non ricordi come masticavi cinque anni fa, quindi non hai niente da confrontare.
Il risultato è una malattia che scorre per anni sotto la soglia dell'attenzione. E che nel frattempo non è affatto rara: l'analisi del Global Burden of Disease condotta da Chen e colleghi (2021) stima 1,1 miliardi di casi di parodontite severa nel mondo nel 2019, con una prevalenza standardizzata in aumento rispetto al 1990.
Perdita di osso da parodontite
Da 25 anni a Montecatini Terme
Gengive che sanguinano o denti che si muovono? Lascia nome e telefono: ti richiamiamo per una valutazione parodontale.
I segnali che ci sono, ma non sembrano segnali
Il silenzio non è totale. È che le cose che si vedono non hanno l'aspetto di un problema osseo.
- Sanguinamento saltuario durante lo spazzolamento, magari solo in un punto e solo in certi periodi. Viene attribuito allo spazzolino nuovo o alla mano pesante.
- Gengive che si ritirano e denti che sembrano più lunghi. Passa per invecchiamento normale.
- Alito che ritorna poche ore dopo aver lavato i denti, indipendentemente dal dentifricio.
- Spazi che si aprono tra i denti anteriori, o un incisivo che si sposta leggermente in avanti dopo decenni in cui era fermo.
- Sensibilità al freddo su superfici di radice rimaste scoperte.
- Un dente che "risponde" in modo diverso mordendo qualcosa di duro, senza dolore vero.
Nessuno di questi punti manda qualcuno dal dentista di corsa. Presi insieme, e messi in fila su alcuni anni, raccontano una storia precisa.
Il tempo lavora contro, ma non allo stesso modo per tutti
Lo studio più lungo che abbiamo sull'evoluzione spontanea della malattia ha seguito per quarant'anni un gruppo di lavoratori senza accesso alle cure odontoiatriche. Ramseier e colleghi (2017) hanno riesaminato nel 2010 i soggetti valutati per la prima volta nel 1970: la perdita di denti attribuibile alla parodontite variava da 0 a 28 denti, con una media di 13. Quattro persone non avevano perso nulla, dodici erano completamente edentule.
Due dati di quel lavoro contano più degli altri. Il primo è che la variabilità individuale è enorme: la stessa malattia, senza cure, produce esiti opposti a seconda della risposta biologica, del fumo e della quantità di tartaro. Il secondo è che una perdita media di attacco inferiore a 1,81 mm all'età di trent'anni era il valore che meglio distingueva chi sarebbe arrivato a sessant'anni con almeno venti denti. Gli autori concludono che trattare la parodontite in fase iniziale, insieme al controllo del tartaro, della placca e della gengivite, è ciò che ne previene la progressione. Ne parliamo in parodontite e perdita dei denti: si può prevenire?.
Detto in modo diretto: la differenza non la fa la gravità del punto di partenza, la fa il momento in cui qualcuno interviene.
Sull'altro versante, quello di chi le cure le riceve, il lavoro di Axelsson, Nyström e Lindhe (2004) ha seguito per trent'anni adulti inseriti in un programma di controllo della placca con richiami professionali. Perdita di denti e perdita di attacco sono rimaste molto contenute lungo tutto il periodo, con la maggior parte dei soggetti che ha mantenuto la dentatura sostanzialmente stabile. Non è un risultato ottenuto con una tecnologia particolare: è ottenuto con la regolarità.
Cosa vede un controllo che tu non puoi vedere
Ecco il punto pratico. La perdita ossea non è visibile allo specchio, non si tocca con la lingua, non produce un segno riconoscibile. Si misura, e servono due strumenti diversi.
Il primo è la sonda parodontale: una sondina millimetrata e smussata che scende nel solco tra dente e gengiva in sei punti attorno a ogni dente. Dice quanto è profonda la tasca in quel punto preciso e se il fondo sanguina, cioè se l'infiammazione è ancora attiva. È una mappa, non un'impressione.
Il secondo sono le radiografie, che mostrano dove è arrivato il livello osseo rispetto alla lunghezza della radice. Le due letture non si sostituiscono a vicenda: Graetz e colleghi (2014), confrontando sondaggio e radiografie con quello che si osserva realmente durante la chirurgia, hanno documentato che ciascun metodo da solo sbaglia in una quota rilevante di casi, e che nei difetti più complessi — lo spazio tra le radici dei molari — i due esami vanno usati insieme.
Un controllo periodico serve esattamente a questo. Non a "vedere se c'è qualcosa che fa male": a registrare numeri e confrontarli con quelli della volta prima. Due millimetri in più su un singolo dente, in una bocca che non dà alcun fastidio, sono l'informazione che cambia il percorso — e sono invisibili a chiunque non li stia misurando.
C'è un aspetto che vale la pena chiarire perché genera aspettative sbagliate: l'osso già riassorbito non torna spontaneamente. Si può fermare la progressione in qualunque fase, e in situazioni selezionate si può lavorare per rigenerare parte del difetto, ma il livello raggiunto diventa il punto di partenza da cui si riparte. È il motivo per cui il valore del controllo è tutto nel momento in cui lo si fa, non in quanto è approfondito.
Come si svolge la valutazione nello studio di Montecatini Terme
Nello studio La Scala di Via Tripoli 22, in centro a Montecatini Terme, la parte parodontologica è seguita da me sotto la direzione sanitaria del Dott. Luca La Scala. La valutazione dello stato di salute delle gengive comincia sempre allo stesso modo: sondaggio completo in sei punti per dente, registrazione del sanguinamento e lettura radiografica del livello osseo. I numeri restano in cartella, così alla visita successiva si confronta invece di ricominciare da capo.
Dove la lettura bidimensionale non basta — un difetto osseo profondo attorno a una radice, una forcazione dubbia, una valutazione in vista di un impianto — si valuta in visita se è indicato un esame tridimensionale come la TAC cone beam, mentre nei casi più semplici il punto di partenza resta la radiografia panoramica a Montecatini Terme. Chi entra in un percorso di cura della parodontite a Montecatini Terme riceve prima di iniziare un piano di cura scritto con il preventivo; per chi lo chiede sono disponibili formule di pagamento rateale, definite in sede insieme al preventivo stesso.
Sulla logistica, che pesa più di quanto sembri quando si arriva da fuori Montecatini: lo studio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19. Al telefono la segretaria può fissare l'appuntamento in giornata.
Prenota una valutazione dello stato delle gengive chiamando lo 0572-78502: il sondaggio completo e la lettura radiografica dicono quanto supporto osseo c'è oggi attorno a ogni dente e se il processo è ancora attivo. Al termine ricevi il quadro scritto, con i valori misurati e le indicazioni cliniche che ne derivano.
Come si collega agli altri percorsi dello studio di Montecatini Terme
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Montecatini Terme. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
- Impianti dentali a Montecatini Terme
- Parodontologo a Montecatini Terme
- Dentista pediatrico a Montecatini Terme
- Tutte le aree cliniche dello studio di Montecatini Terme
Cosa dicono i pazienti di Montecatini Terme
“ Studio pulito e organizzato. Tutti bravissimi a partire dagli assistenti ai dottori. Menzione d’onore al dottor Pinochi che l’ho conosciuto prima in palestra e poi per passaparola; tutti ne hanno parlato sempre benissimo e non posso che unirmi anche io alle svariate persone che ne parlano bene! É stato veramente delicato in tutte le fasi. Non posso che consigliarvi questo studio! Consigliatissimi ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ ”
“ Sono stato per la prima volta in studio e devo dire che sono rimasto davvero contento e soddisfatto del lavoro svolto. Sono tutti super gentili e ti fanno sentire a tuo agio. Ti consigliano in maniera oggettiva e non per speculazione e tornaconti propri. Consiglio veramente! ”
“ Ho sempre avuto una forte paura del dentista, soprattutto dell’anestesia, al punto da rimandare spesso le cure. Questa volta però ho deciso di fidarmi… ed è stata la scelta migliore che potessi fare. Il dottore è stato straordinario!! estremamente professionale, delicato e capace di mettermi a mio agio fin dal primo momento. Durante tutto il trattamento mi sono sentita tranquilla e seguita, cosa per me davvero fondamentale. Un ringraziamento speciale va anche a Monica, che lavora nello studio: mi ha spiegato tutto in modo chiaro e preciso, con una dolcezza e una disponibilità rare. Mi ha trasmesso fiducia e serenità, aiutandomi a superare le mie paure. Non è facile per me dire queste cose, ma oggi posso dirlo con il cuore: se avete paura del dentista, questo è il posto giusto. Qui non troverete solo professionalità, ma anche umanità, attenzione e comprensione. ”
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Domande frequenti
Quando devo andare dal dentista se non ho alcun sintomo alle gengive?
L'assenza di sintomi non è un dato clinico, perché la perdita ossea da parodontite decorre senza dolore. Il riferimento ragionevole per un adulto è un controllo annuale con sondaggio parodontale, che si accorcia in presenza di fattori di rischio come il fumo, il diabete o una familiarità per la malattia. Il momento clinicamente utile per una valutazione è prima che il quadro cambi: se il sondaggio risulta nella norma, hai un punto di partenza scritto con cui confrontare le misurazioni future; se invece emergono tasche attive, si interviene su un osso ancora in larga parte al suo posto.
Se l'osso si è già ritirato, si può ricostruire?
L'osso perso non ricresce da solo e nella maggior parte dei casi non si recupera del tutto. La priorità clinica è fermare la progressione: è l'obiettivo della terapia a ogni stadio, e quanto lo si raggiunge dipende dalla risposta alle cure e dalla regolarità dei controlli successivi. In difetti ossei di forma favorevole esistono tecniche rigenerative che permettono di recuperare una parte del supporto, ma l'indicazione si valuta caso per caso sulla base della morfologia del difetto e della risposta alla terapia iniziale.
Le radiografie da sole bastano a capire quanto osso ho perso?
Danno metà dell'informazione. Mostrano il livello osseo, ma non dicono se l'infiammazione è attiva in quel momento, e su certe zone — in particolare tra le radici dei molari — tendono a sottostimare o sovrastimare l'estensione reale del difetto. Per questo la lettura radiografica va sempre affiancata al sondaggio, che misura la profondità e rileva il sanguinamento punto per punto.
Perdo osso anche se mi lavo bene i denti?
Lo spazzolino e il filo controllano la placca sopra il margine gengivale e per pochi millimetri sotto. Nelle tasche più profonde il biofilm resta fuori portata, per quanto accurata sia l'igiene domiciliare, ed è esattamente lì che l'infiammazione mantiene il riassorbimento osseo. È il motivo per cui in una parodontite già instaurata l'igiene a casa da sola non basta a fermare il processo, pur restando indispensabile.
Il primo passo è la misurazione delle gengive.
La parodontite si ferma se la si misura in tempo: lo studio Adamanti di Montecatini Terme parte dal sondaggio completo e dal piano di mantenimento.
Prenota la valutazione parodontale oppure chiama lo 0572-78502: rispondiamo negli orari di apertura e ti diciamo subito le prime date disponibili.
Parlarci non
ti impegna.
- 1Sondaggio parodontale e radiografie
- 2Terapia iniziale e rivalutazione
- 3Mantenimento programmato
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