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Aggiornato il 30 settembre 2026
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Articolo: Parodontologia
- Quando serve davvero un innesto gengivale?
- Quando NON è la scelta giusta operare la gengiva?
- Come si svolge l'intervento e da dove si preleva il tessuto?
- Fa male, e quanto dura il recupero?
- Cosa si può mangiare nei giorni dopo?
- Quanto costa coprire una recessione gengivale?
- Come si valuta il risultato prima e dopo l'intervento?
- Perché un innesto gengivale può non attecchire, e cosa si fa poi?
- Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
- Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
- Domande frequenti
In sintesi
Innesto gengivale: quando è davvero indicato per coprire una recessione, come si svolge, da cosa dipende il costo e perché a volte non attecchisce. In questa pagina: quando serve davvero un innesto gengivale; quando non è la scelta giusta operare la gengiva; come si svolge l'intervento e da dove si preleva il tessuto; fa male, e quanto dura il recupero. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti più vicino a te ti riceve dal lunedì al venerdì: scegli la sede e lascia il numero e ti richiamiamo per la visita.
Un innesto gengivale è un intervento di chirurgia parodontale che ricostruisce il tessuto dove la gengiva si è ritirata e la radice è rimasta scoperta. Non serve in tutte le recessioni: si valuta quando compaiono sensibilità, usura o carie radicolare, gengiva troppo sottile o un disagio estetico. Qui trovi le indicazioni reali, come si svolge la seduta, da cosa dipende il costo e perché a volte il tessuto non attecchisce.
Quando serve davvero un innesto gengivale?
Serve quando la recessione peggiora nel tempo, la radice esposta dà problemi concreti o il tessuto residuo è troppo sottile per resistere allo spazzolamento: il solo millimetro misurato non basta a decidere.
Quando visito un paziente con le gengive ritirate guardo tre cose: quanto tessuto è rimasto, se la situazione si sta muovendo e cosa disturba davvero la persona.
- Sensibilità che non passa. Freddo, aria e spazzolino diventano fastidiosi sulla superficie radicolare scoperta.
- Usura o carie della radice. Una revisione critica del 2017 sul Journal of Clinical Periodontology (Heasman e Ritchie) collega la recessione nella popolazione che invecchia a un aumento della carie radicolare.
- Gengiva sottile e mobile. Sotto 1 mm di spessore il tessuto cede più facilmente alla trazione di muscoli e frenuli.
- Recessione che avanza. Confronto fra due misurazioni a distanza di 6-12 mesi: se cresce di 1 mm o più, va affrontata.
- Disagio estetico. Il dente che «si allunga» nel settore anteriore è un motivo legittimo, da valutare insieme al resto.
Se i denti si muovono o le gengive sanguinano, prima viene la diagnosi parodontale: ne ho parlato nel post su perché i denti si muovono per cause gengivali.
Quando NON è la scelta giusta operare la gengiva?
Quando la recessione è stabile, non dà sintomi e la causa non è stata ancora rimossa: la soluzione meno invasiva viene sempre prima.
- Correggere la causa. Spazzolino a setole morbide, pressione ridotta, tecnica rivista: molte recessioni da trauma da spazzolamento si fermano così.
- Monitorare invece di operare. Misurazioni e foto cliniche ogni 6 mesi documentano se la situazione è ferma.
- Trattare solo il sintomo. Un desensibilizzante professionale o un piccolo restauro adesivo possono bastare per il freddo.
- Rimandare se l'infiammazione è attiva. Placca, tartaro e sanguinamento vanno risolti prima: operare su una gengiva infiammata espone a insuccesso.
- Fumo e bruxismo. Il fumo riduce la vascolarizzazione del lembo; il serramento notturno va gestito prima o insieme.
Innesto gengivale
Dal 1997 in Toscana
Gengive che sanguinano o denti che si muovono? Lascia nome e telefono: ti richiamiamo per una valutazione parodontale.
Come si svolge l'intervento e da dove si preleva il tessuto?
Si opera in anestesia locale, in una seduta che dura in media 45-90 minuti: si scopre la radice, si posiziona il tessuto e si sutura senza tensione.
Il connettivo si preleva di solito dal palato, una zona che guarisce in profondità e non lascia segni visibili. In alcuni casi si usano matrici o sostituti di tessuto, che evitano il prelievo ma non sono indicati in tutte le situazioni.
- Tecnica a tunnel o lembo coronale. Il lembo si sposta verso la corona per coprire la radice, l'innesto si interpone sotto.
- Prelievo epitelio-connettivale. Aumenta lo spessore quando il problema principale è la fragilità del tessuto, non l'estetica.
- Suture. Si rimuovono in genere fra il 7° e il 14° giorno, con un controllo intermedio.
Il piano operatorio, gli esami e le alternative li discuto in visita: puoi vedere di cosa mi occupo nella mia pagina nel team.
Fa male, e quanto dura il recupero?
Durante la seduta l'area è anestetizzata; nei giorni successivi il fastidio maggiore viene di solito dalla zona di prelievo, non dal dente trattato, e si concentra nelle prime 48-72 ore.
La guarigione superficiale richiede in media 10-14 giorni; la maturazione del tessuto, con colore e spessore definitivi, continua per 3-6 mesi. Antinfiammatori o antibiotici, se servono, li prescrive l'odontoiatra dopo la visita.
Nei primi giorni si evita di spazzolare la zona operata, sostituendo la pulizia meccanica con le indicazioni date in studio.
Cosa si può mangiare nei giorni dopo?
Per circa 7-10 giorni serve una dieta morbida, tiepida e non irritante, per non traumatizzare le suture.
- Sì. Purè, uova, pesce lesso, formaggi morbidi, zuppe tiepide, yogurt.
- No. Croccanti, semi, crosta di pane, alimenti molto caldi, alcol.
- Lato. Si mastica sul lato opposto all'intervento fino al controllo.
Quanto costa coprire una recessione gengivale?
Non pubblico tariffe: l'importo dipende dal numero di denti, dalla tecnica e dal materiale, e il preventivo è scritto e consegnato dopo la visita.
- Numero di recessioni. Un solo dente o un settore intero cambiano tempi e sedute.
- Tecnica e materiale. Prelievo dal palato o sostituto di tessuto non hanno lo stesso percorso.
- Terapia preliminare. Spesso serve prima una fase di igiene e controllo dell'infiammazione.
- Detrazione. Le spese odontoiatriche rientrano fra quelle sanitarie detraibili al 19 % previste dal TUIR.
Le voci del percorso parodontale sono descritte nella pagina dei trattamenti.
Come si valuta il risultato prima e dopo l'intervento?
Si confrontano dati oggettivi rilevati prima e dopo: millimetri di radice coperti, spessore del tessuto, sanguinamento al sondaggio e sensibilità riferita dal paziente.
La copertura completa della radice è un obiettivo realistico nelle recessioni con le papille integre; dove l'osso interprossimale è già perso, l'obiettivo diventa ispessire il tessuto e fermare la progressione. Il controllo della placca resta decisivo: il consensus del gruppo 4 dell'11° European Workshop (Sanz e Bäumer, 2015) ne sottolinea il ruolo nella prevenzione secondaria.
Perché un innesto gengivale può non attecchire, e cosa si fa poi?
L'insuccesso dipende quasi sempre da fattori identificabili: tensione sul lembo, fumo, igiene inadeguata nei primi giorni, spessore insufficiente o trazione del frenulo.
- Fumo. È il fattore più costante negli insuccessi della chirurgia mucogengivale.
- Movimento della zona. Masticare o spazzolare sull'area nelle prime 2 settimane compromette l'adesione.
- Infezione o accumulo di placca. Va intercettata ai controlli ravvicinati.
- Cosa si fa dopo. Si attendono 4-6 mesi di maturazione, si rivaluta il tessuto e, se necessario, si programma un secondo intervento dopo aver corretto la causa.
Il primo passo è una visita parodontale, in cui misuro le recessioni, valuto lo spessore del tessuto e ti spiego se la chirurgia è indicata o se basta un percorso meno invasivo: puoi scegliere uno degli studi Adamanti in Toscana dalla pagina sedi oppure fissare l'appuntamento su prenota.adamanti.it.
Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Adamanti. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
“ Ho sempre avuto una forte paura del dentista, soprattutto dell’anestesia, al punto da rimandare spesso le cure. Questa volta però ho deciso di fidarmi… ed è stata la scelta migliore che potessi fare. Il dottore è stato straordinario!! estremamente professionale, delicato e capace di mettermi a mio agio fin dal primo momento. Durante tutto il trattamento mi sono sentita tranquilla e seguita, cosa per me davvero fondamentale. Un ringraziamento speciale va anche a Monica, che lavora nello studio: mi ha spiegato tutto in modo chiaro e preciso, con una dolcezza e una disponibilità rare. Mi ha trasmesso fiducia e serenità, aiutandomi a superare le mie paure. Non è facile per me dire queste cose, ma oggi posso dirlo con il cuore: se avete paura del dentista, questo è il posto giusto. Qui non troverete solo professionalità, ma anche umanità, attenzione e comprensione. ” — Montecatini Terme
“ Sono stata presso lo studio dentistico già un paio di volte e con me anche mio figlio e mio marito. L'ambiente è piacevole, cordiale, sereno. La cura per il paziente è evidente ed il dottore è attentissimo. Ho effettuato una igiene orale e l'igienista è stata delicata e precisa. È la prima volta che esco da uno studio dentistico rilassata più di quanto sono arrivata e senza alcun fastidio. Io continuerò a servirmi presso questo studio e mi sento di consigliarlo vivamente. ❤️ ” — Castelfranco di Sotto
“ Ci sono stata per la prima volta e mi sono trovata bene fin da subito: molto accoglienti e gentili, personale medico competente e alla mano, studio ben curato e pulito. Rapidi anche nel servizio: tutto positivo. ” — Lucca
Leggi le 1.015 recensioni Google dei 6 studi Adamanti.
Domande frequenti
Quando è indicato un innesto gengivale e quando no?
È indicato quando la recessione progredisce, il tessuto è sottile o la radice esposta dà sensibilità, carie o disagio estetico. Non è indicato se la situazione è stabile, asintomatica e la causa (spazzolamento traumatico, infiammazione) non è ancora stata corretta. La decisione si prende dopo la misurazione in visita.
Da dove viene preso il tessuto?
Nella maggior parte dei casi dal palato, prelevando il connettivo sotto la superficie. In alternativa si usano matrici o sostituti di tessuto, che evitano la seconda sede chirurgica ma non sono adatti a tutte le situazioni. La scelta dipende da spessore e obiettivo.
Quanto dura l'intervento?
In media 45-90 minuti, in anestesia locale e in un'unica seduta per settore. Se le recessioni interessano più zone della bocca, l'intervento si divide in sedute separate. I tempi precisi si definiscono sul caso.
Quanto tempo serve per guarire?
La guarigione superficiale richiede in genere 10-14 giorni, con la rimozione delle suture in quella finestra. Il tessuto continua a maturare per 3-6 mesi, con cambiamenti graduali di colore e spessore. Il risultato si giudica alla fine di questo periodo.
La radice si copre completamente?
Nelle recessioni con papille e osso interprossimale integri la copertura completa è un obiettivo realistico. Quando l'osso fra i denti è già perso, l'obiettivo diventa ispessire il tessuto e fermare la progressione, con una copertura parziale. Va valutato caso per caso.
Perché un innesto gengivale può fallire?
Le cause più frequenti sono il fumo, la tensione sul lembo suturato, l'igiene inadeguata nei primi giorni, lo spessore insufficiente del tessuto e la trazione di frenuli o muscoli. Anche un'infiammazione non risolta prima dell'intervento riduce le probabilità di attecchimento.
Cosa si fa se l'innesto è fallito?
Si attende la maturazione completa, di norma 4-6 mesi, poi si rivaluta con misurazioni e foto cliniche. Se la copertura è insufficiente si corregge prima il fattore che ha interferito e si può programmare un nuovo intervento. Non si reinterviene su un tessuto ancora in guarigione.
Il risultato dura per sempre?
Nessun intervento chirurgico può essere definito eterno: la stabilità dipende dal controllo della placca, dalla tecnica di spazzolamento e dai controlli periodici. Con una gengiva più spessa il tessuto è però più resistente alle sollecitazioni quotidiane rispetto alla condizione di partenza.
Esistono alternative per il ritiro delle gengive?
Sì, e vanno considerate prima: correzione della tecnica di spazzolamento, terapia parodontale, desensibilizzanti professionali, piccoli restauri adesivi sulla radice e monitoraggio con misurazioni ogni 6 mesi. La chirurgia si riserva ai casi che progrediscono o che danno sintomi persistenti.
Si fa prima o dopo l'apparecchio?
Dipende dal movimento previsto. Se il dente verrà spostato verso l'esterno con gengiva già sottile, spesso è preferibile ispessire il tessuto prima. In altri casi si attende la fine dell'ortodonzia per valutare la posizione definitiva del dente. È una decisione condivisa fra i professionisti che seguono il caso.
Cosa si può mangiare dopo l'intervento?
Per circa 7-10 giorni cibi morbidi e tiepidi: purè, uova, pesce lesso, yogurt, zuppe non calde. Si evitano alimenti croccanti, semi, crosta di pane, alcol e bevande molto calde, masticando sul lato opposto fino al controllo.
La spesa è detraibile?
Le prestazioni odontoiatriche rientrano fra le spese sanitarie detraibili nella misura del 19 % prevista dal TUIR, con le condizioni di legge. Polizze e fondi sanitari hanno regole proprie e vanno verificati direttamente con il proprio fondo prima dell'intervento.
Il sanguinamento delle gengive va sempre operato?
No: il sanguinamento indica infiammazione, e la prima risposta è la terapia parodontale con il controllo della placca, non la chirurgia. Solo dopo aver spento l'infiammazione si valuta se serve aumentare il tessuto. Se compaiono gonfiore o pus, la situazione è diversa e va vista in tempi brevi.
Il primo passo è la misurazione delle gengive.
La parodontite si ferma se la si misura in tempo: lo studio Adamanti più vicino a te parte dal sondaggio completo e dal piano di mantenimento.
Prenota la valutazione parodontale: scegli la sede e lasciaci il numero, ti richiama la segreteria dello studio (lun-ven 9-19).
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- 1Sondaggio parodontale e radiografie
- 2Terapia iniziale e rivalutazione
- 3Mantenimento programmato
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