Specialista parodontite a Montecatini Terme: cura gengive
Cura della parodontite e delle gengive ritirate a Montecatini Terme: terapia non chirurgica, chirurgia e mantenimento nel tempo. Valuta con La Scala.

Se ne accorge quasi sempre qualcun altro, prima di lei. Una foto in cui i denti davanti sembrano più lunghi di com'erano. Uno spazio nuovo tra i due incisivi, dove prima non passava nulla. Lei, intanto, un dettaglio l'aveva già notato: un filo di rosa sullo spazzolino, la mattina, ogni tanto. Niente di che, si era detta. È così che la parodontite si presenta nello studio di Montecatini Terme: quasi mai con il dolore, quasi sempre con un particolare che non torna più.
Un filo di sangue non è mai «niente di che»
Una gengiva sana non sanguina. Non quando si spazzola, non quando si usa il filo, non quando si morde una mela. Se sanguina, sotto c'è un'infiammazione, e l'infiammazione ha un motivo: batteri organizzati in placca sotto il bordo gengivale, dove lo spazzolino non arriva.
Finché resta in superficie si chiama gengivite ed è reversibile. Quando l'infiammazione scende lungo la radice e comincia a consumare l'osso che tiene fermo il dente, il nome cambia: parodontite. I nonni la chiamavano piorrea. Il meccanismo è lo stesso di allora, ma oggi sappiamo diagnosticarla presto e trattarla con protocolli precisi.
Il problema è che tutto questo avviene in silenzio. L'osso si riduce millimetro dopo millimetro senza dare dolore. Per anni. Il fumo, poi, complica le cose due volte: accelera la malattia e nasconde il sanguinamento, cioè proprio il segnale che spinge le persone a farsi vedere.
Il riferimento per le gengive in Via Tripoli
Nello studio La Scala di Montecatini Terme, in Via Tripoli 22, la parodontologia è seguita dal Dott. Andrea Di Stefano, all'interno di una struttura diretta dal Dott. Luca La Scala, Direttore Sanitario della sede. Significa una cosa concreta: la persona che misura le sue gengive alla prima visita è la stessa che imposta la terapia, la esegue e la controlla nel tempo.
Lo studio è in centro, a pochi passi dagli stabilimenti termali. Molti pazienti parodontali arrivano dal resto della Valdinievole — Monsummano Terme, Pieve a Nievole, Pescia, Buggiano — perché la vicinanza alla stazione e all'uscita A11 rende gestibili anche percorsi che richiedono più sedute ravvicinate.
Prima si misura, poi si decide
La diagnosi parodontale non si fa a occhio. Si fa con una sonda millimetrata che scorre delicatamente tra dente e gengiva, in sei punti per ogni dente, e dice quanto è profondo il solco. Fino a 3 millimetri va bene. Oltre, si parla di tasca: uno spazio dove i batteri vivono indisturbati.
A queste misure si aggiungono le radiografie, che mostrano quanto osso c'è ancora attorno a ogni radice. Ne esce una fotografia completa e onesta della bocca, dente per dente. Alcuni denti stanno bene. Altri hanno perso sostegno ma si possono trattare. Qualcuno, a volte, ha una prognosi compromessa: se è così, glielo diciamo subito, con le misure alla mano, non a metà percorso.
Da questa mappa nasce il piano di cura scritto. Prima di iniziare qualunque terapia, lei sa esattamente cosa verrà fatto, in quante sedute e con quali obiettivi.
Pulire dove lo spazzolino non è mai arrivato
La prima fase della cura è meccanica, e funziona proprio per questo. In anestesia locale, con strumenti a ultrasuoni e strumenti manuali sottili, si rimuovono placca e tartaro dalle radici, fino al fondo delle tasche. Si procede per zone, di solito in due-quattro appuntamenti. Non è un'igiene "più energica": è un lavoro diverso, che agisce sotto la gengiva, dove la malattia vive.
Nei casi selezionati, il Dott. Di Stefano affianca alla strumentazione il laser, che aiuta a ridurre la carica batterica nelle tasche più profonde. È un supporto, non una scorciatoia: nessun laser sostituisce la pulizia meccanica delle radici.
C'è poi la parte che tocca a lei. Scovolini della misura giusta, tecnica di spazzolamento corretta, eventualmente l'irrigatore. Le mostriamo tutto sulla sua bocca, non su un modello. Senza questa metà del lavoro, la terapia in studio rende molto meno.
Dopo circa due mesi si rimisura ogni punto. I numeri, confrontati con quelli iniziali, dicono se la malattia si è spenta o se qualche zona resiste.
E se qualche tasca non guarisce?
Succede, soprattutto nei punti dove la perdita d'osso era più avanzata. In questi casi si valuta un piccolo intervento in anestesia locale: aprire la gengiva quel tanto che serve per pulire la radice sotto controllo visivo diretto e, quando la forma del difetto osseo lo consente, stimolare la ricrescita del tessuto perduto con biomateriali dedicati.
Va detto con chiarezza: non tutti i difetti si possono rigenerare. La possibilità dipende dall'anatomia del danno, e si stabilisce caso per caso. Per le gengive ritirate che scoprono la radice esistono invece tecniche di innesto che possono ricoprirla, con benefici sia sulla sensibilità sia sull'aspetto.
La partita vera si gioca ai richiami
La parodontite è una malattia cronica: si controlla, non si cancella. Chi finisce la terapia e sparisce per tre anni, molto spesso torna al punto di partenza. Chi rispetta i richiami — in genere ogni tre o quattro mesi, secondo il rischio individuale — mantiene i risultati per decenni.
Il richiamo non è una semplice pulizia. È una seduta di igiene professionale nella sede di Montecatini unita a un controllo delle misure: se una tasca si riattiva, la si intercetta quando è ancora un problema piccolo. È il motivo per cui i pazienti in mantenimento perdono molti meno denti di chi si cura a intermittenza.
Prenota una valutazione parodontale nello studio La Scala di Montecatini Terme: un sondaggio completo delle gengive e le radiografie necessarie permettono di sapere con precisione come stanno i suoi denti e di ricevere un piano di cura scritto, prima di qualsiasi decisione.
Domande frequenti
Ho le gengive ritirate: a Montecatini Terme si può fare qualcosa?
Dipende dalla causa e da quanto tessuto resta. Se la recessione deriva dalla parodontite, la priorità è fermare la malattia; poi si valuta se la radice esposta possa essere ricoperta con un innesto di tessuto. Se invece dipende da uno spazzolamento troppo aggressivo, spesso basta correggere la tecnica e trattare i punti più sensibili. La risposta seria arriva dopo la misurazione, non prima.
Ho 60 anni e la parodontite da tempo: vale ancora la pena curarla?
Sì, ed è proprio la fascia d'età in cui il trattamento cambia di più le prospettive. Fermare la perdita d'osso oggi significa conservare denti naturali negli anni in cui masticare bene conta di più. Anche quando alcuni denti non sono recuperabili, stabilizzare gli altri rende ogni soluzione successiva più semplice e più duratura.
Vengo da Pescia: quante volte dovrò tornare in studio?
Il percorso tipico prevede la visita con sondaggio, due-quattro sedute di terapia, una rivalutazione dopo circa due mesi e poi i richiami periodici. Per chi arriva da fuori Montecatini organizziamo il calendario raggruppando le zone da trattare, così da ridurre il numero di viaggi senza comprimere la qualità delle sedute.
Le gengive mi sanguinano solo ogni tanto: è urgente fare una visita?
Il sanguinamento saltuario è spesso il primo e unico segnale visibile di un'infiammazione che lavora sotto la superficie, e la perdita d'osso che ne deriva non si recupera da sola. Il momento giusto per un controllo è adesso, non quando i denti cominciano a muoversi: un sondaggio parodontale chiarisce in una seduta se si tratta di gengivite semplice o di qualcosa che merita una terapia, e le dà un quadro scritto su cui decidere.


