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Aggiornato il 13 settembre 2026
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Articolo: Chirurgia Orale
- Un impianto sta nell'osso, non nella gengiva
- Cosa viene inserito e che fine fa
- Le cose che vengono guardate prima di dire sì
- Perché la panoramica non basta
- Un intervento o due, e da cosa dipende
- Come si affronta nello studio di Pistoia
- Come si collega agli altri percorsi dello studio di Pistoia
- Cosa dicono i pazienti di Pistoia
- Domande frequenti
In sintesi
Il rialzo del seno mascellare prepara l'osso prima di un impianto in alto. Cosa si misura, cosa viene inserito e come si valuta il caso a Pistoia. In questa pagina: un impianto sta nell'osso, non nella gengiva; cosa viene inserito e che fine fa; le cose che vengono guardate prima di dire sì; perché la panoramica non basta. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti di Pistoia ti riceve dal lunedì al venerdì: chiama lo 0573-32937 e ti richiamiamo per la visita.
Il rialzo del seno mascellare è un intervento preparatorio: aggiunge volume osseo nella zona alta e posteriore dell'arcata superiore, dove spesso non ne resta abbastanza per avvitare un impianto. Non cura nulla da solo e non è la protesi: è il passaggio che rende possibile quello successivo. Se ne parla prima di iniziare un percorso implantare, perché la sua necessità si stabilisce con una misura, non con un'impressione.
Chi legge di questo argomento lo fa quasi sempre in una fase precisa: ha perso uno o più denti in alto, ha in testa l'idea dell'impianto, e ha sentito nominare il rialzo del seno come qualcosa che si mette in mezzo. Le pagine che spiegano l'intervento raccontano di solito la tecnica. Serve però capire prima un'altra cosa: che cosa viene valutato per decidere se farlo, cosa viene messo dentro l'osso e cosa se ne fa l'organismo nei mesi seguenti. Da lì si capisce anche perché due persone con lo stesso dente mancante ricevono piani diversi. Ne parliamo in rialzo del seno mascellare a Pisa: in parole semplici.
Un impianto sta nell'osso, non nella gengiva
La vite di un impianto ha bisogno di essere circondata da osso lungo tutta la sua superficie. Non serve un osso qualsiasi: serve spessore e serve densità, perché quella superficie è ciò che trasferisce la forza del morso al mascellare.
Sopra i premolari e i molari superiori, però, l'osso è poco per costituzione. Lì si trova il seno mascellare, una cavità piena d'aria che alleggerisce il cranio e riscalda l'aria inspirata. Il suo pavimento è una parete ossea sottile, e l'osso che regge i denti sta subito sotto.
Quando un dente superiore posteriore viene perso, due movimenti partono nello stesso momento e vanno l'uno verso l'altro:
- La cresta ossea si abbassa, perché senza il carico del morso l'osso non ha più motivo di mantenersi e viene progressivamente riassorbito.
- Il pavimento del seno tende a scendere, perché la cavità si espande nello spazio che si libera. Il fenomeno si chiama pneumatizzazione, non dà sintomi e non si percepisce.
Il risultato è che dopo qualche anno lo spessore tra gengiva e cavità sinusale può ridursi a pochi millimetri. È lo scenario in cui l'aumento di volume diventa parte del piano. Chi ha convissuto per anni con una protesi rimovibile appoggiata su quella zona la trova mediamente più assottigliata, perché la placca schiaccia l'osso senza stimolarlo.
Cosa viene inserito e che fine fa
Il nome dell'intervento inganna. Il seno mascellare non viene spostato e la respirazione non viene toccata.
La cavità è rivestita internamente da una membrana molto sottile, la membrana di Schneider. L'intervento consiste nel sollevarla dal pavimento osseo, con estrema delicatezza, e nel riempire lo spazio che si crea al di sotto con materiale da innesto in granuli. L'innesto rimane quindi fuori dalla cavità aerea: il volume d'aria e le vie di drenaggio del seno restano quelli di prima.
Il granulato non è una protesi e non è pensato per restare. Funziona da impalcatura: nei mesi seguenti i vasi e le cellule del paziente lo attraversano, vi depositano osso nuovo e ne riassorbono progressivamente la parte minerale. Gli studi che hanno prelevato campioni da quelle zone a distanza di mesi descrivono un tessuto misto, dove osso vitale del paziente e residui di innesto convivono e la proporzione si sposta col tempo a favore del primo.
I materiali usati si dividono in poche famiglie:
- Osso del paziente, prelevato da un sito vicino, biologicamente il più attivo ma disponibile in quantità limitata.
- Osso di origine animale deproteinizzato, bovino o equino, trattato in modo da lasciare solo la struttura minerale: mantiene bene il volume nel tempo.
- Materiali sintetici a base di fosfati di calcio, che non richiedono siti donatori.
- Miscele delle precedenti, scelta frequente perché unisce attività biologica e stabilità del volume.
Anche la dimensione dei granuli conta: confronti clinici su particelle di calibro diverso hanno mostrato comportamenti differenti in termini di osso neoformato e di stabilità radiografica dell'innesto. È uno dei dettagli che rientrano nel piano di cura e che vale la pena farsi spiegare.
Rialzo del seno mascellare a Pistoia
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Le cose che vengono guardate prima di dire sì
Questa è la parte che pesa di più e che raramente viene raccontata. Il rialzo del seno non si decide sul dente mancante: si decide su un insieme di condizioni.
- L'altezza e la densità dell'osso residuo. È il dato che determina se serve un aumento di volume e con quale via di accesso.
- Lo stato della mucosa che riveste il seno. Una mucosa ispessita, una sinusite in corso, un ostio di drenaggio ostruito sono elementi che vengono valutati prima, non durante.
- La forma interna della cavità. Setti ossei, pareti molto convergenti e angoli stretti cambiano la difficoltà tecnica dell'intervento. La letteratura recente ha proposto veri e propri alberi decisionali costruiti su questi fattori anatomici.
- La salute delle gengive. Un'infiammazione parodontale attiva va trattata prima: è tessuto che sanguina e ospita batteri accanto al sito dell'innesto.
- Il fumo. Non è un divieto assoluto, ma incide sulla guarigione dei tessuti molli e viene messo sul tavolo con onestà quando si definiscono i tempi.
Perché la panoramica non basta
Nessuno di quei dati si ricava da una radiografia panoramica. La panoramica schiaccia in due dimensioni una zona tridimensionale e sovrappone strutture che stanno su piani diversi: restituisce un'idea dell'arcata, non un numero.
Serve un esame volumetrico. La TAC cone beam ricostruisce la zona in tre dimensioni e permette di misurare l'osso residuo millimetro per millimetro, di vedere la mucosa sinusale e di individuare i setti interni. Negli studi Adamanti la TAC cone beam a Pistoia si esegue in sede: l'esame e il colloquio in cui viene spiegato stanno nello stesso percorso, senza passare da un centro radiologico esterno.
Capita spesso che quella misura ribalti la premessa. C'è chi arriva convinto di non avere osso e scopre di averne quanto basta per un impianto più corto, senza alcun aumento di volume. C'è chi ne ha bisogno solo da un lato. E c'è il caso opposto, che è comunque meglio conoscere prima di fissare le date. Un inquadramento più ampio delle situazioni con volume osseo ridotto si trova nella pagina dedicata agli impianti con osso scarso a Pistoia.
Un intervento o due, e da cosa dipende
Le vie di accesso sono due, e la scelta discende dai millimetri misurati, non dalla preferenza dell'operatore.
- Dall'alveolo, quando l'osso residuo è già discreto: si passa dallo stesso foro in cui andrà l'impianto e si solleva il pavimento del seno di pochi millimetri. In buona parte di questi casi la vite viene inserita nella stessa seduta.
- Dalla parete laterale, quando l'osso residuo è molto poco: si apre una piccola finestra sull'osso all'altezza della guancia, la membrana viene sollevata sotto controllo diretto e lo spazio riempito. Qui l'impianto arriva di norma in una seconda seduta, dopo la maturazione dell'innesto.
La differenza fra le due strade riguarda il calendario, non la gravità dell'intervento. La prima non allunga il percorso. La seconda inserisce alcuni mesi fra innesto e impianto, mesi in cui si mangia, si lavora e si vive senza limitazioni particolari.
Come si affronta nello studio di Pistoia
Lo studio Palandri e Spinicci di Pistoia è in Via N. Machiavelli 27, vicino al centro storico e all'ospedale San Jacopo, comodo anche da Quarrata, Agliana, Montale e Serravalle Pistoiese. La direzione sanitaria è del Dott. Pietro Palandri, odontoiatra con Master universitari in Parodontologia e in Implantologia Osteointegrata e perfezionamento in implantologia presso la Brånemark Clinic di Göteborg: la doppia competenza pesa in questi casi, perché lo stato delle gengive e il progetto implantare vengono letti insieme.
Il percorso si svolge così:
- Prima visita e cone beam in sede, con la misura dell'osso residuo e la valutazione della cavità sinusale.
- Piano di cura scritto, che indica se l'aumento di volume serve, con quale accesso, in quante sedute e con quale sequenza di appuntamenti. Per chi lo chiede sono disponibili formule di pagamento rateale, definite in sede insieme al preventivo.
- Intervento ambulatoriale in anestesia locale, seguito dai controlli di guarigione.
- Fase implantare e protesica, nei tempi che il piano ha già messo per iscritto.
Lo studio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 con orario continuato, anche nel mese di agosto. Al telefono con la segretaria si può fissare l'appuntamento in giornata.
Prenota una visita diagnostica allo 0573-32937 se ti è stato detto che in alto manca l'osso per un impianto: con la cone beam in sede si misura quanti millimetri ci sono davvero e uscirai con un piano di cura scritto e un preventivo, prima di decidere qualsiasi cosa.
Come si collega agli altri percorsi dello studio di Pistoia
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Pistoia. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
- Impianti dentali a Pistoia
- Parodontologo a Pistoia
- Dentista pediatrico a Pistoia
- Tutte le aree cliniche dello studio di Pistoia
Cosa dicono i pazienti di Pistoia
“ Studio molto professionale. L'accoglienza è ottima e discreta. Pulizia e attenzione all'igiene sono al top. Medici eccellenti e sempre disponibili. Sono in cura da tempo e mi trovo benissimo, lo consiglio a tutti! ”
“ Sono cliente dello studio da più di 4 anni e devo dire di essermi trovato sempre bene. I dottori sono accoglienti, professionali e competenti, così come le assistenti alla poltrona e le segretarie. Per quanto riguarda i servizi, effettuo tutti gli anni l'igiene dentale (l'igienista è competente e molto gentile); ho inoltre subìto otturazioni ed estrazioni e non ho mai avuto problemi. Consiglio vivamente! ”
“ Studio molto bello ed elegante. Il dottor Spinicci è stato molto gentile, accogliente e professionale, oltre che competente. Lo consiglio vivamente!! ”
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Domande frequenti
Quando devo andare dal dentista se mi hanno detto che manca l'osso per un impianto in alto?
Il momento utile è prima che il quadro si modifichi ulteriormente: finché quella zona resta senza carico, la cresta continua a ridursi e la cavità del seno a espandersi, quindi i millimetri disponibili col tempo diminuiscono. Se il parere ti è stato dato su una panoramica, una misurazione tridimensionale può restituire numeri diversi. Una visita diagnostica con cone beam stabilisce se l'aumento di volume serve, con quale accesso e in quanti passaggi: è il modo di decidere su dati misurati.
Il rialzo del seno mascellare influisce su respirazione o olfatto?
No. L'innesto viene collocato sotto la membrana che riveste il pavimento della cavità, quindi resta al di fuori del volume d'aria del seno, che non viene ridotto, e le vie di drenaggio restano quelle di prima. Nei primi giorni si può avvertire una sensazione di pienezza alla guancia legata al gonfiore, che si risolve con la guarigione.
Se la membrana si lacera durante l'intervento, si perde tutto?
È una delle eventualità più frequenti in questa chirurgia ed è prevista. Le lacerazioni contenute vengono gestite nella stessa seduta, di solito con una membrana di collagene che ricostituisce la separazione; le revisioni sistematiche che hanno confrontato i casi con perforazione gestita e quelli senza perforazione riportano risultati sovrapponibili sulla sopravvivenza degli impianti. Quando l'apertura è ampia, l'innesto può essere rinviato a una seduta successiva.
Serve il ricovero o l'anestesia generale?
Nella maggior parte dei casi no: si tratta di un intervento ambulatoriale in anestesia locale, con il paziente sveglio, e a fine seduta si torna a casa da soli. La durata varia in base all'accesso utilizzato. Chi vive la seduta con forte ansia può discutere in visita le modalità di sedazione disponibili.
Il primo passo è una visita con la radiografia giusta.
Un'estrazione si programma: lo studio Adamanti di Pistoia valuta il dente, l'osso e la tua storia clinica prima di fissare l'intervento.
Prenota la visita chirurgica oppure chiama lo 0573-32937: rispondiamo negli orari di apertura e ti diciamo subito le prime date disponibili.
Parlarci non
ti impegna.
- 1Visita e radiografia (panoramica o TAC)
- 2Intervento programmato in anestesia locale
- 3Controllo post-operatorio
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