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Aggiornato il 3 ottobre 2026
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Articolo: Parodontologia
- Con la parodontite, quando è troppo tardi per salvare i denti?
- Quali misure dicono se un dente è ancora recuperabile?
- Un dente che si muove molto si può ancora salvare?
- La parodontite avanzata si può fermare?
- Quando non è più la scelta giusta curare e conviene estrarre?
- Si possono mettere impianti dopo una parodontite grave?
- I denti che si allungano sono un segnale tardivo?
- Cosa succede nella prima valutazione parodontale?
- Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
- Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
- Domande frequenti
In sintesi
Parodontite quando è troppo tardi: i criteri con cui si valuta se un dente è ancora recuperabile e cosa resta da fare negli stadi avanzati. In questa pagina: con la parodontite, quando è troppo tardi per salvare i denti; quali misure dicono se un dente è ancora recuperabile; un dente che si muove molto si può ancora salvare; la parodontite avanzata si può fermare. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti più vicino a te ti riceve dal lunedì al venerdì: scegli la sede e lascia il numero e ti richiamiamo per la visita.
Con la parodontite quando è troppo tardi non lo dice un sintomo, ma tre misure: quanto osso resta attorno alla radice, quanto il dente si muove e se la malattia è ancora attiva. Molti denti che sembrano perduti si stabilizzano; altri conviene sostituirli. La differenza si vede con sondaggio e radiografie, non allo specchio di casa.
Con la parodontite, quando è troppo tardi per salvare i denti?
Non esiste un giorno oltre il quale «è tardi» per tutta la bocca: la prognosi si ragiona dente per dente. Nella stessa arcata posso trovare elementi con un supporto quasi intatto e altri con poco osso residuo.
Quando visito un paziente che arriva spaventato dalla mobilità, la domanda non è «siamo in tempo?» ma «quali denti reggono la terapia e quali no?». La risposta cambia il piano di cura e l'ordine delle cose da fare.
Quali misure dicono se un dente è ancora recuperabile?
Contano la profondità delle tasche, il sanguinamento al sondaggio, la quota di osso perso e il coinvolgimento delle forcazioni fra le radici.
- La profondità di sondaggio. Tasche di 4-5 mm rispondono bene alla terapia non chirurgica; oltre i 6 mm servono più sedute e spesso un approccio chirurgico.
- Il sanguinamento al sondaggio. È l'indicatore di attività: uno studio del 2015 sul Journal of Periodontal Research (Gonzalez e colleghi) lo ha correlato alle variazioni di profondità delle tasche nel tempo.
- L'osso residuo. Quando l'osso perso supera il 50 % della lunghezza della radice il dente resta fragile, ma non per questo è automaticamente da estrarre.
- Le forcazioni. Nei molari, un difetto che attraversa le radici da parte a parte è il reperto che peggiora di più la prognosi.
Parodontite
Dal 1997 in Toscana
Gengive che sanguinano o denti che si muovono? Lascia nome e telefono: ti richiamiamo per una valutazione parodontale.
Un dente che si muove molto si può ancora salvare?
Dipende dal perché si muove: una mobilità da infiammazione spesso si riduce dopo la cura, una mobilità da osso mancante resta.
Nel primo caso, eliminando placca e tartaro sottogengiva il legamento si riorganizza e l'elemento si assesta in alcune settimane. Nel secondo, si lavora sulla stabilizzazione: ferulizzazione, controllo dei contatti, a volte una protesi che distribuisca i carichi.
Ho approfondito questo punto nel pezzo su cosa si recupera davvero con la mobilità dentale da parodontite.
La parodontite avanzata si può fermare?
Sì: anche negli stadi avanzati la malattia si può arrestare, pur senza riportare indietro l'osso già perso.
Il percorso è quasi sempre lo stesso: istruzioni di igiene, strumentazione sottogengivale, rivalutazione a 6-8 settimane e poi eventuale chirurgia solo dove le tasche restano profonde. Gli antibiotici o gli antinfiammatori, se servono, li prescrive il medico dopo la visita: ne ho scritto in quando l'antibiotico per la parodontite serve davvero.
La partita vera si gioca dopo: un rapporto di consenso del 2015 sul Journal of Clinical Periodontology (Sanz e Bäumer) ha confermato il ruolo delle sedute professionali ripetute nella prevenzione secondaria, ed è il motivo per cui propongo richiami ogni 3-4 mesi nei casi instabili.
Quando non è più la scelta giusta curare e conviene estrarre?
L'alternativa meno invasiva viene sempre prima: si estrae quando la terapia non ha più un supporto su cui agire.
Indico l'estrazione quando trovo insieme più di questi elementi:
- Osso residuo minimo. Radice scoperta quasi per intero, con mobilità marcata in senso verticale.
- Infezione che non si spegne. Suppurazione e tasche profonde che non migliorano dopo due cicli di terapia e una rivalutazione.
- Frattura o lesione associata. Un difetto strutturale o una lesione endo-parodontale non recuperabile.
- Nessun ruolo nel progetto. Un dente che non serve né alla masticazione né a sostenere una futura protesi.
Vale anche il contrario: se un elemento compromesso non dà infezione attiva e aiuta a masticare, si può tenere sotto controllo e rivalutare a 12 mesi. Tenere non è sempre curare, e nemmeno sempre un errore.
Si possono mettere impianti dopo una parodontite grave?
Si può, ma solo a malattia stabilizzata e con un programma di controlli serio, perché i tessuti attorno all'impianto possono infiammarsi con gli stessi meccanismi.
Prima si azzera l'infezione, poi si valuta l'osso disponibile con una radiografia tridimensionale, infine si decide fra impianti, protesi fissa su denti naturali o protesi rimovibile. Chi fuma parte svantaggiato: il legame fra fumo e parodontite pesa anche sulla guarigione dopo la chirurgia.
I denti che si allungano sono un segnale tardivo?
Sembrano più lunghi perché la gengiva si è ritirata: è un segno di perdita di attacco, spesso già a uno stadio intermedio o avanzato.
Con la recessione compaiono sensibilità al freddo e carie sulla radice esposta, un problema descritto in una valutazione del 2017 sul Journal of Clinical Periodontology (Heasman e Ritchie) proprio nella popolazione che invecchia. Gli altri segnali da non trascurare sono alitosi persistente, gengive che sanguinano spazzolando e spazi nuovi fra gli incisivi.
Sui tempi con cui tutto questo evolve ho raccolto i dati disponibili in dopo quanto cadono i denti con la parodontite.
Cosa succede nella prima valutazione parodontale?
Si misura: sondaggio dei sei punti per dente, indice di sanguinamento, radiografie e una prognosi scritta per ogni elemento.
Da quella mappa nasce un piano in ordine di priorità: prima le infezioni attive, poi la stabilizzazione, infine l'estetica e la protesi. Mi occupo di parodontologia in uno degli studi Adamanti in Toscana e consegno sempre il quadro completo, compresi i denti che non reggeranno: sapere quali sono permette di programmare, non di rincorrere.
Le sedi del gruppo si trovano tutte in uno degli studi Adamanti in Toscana, con la stessa impostazione clinica e la stessa cartella parodontale.
Il primo passo è una visita con sondaggio e radiografie: solo lì si capisce quali denti sono ancora recuperabili e quali no. Si può prenotare una valutazione online e portare eventuali lastre precedenti, che aiutano a leggere come è cambiato l'osso nel tempo.
Come si collega ai percorsi degli studi Adamanti
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Adamanti. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
Cosa dicono i pazienti degli studi Adamanti
“ Studio dentistico di alto livello. La gentilezza e soprattutto la competenza professionale del dott. Palla fanno la differenza. Detto da uno che gira per studi dentistici da 50 anni. Lo consiglio vivamente soprattutto a quelle persone che hanno bisogno di interventi di implantologia complessi. Il dott. Palla è un ottimo chirurgo e molto attento a non provocare dolore al paziente. Andate tranquilli! ” — Pisa
“ Sono stata in questo studio per la prima volta e mi sono trovata molto bene. Seduta di igiene e visita entrambe eseguite in maniera attenta e scrupolosa. Professionisti qualificati e affidabili, meravigliosa l'accoglienza da parte della segretaria. Ambiente molto pulito e ordinato. ” — Empoli
“ Ho sempre avuto una forte paura del dentista, soprattutto dell’anestesia, al punto da rimandare spesso le cure. Questa volta però ho deciso di fidarmi… ed è stata la scelta migliore che potessi fare. Il dottore è stato straordinario!! estremamente professionale, delicato e capace di mettermi a mio agio fin dal primo momento. Durante tutto il trattamento mi sono sentita tranquilla e seguita, cosa per me davvero fondamentale. Un ringraziamento speciale va anche a Monica, che lavora nello studio: mi ha spiegato tutto in modo chiaro e preciso, con una dolcezza e una disponibilità rare. Mi ha trasmesso fiducia e serenità, aiutandomi a superare le mie paure. Non è facile per me dire queste cose, ma oggi posso dirlo con il cuore: se avete paura del dentista, questo è il posto giusto. Qui non troverete solo professionalità, ma anche umanità, attenzione e comprensione. ” — Montecatini Terme
Leggi le 1.015 recensioni Google dei 6 studi Adamanti.
Domande frequenti
Quanto osso si può perdere prima di perdere il dente?
Non c'è una soglia unica: ci sono denti con oltre metà della radice scoperta che restano stabili per anni e denti con meno perdita che si muovono molto. Pesano anche la forma del difetto osseo, i contatti masticatori e il controllo della placca. La prognosi si formula sul singolo elemento, non sulla percentuale.
Un dente che si muove si rinforza dopo la cura?
Spesso sì, se la mobilità è sostenuta dall'infiammazione: dopo la strumentazione sottogengivale molti elementi si assestano in 4-8 settimane. Se invece manca l'osso di supporto, la mobilità resta e si gestisce con ferulizzazione e aggiustamento dei contatti.
La parodontite di stadio avanzato si può ancora curare?
Si può trattare: l'obiettivo diventa fermare la progressione e conservare il maggior numero di denti utili, non ricostruire il supporto perso. In questi casi il piano prevede più sedute, spesso chirurgia parodontale e controlli ravvicinati nel tempo.
Quando l'odontoiatra decide di estrarre invece di curare?
Quando non c'è più tessuto su cui la terapia possa agire: osso residuo minimo, mobilità marcata, infezione che non si spegne dopo la rivalutazione, oppure una frattura radicolare. La decisione arriva dopo aver provato l'opzione meno invasiva, mai prima.
L'osso perso si può recuperare?
In alcuni difetti ben delimitati la chirurgia rigenerativa può riformare parte del supporto; nei difetti ampi e orizzontali di norma no. Va valutato caso per caso con radiografie e sondaggio in visita.
Dopo quanto tempo la parodontite diventa grave?
Varia molto: in alcune persone l'avanzamento è lento e misurabile in anni, in altre, soprattutto tra i fumatori, è più rapido. È uno dei motivi per cui il controllo parodontale periodico vale più di qualunque stima generica.
Si possono mettere impianti dopo una parodontite grave?
Sì, a malattia stabilizzata e con igiene domiciliare efficace, perché i tessuti perimplantari possono infiammarsi con meccanismi simili. Servono una valutazione dell'osso disponibile e un programma di richiami, altrimenti il rischio di complicanze aumenta.
I denti che si allungano sono sempre parodontite?
Non sempre: la gengiva può ritirarsi anche per spazzolamento troppo energico, traumi occlusali o anatomia sottile. La differenza la fa il sondaggio: se oltre alla recessione c'è perdita di attacco e sanguinamento, il quadro è parodontale.
La parodontite non curata porta sempre alla protesi totale?
No, non è l'esito obbligato. Anche in situazioni compromesse si riescono spesso a conservare gruppi di denti utili alla masticazione o a sostenere una protesi parziale. Il risultato dipende da quanto l'infezione viene controllata e dai controlli successivi.
Il laser recupera i casi di parodontite avanzata?
Il laser è considerato un possibile coadiuvante, non un sostituto della strumentazione meccanica sotto la gengiva: senza rimozione di placca e tartaro non ci sono risultati stabili. Va discusso in visita come eventuale aggiunta a una terapia già impostata.
La chirurgia parodontale serve anche negli stadi avanzati?
Spesso proprio lì: quando dopo la rivalutazione restano tasche oltre i 6 mm, la chirurgia permette di accedere alle superfici radicolari e rimodellare i difetti. Si propone solo dopo che la fase non chirurgica ha ridotto l'infiammazione.
Quali segnali dicono che la parodontite è ancora curabile?
Un buon indizio è la risposta alla prima fase: riduzione del sanguinamento, tasche che si accorciano, mobilità che diminuisce. Se dopo 6-8 settimane il quadro migliora, il margine di recupero c'è.
Curare una parodontite avanzata vale la pena?
Nella maggior parte dei casi sì, perché stabilizzare l'infezione protegge i denti ancora sani e semplifica qualsiasi soluzione protesica futura. L'entità dell'impegno si valuta sul preventivo scritto, che viene consegnato dopo la visita.
Ogni quanto si fanno i controlli dopo la terapia?
Nei casi instabili propongo richiami ogni 3-4 mesi, poi si allungano gli intervalli se gli indici restano buoni. La cadenza la stabilisce l'odontoiatra sulla base del sanguinamento, del fumo e della capacità di pulizia domiciliare.
Il primo passo è la misurazione delle gengive.
La parodontite si ferma se la si misura in tempo: lo studio Adamanti più vicino a te parte dal sondaggio completo e dal piano di mantenimento.
Prenota la valutazione parodontale: scegli la sede e lasciaci il numero, ti richiama la segreteria dello studio (lun-ven 9-19).
Parlarci non
ti impegna.
- 1Sondaggio parodontale e radiografie
- 2Terapia iniziale e rivalutazione
- 3Mantenimento programmato
Le sedi Adamanti
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Lucca
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Castelfranco di Sotto
Via Giuseppe Posarelli 9
56022 Castelfranco di Sotto (PI)
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo per la valutazione delle gengive.