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Aggiornato il 5 settembre 2026
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Servizio: Impianti dentali (implantologia)
- Cosa sono gli impianti dentali e come funzionano?
- Quando servono gli impianti dentali e quando no?
- Come si svolge l'intervento di implantologia, passo per passo?
- Quanto tempo ci vuole per un impianto dentale, dalla visita alla corona?
- Fa male mettere un impianto dentale? Cosa si sente dopo?
- Quanto costano gli impianti dentali in Italia?
- Quali sono i rischi e le controindicazioni degli impianti dentali?
- Quali alternative esistono agli impianti dentali?
- Come si mantengono gli impianti dentali negli anni?
- Dove fare gli impianti dentali in Toscana?
- Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
- Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
- Come si può pagare
- Domande frequenti
In sintesi
In questa pagina trovi cosa sono gli impianti dentali e come funziona la vite in titanio, quando servono e quando conviene aspettare, come si svolge l'intervento fase per fase, quanto tempo passa dalla visita alla corona, cosa si sente dopo, le forbici di costo in Italia, rischi e controindicazioni (compreso il cosiddetto rigetto), le alternative come ponte e protesi mobile, il mantenimento negli anni e dove fare gli impianti negli studi Adamanti in Toscana, con il Dott. Luca La Scala.
Cosa sono gli impianti dentali e come funzionano?
Gli impianti dentali sono radici artificiali in titanio che si inseriscono nell'osso della mascella o della mandibola per sostenere un dente nuovo, e funzionano perché l'osso si salda alla loro superficie in un processo chiamato osteointegrazione.
Un impianto dentale completo è fatto di tre parti. La vite in titanio, detta anche fixture, è la parte che sta dentro l'osso e fa il lavoro della radice; il moncone (abutment) è il connettore che attraversa la gengiva; la corona, che molti chiamano capsula, è il dente visibile, in ceramica o zirconia, modellato su colore e forma dei denti vicini. Quando mancano più denti la stessa logica regge un ponte su impianti; quando manca un'arcata intera, quattro o sei viti possono sostenere una protesi fissa avvitata.
Il titanio è il materiale di riferimento dell'implantologia da decenni perché è biocompatibile: l'organismo non lo tratta come un corpo estraneo. Nelle settimane dopo l'inserimento le cellule ossee crescono a contatto con la superficie della vite fino a bloccarla; da quel momento l'impianto trasmette all'osso le forze della masticazione, come una radice naturale. È anche il motivo per cui l'osso intorno a un impianto tende a conservarsi, mentre sotto uno spazio vuoto o una dentiera mobile si riassorbe lentamente.
Quando servono gli impianti dentali e quando no?
Gli impianti dentali servono quando manca un dente, più denti o un'arcata intera e si vuole una soluzione fissa che non coinvolga i denti vicini; non servono, o vanno rimandati, quando il dente si può ancora salvare, quando c'è una parodontite attiva o quando le condizioni generali non permettono una chirurgia prevedibile.
Le situazioni tipiche sono tre. Il dente singolo perso per carie, frattura o estrazione: l'impianto lo sostituisce senza limare i denti accanto, come richiederebbe un ponte tradizionale. Più denti mancanti nella stessa zona: due o tre impianti possono reggere un ponte su impianti. L'arcata completa senza denti, o con denti ormai compromessi: qui entrano i protocolli con protesi fissa su quattro o più impianti, conosciuti come All on 4 o All on Four, che nel linguaggio dei pazienti diventano «denti fissi» o «dentiera fissa».
Ci sono poi i casi in cui l'impianto non è la prima scelta. Un dente con la radice integra e una carie profonda può spesso essere curato e ricostruito: conservare il dente naturale, quando ha una prognosi buona, resta preferibile. Una parodontite attiva va trattata prima: inserire una vite accanto a gengive infiammate significa esporla da subito ai batteri che le hanno causate. Nei ragazzi si aspetta la fine della crescita ossea, di solito dopo i 18-20 anni.
Nella mia esperienza la domanda utile non è «posso mettere un impianto?» ma «è la soluzione con il rapporto più favorevole tra beneficio, invasività e durata per questa bocca?». La risposta si costruisce sugli esami.
Impianti dentali negli studi Adamanti
Dal 1997 in Toscana
Un dente mancante, più denti persi o una dentiera che non regge più: raccontaci la situazione e scegli la sede più comoda tra le sei in Toscana per una visita con esami e piano scritto.
Come si svolge l'intervento di implantologia, passo per passo?
L'intervento di implantologia si svolge in ambulatorio, in anestesia locale, e consiste nel preparare un alloggiamento nell'osso e inserirvi la vite in titanio nella posizione decisa in fase di progetto: tutto ciò che conta viene stabilito prima, sulle immagini.
Prima della chirurgia c'è la fase diagnostica: visita, radiografia panoramica e, quando serve misurare l'osso in tre dimensioni, la TAC cone beam (CBCT). Su queste immagini si valutano altezza, spessore e densità della cresta ossea, la distanza da nervi e seni mascellari, la posizione dei denti vicini. Il risultato è un piano scritto: quanti impianti, dove, con quale protesi, in quanti passaggi. Negli studi Adamanti il piano si legge a casa: nessuna scelta in poltrona.
Il giorno dell'intervento la sequenza è la stessa per uno o più impianti: anestesia locale, apertura della gengiva, preparazione del sito con frese di diametro crescente, inserimento della vite, sutura. In alcuni casi la vite viene lasciata coperta dalla gengiva per il periodo di guarigione; in altri sporge una piccola vite di guarigione. Quando l'impianto raggiunge in sala una stabilità primaria sufficiente si può montare subito una protesi provvisoria: è il carico immediato, che si decide sui valori misurati durante l'intervento, non in anticipo.
Esistono varianti: l'impianto post-estrattivo, inserito nell'alveolo del dente appena tolto quando le pareti ossee sono integre; il rialzo del seno mascellare o gli innesti d'osso quando il volume non basta, che aggiungono una fase e alcuni mesi. A guarigione avvenuta si avvita il moncone, si prende l'impronta e il laboratorio realizza la corona: la consegna chiude la fase chirurgica e apre quella del mantenimento.
Quanto tempo ci vuole per un impianto dentale, dalla visita alla corona?
Dalla prima visita alla corona finale passano in genere da tre a sei mesi per un impianto standard; il tempo si allunga fino a nove-dodici mesi se serve prima una rigenerazione ossea, e si accorcia sul fronte dei denti provvisori quando è possibile il carico immediato.
Le tappe, con i tempi medi:
- Diagnosi e piano: una o due sedute, con panoramica e, se indicata, CBCT.
- Chirurgia: un appuntamento; più impianti nella stessa seduta allungano l'appuntamento, non il numero di interventi.
- Osteointegrazione: circa due-tre mesi nella mandibola, tre-sei nella mascella superiore, dove l'osso è meno denso.
- Fase protesica: due-tre sedute tra impronta, prova e consegna della corona.
Il carico immediato non accorcia l'osteointegrazione: accorcia il tempo senza denti. La protesi provvisoria viene montata entro poche ore o pochi giorni e la vite guarisce sotto un carico controllato; la protesi finale arriva comunque a integrazione completata. È indicato quando stabilità primaria e qualità dell'osso lo permettono, per questo è più frequente sulle arcate complete che sul singolo dente posteriore.
Fa male mettere un impianto dentale? Cosa si sente dopo?
L'intervento si esegue in anestesia locale, quindi durante la seduta si avvertono pressione e vibrazione più che dolore; nei giorni successivi sono normali gonfiore, un fastidio contenuto e qualche livido, che in genere si risolvono entro una settimana.
Il decorso post operatorio è di solito più semplice di quello di un'estrazione difficile. Il gonfiore raggiunge il massimo al secondo-terzo giorno e poi scende; il fastidio si controlla con quanto indicato per iscritto dopo la chirurgia: antibiotici o antinfiammatori, se servono, li prescrive il medico dopo la visita. Ghiaccio a intervalli nelle prime ore, dieta morbida e tiepida per qualche giorno, spazzolamento delicato lontano dalla sutura e niente fumo sono le regole che fanno la differenza.
La sutura viene rimossa dopo circa sette-dieci giorni; con la vite coperta non si sente quasi nulla, con una protesi provvisoria si mastica con carichi ridotti. Un dolore che aumenta dopo il terzo giorno, la febbre o un gonfiore che non scende sono segnali da riferire subito, senza aspettare il controllo.
Per chi vive la chirurgia con ansia esistono strumenti come la sedazione cosciente, che si valutano in visita, non il giorno dell'intervento. Dopo la consegna della corona l'adattamento richiede qualche settimana: lingua e morso si abituano a una forma nuova, e un contatto leggermente alto si rifinisce al controllo.
Quanto costano gli impianti dentali in Italia?
In Italia un impianto dentale singolo completo di corona costa mediamente da 1.200 a 3.000 euro, secondo i tariffari pubblicati da studi e portali di settore, mentre una riabilitazione di arcata completa su quattro-sei impianti si colloca in genere tra 8.000 e 20.000 euro per arcata: sono forbici di mercato, non prezzi degli studi Adamanti.
Le differenze così ampie dipendono da voci che si conoscono solo dopo gli esami: numero di impianti, tipo di vite, eventuale rigenerazione ossea o rialzo del seno, materiale della corona (metallo-ceramica, ceramica integrale, zirconia), protesi provvisoria del carico immediato, esami radiografici e controlli. Due persone con lo stesso dente mancante possono ricevere preventivi diversi perché hanno un osso diverso.
Per questo il costo del tuo caso non lo trovi in questa pagina né al telefono, ma nel preventivo scritto che segue la visita e gli esami, voce per voce. Un impianto è soprattutto un progetto, e il costo di una vite fallita supera sempre quello di una diagnosi fatta con calma.
Quali sono i rischi e le controindicazioni degli impianti dentali?
I rischi principali sono la mancata osteointegrazione, la perimplantite e le complicanze chirurgiche legate a nervi e seni mascellari; le controindicazioni assolute sono poche, mentre fumo, diabete non compensato, parodontite e alcune terapie sono fattori da gestire, non porte chiuse.
Il cosiddetto rigetto dell'impianto dentale non è un rigetto: il titanio non provoca una reazione immunitaria come un organo trapiantato. Quando un impianto «viene rigettato» in realtà non si è osteointegrato: l'osso non lo ha bloccato, la vite è mobile e va rimossa. Succede in una piccola percentuale di casi, più spesso nei fumatori o in presenza di infezione o carico precoce; in molti casi, dopo la guarigione, si può inserire un nuovo impianto.
La perimplantite è l'infezione dei tessuti intorno all'impianto, l'equivalente della parodontite per il dente naturale: placca e tartaro si accumulano sul colletto, la gengiva si infiamma, l'osso si riassorbe e l'impianto perde sostegno. È il rischio principale a lungo termine e dipende quasi interamente dall'igiene domiciliare e dai richiami. Tra le complicanze chirurgiche, rare con una pianificazione tridimensionale, ci sono il contatto con il nervo alveolare inferiore e la perforazione del seno mascellare.
Le controindicazioni si dividono in tre gruppi:
- Assolute, poche: patologie sistemiche gravi non controllate o alcune terapie in corso che compromettono la guarigione dell'osso; si valutano insieme al medico curante.
- Fattori di rischio da gestire: fumo, diabete non compensato, parodontite attiva, bruxismo intenso, alcuni farmaci per l'osso. Non chiudono la porta, ma cambiano tempi, controlli e prudenza del piano.
- Osso insufficiente: non è una controindicazione ma una fase in più (rialzo del seno, innesti) o una scelta diversa di impianti, decisa sulla CBCT.
Quali alternative esistono agli impianti dentali?
Le alternative agli impianti dentali sono il ponte su denti naturali, la protesi mobile parziale o totale e, quando il dente non è ancora perso, la cura conservativa che lo salva; ognuna scambia qualcosa: invasività sui denti vicini, stabilità o conservazione dell'osso.
Il ponte tradizionale si appoggia sui due denti che circondano lo spazio, che vengono limati e incapsulati per fare da pilastri. È più rapido e non chirurgico, ma sacrifica smalto sano e non stimola l'osso sotto il dente mancante, che continua a riassorbirsi. Ha senso quando i denti pilastro sono già compromessi o incapsulati, o quando la chirurgia è controindicata.
La protesi mobile, parziale con ganci o totale (la dentiera), è la soluzione meno invasiva e più economica. I limiti li conosce chi la porta: si muove, copre il palato, richiede adesivi e accelera il riassorbimento dell'osso su cui si appoggia. Le due strade si incontrano nella protesi su impianti: una dentiera agganciata a due-quattro impianti (overdenture) o una protesi fissa avvitata, i «denti fissi» che tanti cercano dopo anni di dentiera mobile.
Prima di parlare di impianto va sempre verificato se il dente si può salvare con una cura canalare e una corona. In visita le opzioni si mettono una accanto all'altra sullo stesso esame, con pro, contro, tempi e durata prevista di ciascuna.
Come si mantengono gli impianti dentali negli anni?
Gli impianti dentali si mantengono con la pulizia quotidiana di spazzolino, scovolini e filo interdentale intorno al colletto, con sedute di igiene professionale periodiche e con controlli radiografici a intervalli stabiliti: con questa routine la maggior parte degli impianti supera i dieci-quindici anni di servizio.
A casa la differenza la fanno gli spazi tra impianto e gengiva, dove lo spazzolino non arriva: scovolini della misura giusta, filo specifico per impianti o idropulsore. Le protesi avvitate su più impianti hanno passaggi sotto la struttura da pulire ogni giorno; l'igienista insegna il gesto e lo ripete ai richiami.
In studio la pulizia degli impianti si fa con strumenti che non rigano il titanio, di norma ogni quattro-sei mesi secondo il rischio individuale. Ai controlli si verificano la tenuta delle viti protesiche, l'assenza di sanguinamento al sondaggio e, con una radiografia periodica, il livello dell'osso. Il fumo resta il fattore che più incide negli anni.
Una corona può usurarsi dopo anni e si sostituisce senza toccare l'impianto; una vite di connessione può allentarsi e si riavvita. Sono manutenzioni ordinarie, non fallimenti: la perdita dell'impianto per perimplantite è quasi sempre preceduta da segnali che i richiami intercettano in tempo.
Dove fare gli impianti dentali in Toscana?
Gli Studi Dentistici Adamanti eseguono gli impianti dentali in sei sedi in Toscana, a Lucca, Empoli, Montecatini Terme, Pistoia, Pisa e Castelfranco di Sotto, con lo stesso percorso: visita con esami, piano scritto, chirurgia, protesi e richiami nella stessa struttura.
Scegliere la sede è una questione di comodità, e negli impianti la comodità conta: tra visita, intervento, controlli e richiami gli appuntamenti sono molti, e una sede vicina a casa o al lavoro rende sostenibile il mantenimento. La pagina di ogni città racconta la sede, chi ci lavora e come arrivare:
- Impianti dentali a Lucca, per Lucca e la Piana.
- Impianti dentali a Empoli, per l'Empolese Valdelsa.
- Impianti dentali a Montecatini Terme, per la Valdinievole.
- Impianti dentali a Pistoia, per Pistoia e la sua provincia.
- Impianti dentali a Pisa, per Pisa e il litorale.
- Impianti dentali a Castelfranco di Sotto, per il Valdarno inferiore.
Il Dott. Luca La Scala, che firma questa pagina, si occupa di implantologia negli studi Adamanti; l'area clinica è descritta nella pagina dell'implantologia e nella pagina delle sedi trovi indirizzi e orari di apertura. La valutazione, in ogni sede, comincia allo stesso modo: una visita, una radiografia e un piano scritto da leggere a casa.
Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
Questa è la pagina nazionale del percorso «Implantologia» degli Studi Dentistici Adamanti: qui trovi l'area clinica e la pagina di ogni città, con la stessa cura raccontata dallo studio che la esegue.
- L'area clinica: Implantologia
- Impianti dentali a Lucca
- Impianti dentali a Empoli
- Impianti dentali a Montecatini Terme
- Impianti dentali a Pistoia
- Impianti dentali a Pisa
- Impianti dentali a Castelfranco di Sotto
- Tutte le aree cliniche degli studi Adamanti
Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
“ Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti! ” — Pistoia
“ La bravura del dottor Palla é imparagonabile. L'ho conosciuto un paio di anni fa, per mia grande fortuna. Per errore di un dentista di un altro ambulatorio ero in una situazione difficile da mesi, ho girato 6 - 7 ambulatori, anche quelli più rinomati di Pisa e dintorni, nessun dottore era disposto ad aiutarmi, hanno detto che non é possibile... Dr. Palla invece ha detto, facciamolo, e il lavoro é venuto benissimo. Non ho sentito nulla, durante il lavoro, e quando il dottore dopo un oretta di lavoro ha detto "va bene per oggi abbiamo finito",non volevo alzarmi dalla poltrona! Gliel'ho chiesto, se possiamo fare ancora qualcos'altro, dall'altra parte della bocca, l'altro dente, e lui mi ha accontentato. Ringrazio a Edoardo e a tutto lo staff per la gentilezza. Ambulatorio nuovo, molto bello, bravo Antonio che esegue le pulizie denti, la Silvia, le segretarie ed assistenti. ” — Pisa
“ Personale professionalmente molto qualificato, gentilissimo e disponibilissimo. Sono a Lucca da soli 3 anni e sono felice di aver trovato una clinica dentaria super qualificata. Grazie anche alle signorine della reception, sorridenti e gentili. ” — Lucca
Leggi le 1.015 recensioni Google dei 6 studi Adamanti.
Come si può pagare
Al termine della prima visita ricevi un preventivo scritto, con il dettaglio di ogni fase. Per i percorsi più impegnativi lo studio di Adamanti consente di concordare pagamenti dilazionati nel tempo: se ne parla apertamente prima di iniziare, così la decisione la prendi conoscendo tempi e importi.
Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi secondo la normativa vigente.
Domande frequenti
Qual è l'età minima per mettere un impianto dentale?
Si aspetta la fine della crescita ossea, in genere dopo i 18-20 anni, perché un impianto inserito prima resterebbe fermo mentre l'osso intorno continua a svilupparsi. Non esiste invece un'età massima: contano la salute generale e la qualità dell'osso, non gli anni. Nel frattempo un dente mancante in un ragazzo si gestisce con soluzioni provvisorie, da valutare in visita.
Posso mettere gli impianti dentali se ho il diabete?
In molti casi sì, a condizione che il diabete sia compensato. Una glicemia non controllata rallenta la guarigione dei tessuti e aumenta il rischio di infezione e di mancata osteointegrazione. Per questo la condizione va dichiarata in anamnesi e, se serve, si coordina il percorso con il medico curante prima della chirurgia.
Fumare compromette gli impianti dentali?
Il fumo non impedisce l'intervento, ma è il fattore di rischio più documentato per la mancata integrazione e per la perimplantite negli anni, perché riduce l'afflusso di sangue ai tessuti intorno alla vite. Sospenderlo nelle settimane che precedono e seguono la chirurgia è una delle scelte più incisive che il paziente possa fare. In visita si valuta il caso con realismo, senza escludere a priori.
Con l'osteoporosi si possono mettere gli impianti?
L'osteoporosi in sé non è una controindicazione assoluta: l'osso dei mascellari può integrare un impianto anche in chi ne soffre. Vanno però considerate con attenzione alcune terapie per l'osso, che possono interferire con la guarigione: per questo è indispensabile portare in visita l'elenco dei farmaci assunti. La decisione si prende caso per caso, spesso confrontandosi con il medico che segue la terapia.
Quanto dura un impianto dentale?
Con una buona igiene e richiami regolari, la maggior parte degli impianti supera i dieci-quindici anni di servizio e molti restano in funzione per tutta la vita. La corona sopra l'impianto può invece usurarsi e va sostituita dopo anni senza toccare la vite. Ciò che accorcia la durata è quasi sempre la perimplantite, che si previene con la pulizia quotidiana e i controlli.
Ho poco osso: posso comunque mettere gli impianti dentali?
Spesso sì. Quando il dente manca da anni l'osso si è ridotto, ma esistono impianti corti, stretti o inclinati che sfruttano il volume residuo, oppure tecniche di rigenerazione come il rialzo del seno mascellare nell'arcata superiore e gli innesti nella mandibola, che aggiungono alcuni mesi al percorso. È la TAC cone beam a dire quale strada è percorribile, misurando altezza e spessore della cresta.
Serve sempre la TAC cone beam prima di un impianto?
Non sempre, ma nella maggior parte dei casi è raccomandata. La panoramica mostra l'osso in due dimensioni; la CBCT lo mostra in tre, con la distanza da nervi e seni mascellari, e permette di progettare la posizione della vite prima dell'intervento. Si prescrive quando aggiunge informazioni utili alla sicurezza e alla precisione, non di routine.
Ho paura dell'intervento: si può fare in sedazione cosciente?
La sedazione cosciente è una possibilità che esiste per chi vive la chirurgia con ansia: si resta svegli e collaboranti, ma rilassati, sempre insieme all'anestesia locale. Se sia indicata nel tuo caso e come organizzarla va deciso in visita, con anticipo, non il giorno dell'intervento. La prima visita è comunque solo diagnostica: nessuna procedura chirurgica.
Cosa si può mangiare dopo un impianto dentale?
Nei primi giorni cibi morbidi e tiepidi, evitando il lato operato: yogurt, purè, pesce, uova, pasta ben cotta. Vanno evitati cibi molto caldi, duri o con semi che possono infilarsi nella sutura, e anche alcol e fumo. Dopo circa una settimana si torna gradualmente a una dieta normale, seguendo le indicazioni scritte ricevute dopo l'intervento.
Quanti impianti servono per un'arcata completa?
In genere da quattro a sei impianti per sostenere una protesi fissa avvitata di un'arcata intera; il protocollo All on 4 ne usa quattro, di cui due inclinati per sfruttare l'osso disponibile. Con due-quattro impianti si può invece stabilizzare una dentiera che rimane rimovibile (overdenture). Il numero dipende dall'osso residuo, dalla sua distribuzione e dal tipo di protesi scelta, e si decide sulla CBCT.
Meglio un impianto o un ponte?
Dipende dai denti che circondano lo spazio. Se sono sani, l'impianto li lascia intatti e conserva l'osso, mentre il ponte richiede di limarli per farne i pilastri. Se sono già incapsulati o compromessi, o se la chirurgia è controindicata, il ponte può essere la scelta più ragionevole. Il confronto si fa in visita sullo stesso esame, con tempi e durata prevista di entrambe le soluzioni.
Cos'è il rigetto dell'impianto dentale?
Il termine è improprio: il titanio non provoca una reazione immunitaria come un organo trapiantato. Quello che i pazienti chiamano rigetto è una mancata osteointegrazione: l'osso non ha bloccato la vite, che resta mobile e va rimossa. Succede in una piccola percentuale di casi, più spesso in presenza di fumo, infezione o carico precoce, e in molti casi si può inserire un nuovo impianto dopo la guarigione.
Un impianto fallito si può rimettere?
Spesso sì, ma prima serve capire perché è fallito: infezione, osso insufficiente, carico eccessivo, protesi non pulibile. Rimossa la vite e guarito il sito, in molti casi si può inserire un nuovo impianto, a volte dopo una rigenerazione. La valutazione parte dalla storia del caso e da esami aggiornati, con tempi realistici messi per iscritto.
Si può mettere l'impianto lo stesso giorno dell'estrazione negli studi Adamanti?
Sì, si chiama impianto post-estrattivo: la vite viene inserita subito nell'alveolo del dente appena tolto. È possibile quando le pareti ossee sono integre e non c'è un'infezione attiva; in caso contrario si aspetta la guarigione dell'alveolo, di solito qualche mese. Per questo conviene fare la visita implantologica prima dell'estrazione, non dopo.
Gli impianti dentali sono un progetto prima che un intervento: osso, salute generale e aspettative si misurano, non si immaginano.
Se l'impianto sia la soluzione giusta per il tuo caso, con quali tempi e con quali alternative, lo si stabilisce in visita, con una radiografia davanti e un piano scritto da leggere a casa.
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