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Aggiornato il 13 settembre 2026
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Articolo: Implantologia
- Il protocollo in due fasi: cosa succede davvero
- Il carico immediato: un solo intervento, e un dente lo stesso giorno
- Cosa deve avere l'osso perché il carico immediato sia valutabile
- I casi in cui a Pistoia si valuta più spesso
- Quando le due fasi restano la scelta corretta
- Come si decide, in pratica
- Come si collega agli altri percorsi dello studio di Pistoia
- Cosa dicono i pazienti di Pistoia
- Domande frequenti
In sintesi
Il carico immediato non si applica a tutti i casi: cosa lo separa dal protocollo in due fasi e quali condizioni ossee valuta il Dott. Palandri a Pistoia. In questa pagina: il protocollo in due fasi: cosa succede davvero; il carico immediato: un solo intervento, e un dente lo stesso giorno; cosa deve avere l'osso perché il carico immediato sia valutabile; i casi in cui a pistoia si valuta più spesso. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti di Pistoia ti riceve dal lunedì al venerdì: chiama lo 0573-32937 e ti richiamiamo per la visita.
Tra l'impianto a carico immediato e l'impianto tradizionale non cambia la vite in titanio, né il tempo che l'osso impiega a saldarsi. Cambia il numero di interventi chirurgici e il momento in cui il paziente torna ad avere un dente visibile. Il protocollo classico prevede due fasi distinte, separate da mesi di guarigione sotto gengiva. Il carico immediato le comprime in una, ma solo quando l'osso offre una presa meccanica sufficiente fin dal primo giorno.
Chi arriva nello studio di Pistoia per un impianto raramente conosce questa differenza. Sa che esistono "impianti veloci" e "impianti normali", e spesso ha sentito raccontare esperienze contrastanti da amici o parenti: uno è uscito con il dente lo stesso pomeriggio, un altro ha aspettato cinque mesi. Entrambi hanno ricevuto un trattamento corretto. La differenza non stava nella bravura del chirurgo né nel tipo di impianto, ma in quello che l'osso permetteva di fare in quel momento.
Il protocollo in due fasi: cosa succede davvero
L'implantologia tradizionale si chiama "a due fasi" per un motivo letterale: prevede due momenti chirurgici, non uno.
Nella prima fase il dentista inserisce la vite in titanio nell'osso, poi la copre completamente richiudendo la gengiva sopra. L'impianto resta sommerso, invisibile, protetto da ogni contatto con il cavo orale. In questa condizione l'osso lavora indisturbato: le cellule ossee colonizzano progressivamente la superficie ruvida del titanio finché la vite non risulta fisicamente incorporata nel tessuto. È l'osseointegrazione, e richiede in genere dai tre ai sei mesi a seconda della sede e della densità ossea.
Nella seconda fase, a guarigione avvenuta, serve un piccolo intervento aggiuntivo per riaprire la gengiva e scoprire la testa dell'impianto. Al suo posto viene avvitata una vite di guarigione, che modella i tessuti molli attorno al futuro dente per due o tre settimane. Solo dopo si prende l'impronta e si costruisce la corona definitiva.
Il conto complessivo per il paziente è quindi: due sedute chirurgiche, una lunga attesa in mezzo, e per tutto quel periodo uno spazio vuoto o una protesi mobile provvisoria appoggiata sulla gengiva.
Esiste anche una variante a fase unica, in cui l'impianto viene lasciato affiorare dalla gengiva fin da subito con la vite di guarigione già montata, evitando la seconda chirurgia. Anche in questo caso, però, sopra non viene messo nulla che assomigli a un dente: l'attesa dell'osseointegrazione resta identica. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sul Journal of Clinical Periodontology ha confrontato guarigione sommersa e non sommersa senza rilevare differenze significative nei tassi di fallimento implantare precoce e tardivo tra i due approcci: la scelta tra sommergere o meno l'impianto risponde a esigenze cliniche del caso, non a una superiorità di uno dei due metodi.
Il carico immediato: un solo intervento, e un dente lo stesso giorno
Il carico immediato non accorcia l'osseointegrazione. Nessuna tecnica lo fa, e chi sostiene il contrario sta descrivendo qualcosa che la biologia non prevede.
Quello che cambia è cosa il paziente porta in bocca durante l'attesa. Nello stesso intervento in cui viene inserita la vite, sopra l'impianto viene avvitata una corona provvisoria costruita su misura, modellata volutamente fuori dai contatti masticatori più forti. L'osso continua a guarire ai suoi ritmi, con il dente già al posto giusto. La corona definitiva in ceramica arriva a integrazione completata, esattamente come nel protocollo classico.
Il vantaggio non è quindi la velocità della guarigione, ma tre cose concrete:
- Un solo intervento chirurgico invece di due
- Nessun periodo con un vuoto visibile o una protesi mobile
- La gengiva che si modella subito attorno a un profilo di emergenza definito, invece di riorganizzarsi in un secondo momento
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sull'International Journal of Oral & Maxillofacial Implants ha messo a confronto i protocolli di carico su corone implantari singole, riportando risultati di sopravvivenza confrontabili tra carico immediato, precoce e convenzionale quando la selezione dei casi rispetta i criteri clinici previsti. La condizione, come sempre in questo campo, sta tutta nella selezione.
Carico Immediato o Due Fasi
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Cosa deve avere l'osso perché il carico immediato sia valutabile
Perché una corona provvisoria possa essere avvitata subito, l'impianto deve restare fermo nell'osso prima ancora che inizi qualsiasi saldatura biologica. Questa tenuta puramente meccanica dipende da caratteristiche dell'osso che si valutano prima con la diagnostica e si confermano in sala.
Gli elementi che il Dott. Pietro Palandri, direttore sanitario dello studio di Pistoia e responsabile dell'area implantologica e chirurgica, considera in questa valutazione sono:
- La densità del tessuto osseo nel sito: un osso compatto offre una presa immediata che un osso poroso non garantisce
- L'altezza e lo spessore della cresta ossea residua, misurati sul volume reale e non stimati da una radiografia piana
- La distanza dalle strutture anatomiche vicine, il nervo alveolare inferiore in mandibola e il pavimento del seno mascellare nell'arcata superiore
- Lo stato dei tessuti molli e della gengiva cheratinizzata attorno al sito
- L'assenza di infezione attiva nella zona da trattare
- L'occlusione complessiva della persona, perché un morso molto forte o un serramento notturno cambiano le forze che il provvisorio dovrà sopportare
Questi dati emergono dalla TAC cone beam, disponibile direttamente in sede a Pistoia: pochi secondi di esame restituiscono un modello tridimensionale dell'osso nel punto esatto in cui l'impianto andrà inserito. Da lì si capisce se il caso è un candidato probabile. La conferma definitiva, però, arriva solo quando la vite è fisicamente in sede e la sua tenuta viene misurata durante l'intervento.
Chi sa già di avere poco osso, magari per una diagnosi ricevuta anni fa altrove, trova un quadro più completo delle opzioni disponibili nell'approfondimento sugli impianti con osso scarso a Pistoia, rigenerazione ossea guidata compresa.
I casi in cui a Pistoia si valuta più spesso
Non esiste un profilo unico di paziente per cui il carico immediato è indicato, ma alcune situazioni ricorrono più delle altre nello studio di Via N. Machiavelli 27.
- Il dente anteriore da sostituire. È il caso in cui l'assenza si vede parlando e sorridendo. Se la zona non ha subito riassorbimenti importanti, l'osso della zona frontale spesso offre le condizioni per un provvisorio immediato.
- L'impianto post-estrattivo. Quando il dente da rimuovere ha ancora un alveolo integro attorno, in casi selezionati l'impianto può essere inserito nella stessa seduta dell'estrazione.
- L'arcata completa senza denti. È lo scenario in cui il carico immediato viene usato più di frequente: gli impianti, collegati tra loro da una struttura provvisoria unica, si sostengono a vicenda e le forze si distribuiscono su più punti invece che su un pilastro solo.
- La sostituzione di una protesi mobile mal tollerata. Chi convive da anni con una dentiera che si muove arriva spesso proprio per questo, e il percorso va costruito valutando quanto osso è rimasto dopo anni di riassorbimento.
Il percorso completo, passo per passo, dalla diagnosi alla consegna del provvisorio, è descritto nella pagina dedicata all'implantologia a carico immediato a Pistoia.
Quando le due fasi restano la scelta corretta
Rimandare il carico non è un ripiego, e conviene dirlo chiaramente perché molti pazienti lo vivono come una bocciatura.
Il protocollo differito è la strada indicata quando la tenuta misurata in sala resta sotto la soglia utile, quando l'osso è stato ricostruito da poco con un innesto e ha bisogno di maturare, quando il bruxismo non è ancora gestito con una protezione notturna, quando un diabete non compensato o un consumo di sigarette non ridotto rallentano la guarigione dei tessuti. In tutte queste situazioni l'impianto viene comunque inserito e integrato: cambia solo il mese in cui riceve la corona.
Uno studio clinico randomizzato pubblicato nel 2025 sull'International Journal of Implant Dentistry ha confrontato carico precoce e carico convenzionale su impianti posizionati con chirurgia guidata in siti molari, senza differenze rilevanti negli esiti clinici tra i due gruppi. Tradotto per il paziente: la data della corona non determina la tenuta dell'impianto negli anni successivi.
Come si decide, in pratica
Nello studio Palandri e Spinicci di Pistoia il percorso segue sempre lo stesso ordine: anamnesi generale, esame clinico, TAC cone beam in sede, e infine un piano di cura scritto che indica quale dei due protocolli è compatibile con quel caso, con le fasi e i tempi previsti. Il preventivo è scritto e comprende, se richieste, le formule di rateizzazione, definite in sede insieme al paziente.
Un dettaglio pratico che pesa per chi arriva da Quarrata, Agliana, Montale o Serravalle Pistoiese: al telefono la segreteria fissa spesso l'appuntamento in giornata. Ad agosto lo studio resta aperto con gli orari abituali, dal lunedì al venerdì con orario continuato.
Prenota una valutazione implantologica nello studio Palandri e Spinicci di Pistoia allo 0573-32937: con l'esame clinico e la TAC cone beam saprai se il tuo caso è compatibile con il carico immediato o se il protocollo in due fasi è la strada più indicata, con un piano di cura scritto e tempi definiti.
Come si collega agli altri percorsi dello studio di Pistoia
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Pistoia. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
- Impianti dentali a Pistoia
- Parodontologo a Pistoia
- Dentista pediatrico a Pistoia
- Tutte le aree cliniche dello studio di Pistoia
Cosa dicono i pazienti di Pistoia
“ Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti! ”
“ Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente! ”
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Domande frequenti
Quando devo andare dal dentista se ho perso un dente e voglio capire quale protocollo è adatto a me?
Prima possibile. L'osso attorno a un dente perso comincia a riassorbirsi già nelle prime settimane e continua a farlo nei mesi successivi: più tempo passa, meno volume resta disponibile per qualsiasi protocollo implantare. Una valutazione con TAC cone beam nei primi mesi dalla perdita del dente offre il quadro più completo per capire quali strade sono effettivamente percorribili.
Il carico immediato costa di più del protocollo in due fasi?
I due percorsi hanno strutture di costo diverse, perché cambiano il numero di sedute chirurgiche e i manufatti protesici realizzati. Ogni preventivo viene definito dopo la visita e la TAC, in forma scritta, insieme alle eventuali formule di pagamento rateizzato concordate in sede.
Se scelgo le due fasi, il secondo intervento è doloroso?
La seconda fase è un intervento piccolo, eseguito in anestesia locale, che consiste nel riaprire un tratto limitato di gengiva per scoprire la testa dell'impianto. È molto meno impegnativo del primo e la guarigione dei tessuti molli si completa in genere in pochi giorni.
Con la corona provvisoria del carico immediato posso masticare normalmente?
No, e questo è un punto che va compreso prima dell'intervento. Il provvisorio viene costruito e regolato per restare fuori dai contatti masticatori più intensi, proprio per non disturbare l'osso durante l'integrazione. Nelle prime settimane si segue un'alimentazione morbida secondo le indicazioni date dallo studio.
Il primo passo è una visita, con la TAC dove serve.
Per capire se e come sostituire i denti mancanti serve vedere osso e gengiva: lo studio Adamanti di Pistoia lo fa in prima visita, con un piano scritto.
Prenota la visita implantologica oppure chiama lo 0573-32937: rispondiamo negli orari di apertura e ti diciamo subito le prime date disponibili.
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