Scritto e revisionato da:
Aggiornato il 15 settembre 2026
Lettura: 8 min
Articolo: Implantologia
- Un impianto singolo è due cose, non una
- Il ponte funziona, ma lo pagano i denti vicini
- Quando l'impianto singolo è la strada indicata
- Quando invece va rimandato, o cambiato
- Come si decide, nello studio di Pisa
- I dieci anni dopo, che è la parte che conta
- Come si collega agli altri percorsi dello studio di Pisa
- Cosa dicono i pazienti di Pisa
- Domande frequenti
In sintesi
Il ponte chiede di limare due denti sani, l'impianto singolo no: la scelta parte da lì. I criteri clinici e come si decide, nello studio di Pisa. In questa pagina: un impianto singolo è due cose, non una; il ponte funziona, ma lo pagano i denti vicini; quando l'impianto singolo è la strada indicata; quando invece va rimandato, o cambiato. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti di Pisa ti riceve dal lunedì al venerdì: chiama lo 050-9910086 e ti richiamiamo per la visita.
Un impianto singolo sostituisce un dente mancante lavorando solo nello spazio di quel dente: una vite di titanio prende il posto della radice, una corona prende il posto della parte visibile, e i due denti a fianco restano come sono. Un ponte tradizionale risolve lo stesso vuoto in modo diverso: chiede ai due denti vicini di farsi limare e di reggere anche il carico del dente che non c'è più. La decisione, quindi, non riguarda quasi mai il dente mancante. Riguarda i due che gli stanno accanto, e quanto osso è rimasto sotto lo spazio vuoto.
Sono il Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario dello studio del Dr. Edoardo Palla di Pisa, in Via Giosuè Carducci 51. Sono iscritto all'Albo degli Odontoiatri della Provincia di Pisa dal 2004 e mi occupo di implantologia, chirurgia orale, protesi e parodontologia, con un approccio orientato alle tecniche mininvasive. In visita ricevo pazienti dalla città e dalle zone di Cisanello, Porta a Mare e Ospedaletto, e da Cascina, San Giuliano Terme, Vecchiano, Calci e Fornacette. Chi arriva con un solo dente perso spesso ha già sentito due pareri opposti da due persone diverse, e non capisce come sia possibile. È possibile perché entrambe le soluzioni funzionano: cambia il conto che presentano al resto della bocca.
Un impianto singolo è due cose, non una
La confusione più frequente riguarda che cosa sia davvero un impianto. L'impianto non è il dente: è la radice artificiale. È una vite in titanio, di solito lunga pochi millimetri più della radice che sostituisce, che viene inserita nell'osso e lasciata guarire finché l'osso non le cresce attorno e la blocca. Quel processo si chiama osteointegrazione e ha tempi biologici che non si accorciano a piacere.
Sopra la vite, una volta integrata, si avvita un moncone e sopra il moncone si cementa o si avvita la corona, in ceramica o zirconia. Quella è la parte che si vede e che mastica. Sono due voci distinte anche nel preventivo, ed è giusto che lo siano: sono due manufatti diversi, realizzati in momenti diversi.
Il vantaggio meccanico di questo schema è che il carico della masticazione torna a scaricarsi dritto sull'osso, nel punto in cui l'osso lo riceveva prima. Nessun altro dente viene coinvolto nel lavoro.
Il ponte funziona, ma lo pagano i denti vicini
Il ponte tradizionale a tre elementi è una soluzione affidabile e ha una storia clinica lunghissima. Il meccanismo è semplice: si preparano i due denti che delimitano lo spazio, cioè si riducono di volume per far posto alle corone, e su di essi si cementa una struttura unica che porta anche l'elemento intermedio, sospeso sopra la gengiva.
Il punto è quella preparazione. Per accogliere una corona bisogna asportare smalto e dentina in modo circonferenziale, e quel tessuto non torna. Se i due denti a fianco sono integri, sani, mai toccati, un ponte trasforma un problema che riguardava un dente in un lavoro che ne coinvolge tre. Se invece quei denti sono già ampiamente ricostruiti, già devitalizzati, già portatori di corone da rifare, il discorso si capovolge: lì la preparazione non toglie quasi nulla che non fosse già stato tolto, e il ponte diventa la scelta più ragionevole, perché risolve tre problemi in un intervento solo e senza chirurgia.
È esattamente questo il ragionamento che facciamo davanti alle radiografie. Non "meglio l'uno o meglio l'altro", ma: cosa resta di sano nei denti vicini, e quanto ne dovrei sacrificare.
Impianto singolo o ponte per un dente, a Pisa
Da 20 anni a Pisa
Denti mancanti o dentiera che si muove? Lascia nome e telefono: ti richiamiamo per una prima visita con piano scritto.
Quando l'impianto singolo è la strada indicata
Le condizioni che spingono verso l'impianto sono abbastanza definite e si verificano in visita, non a parole:
- I denti adiacenti sono sani o hanno ricostruzioni piccole. È l'argomento più forte in assoluto: non c'è motivo clinico di limare due denti che non ne avrebbero bisogno.
- C'è osso sufficiente in altezza e spessore, oppure c'è un difetto ricostruibile con una tecnica rigenerativa in tempi accettabili.
- Le gengive sono in salute e un'eventuale malattia parodontale è stata trattata e si mantiene stabile nel tempo con i controlli.
- Manca un solo elemento in mezzo ad altri. In quella condizione la soluzione più conservativa possibile è quella che tocca solo il sito vuoto.
- Il dente perso è un molare terminale, cioè l'ultimo della fila. Un ponte lì avrebbe un solo pilastro da un lato: meccanicamente è una situazione svantaggiosa, e l'impianto risolve il problema alla radice.
Su questo tipo di riabilitazione la letteratura è ampia. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Clinical Oral Implants Research ha analizzato gli esiti a lungo termine degli impianti singoli nel mascellare superiore in relazione ai protocolli di inserimento e di carico, ed è il tipo di dato che uso per spiegare perché i tempi non li decido io: li decide la biologia del singolo caso.
Quando invece va rimandato, o cambiato
Ci sono situazioni in cui l'impianto non è la prima mossa. Non significa che sia escluso per sempre: significa che prima va sistemato altro.
- Parodontite attiva. Gli impianti si ammalano di una patologia parallela, la perimplantite, e inserirli in una bocca con infiammazione in corso significa esporli. Prima la terapia parodontale, poi la chirurgia.
- Osso insufficiente. Si può ricostruire, ma è una fase in più con tempi propri. Va detta prima, non dopo.
- Fumo importante. Non è un divieto assoluto, è un fattore che pesa sulla guarigione dei tessuti e che valuto caso per caso insieme al paziente.
- Terapie in corso da dichiarare in visita. Anticoagulanti, bifosfonati, denosumab, terapie oncologiche: sono informazioni che cambiano la pianificazione e vanno portate in studio, meglio se con la lista scritta dal medico curante.
- Diabete non compensato. Con un compenso metabolico buono la strada resta aperta; senza, la guarigione ne risente.
Quando l'impianto non è indicato subito, e il dente manca in zona estetica, esistono alternative intermedie. Il ponte adesivo — una piccola struttura in ceramica incollata al dente vicino con una preparazione minima o assente — è una di queste: una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Applied Biomaterials and Functional Materials ne ha raccolto i dati clinici. Non è una soluzione per tutti i settori né per tutti i morsi, ma in casi selezionati permette di chiudere lo spazio senza demolire nulla mentre si aspetta.
C'è poi l'opzione che nessuno chiama opzione: non fare niente. Ha conseguenze precise. I denti vicini si inclinano verso il vuoto, il dente antagonista dell'arcata opposta si allunga cercando un contatto che non trova, il contatto tra i denti si apre e ci si incastra il cibo. E sotto, dove il dente non c'è più, la cresta ossea si riassorbe: quanto e con che ritmo dipende dal sito, e una revisione sistematica dedicata proprio ai siti molari ha esaminato se e quando valga la pena preservarla al momento dell'estrazione. Chi aspetta cinque anni e poi cambia idea, spesso arriva con meno osso di quello che aveva il giorno dell'estrazione.
Come si decide, nello studio di Pisa
La prima visita serve a mettere insieme tre informazioni che da sole non bastano mai. La prima è lo stato dei denti vicini, che si valuta clinicamente e con le radiografie: quanto tessuto sano è rimasto sotto le vecchie otturazioni. La seconda è l'osso, e qui la radiografia bidimensionale non è sufficiente. La TAC cone beam dà altezza, spessore e rapporti con le strutture anatomiche vicine, cioè le tre misure che dicono se un impianto ci sta e dove. La terza è la salute delle gengive, che decide non se l'impianto si può fare, ma quanto durerà.
Da lì nasce un piano di cura scritto, con le opzioni davvero applicabili al caso e un preventivo per ciascuna. Se serve dilazionare, esistono più formule di pagamento che si definiscono in sede insieme al preventivo. Il confronto economico tra un impianto e un ponte, per inciso, non si fa sul numero del primo giorno: si fa sull'orizzonte di dieci o quindici anni, considerando che il ponte coinvolge tre elementi e che il suo destino è legato a quello dei due pilastri.
Per chi vuole approfondire il quadro complessivo, sul sito trovate le pagine dedicate all'implantologia a Pisa e al ponte dentale a Pisa, con le indicazioni di ciascuna soluzione.
I dieci anni dopo, che è la parte che conta
Un impianto singolo non è un intervento che finisce il giorno della corona. Da quel momento inizia una manutenzione che somiglia molto a quella di un dente naturale, con una differenza importante: intorno all'impianto non c'è il legamento parodontale, e l'infiammazione, quando parte, tende a progredire in modo più silenzioso.
Le sedute di igiene professionale nello studio di Pisa sono seguite dal Dott. Antonio Rizzica, e sull'impianto si usano strumenti e protocolli dedicati. A casa, la pulizia del solco intorno alla corona implantare va fatta ogni giorno, con scovolino o filo, perché è lì che si gioca la durata. La revisione sistematica di Sailer e colleghi, pubblicata nel 2023 su Clinical Oral Implants Research e citata in fondo a questa pagina, ha esaminato come vengono misurati gli esiti nelle sostituzioni di singoli elementi e di gruppi di denti con protesi fisse su impianti: la variabile che ritorna con più costanza non è la vite, è il controllo dell'infiammazione nel tempo.
Prenota una visita di valutazione implantare allo studio di Pisa chiamando lo 050-9910086: dalla lettura di osso, denti vicini e gengive esce un quadro preciso della tua situazione, con le soluzioni applicabili al tuo caso, i tempi di ciascuna e un preventivo scritto. Lo studio riceve dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19.
Come si collega agli altri percorsi dello studio di Pisa
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Pisa. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
- Impianti dentali a Pisa
- Parodontologo a Pisa
- Dentista pediatrico a Pisa
- Tutte le aree cliniche dello studio di Pisa
Cosa dicono i pazienti di Pisa
“ La bravura del dottor Palla é imparagonabile. L'ho conosciuto un paio di anni fa, per mia grande fortuna. Per errore di un dentista di un altro ambulatorio ero in una situazione difficile da mesi, ho girato 6 - 7 ambulatori, anche quelli più rinomati di Pisa e dintorni, nessun dottore era disposto ad aiutarmi, hanno detto che non é possibile... Dr. Palla invece ha detto, facciamolo, e il lavoro é venuto benissimo. Non ho sentito nulla, durante il lavoro, e quando il dottore dopo un oretta di lavoro ha detto "va bene per oggi abbiamo finito",non volevo alzarmi dalla poltrona! Gliel'ho chiesto, se possiamo fare ancora qualcos'altro, dall'altra parte della bocca, l'altro dente, e lui mi ha accontentato. Ringrazio a Edoardo e a tutto lo staff per la gentilezza. Ambulatorio nuovo, molto bello, bravo Antonio che esegue le pulizie denti, la Silvia, le segretarie ed assistenti. ”
“ Studio dentistico di alto livello. La gentilezza e soprattutto la competenza professionale del dott. Palla fanno la differenza. Detto da uno che gira per studi dentistici da 50 anni. Lo consiglio vivamente soprattutto a quelle persone che hanno bisogno di interventi di implantologia complessi. Il dott. Palla è un ottimo chirurgo e molto attento a non provocare dolore al paziente. Andate tranquilli! ”
“ Ho fatto tre impianti dentali presso questo studio dentistico dove ho trovato grande competenza, onestà, gentilezza e disponibilità. Nonostante la mia situazione non fosse delle più facili è andato tutto a buon fine e sono veramente molto soddisfatta. Lo consiglio vivamente ”
Leggi tutte le 42 recensioni su Google.
Domande frequenti
Quando devo andare dal dentista se ho perso un dente e non mi dà fastidio?
L'assenza di fastidio non è un segnale di stabilità: lo spostamento dei denti vicini e il riassorbimento dell'osso sotto lo spazio vuoto avvengono in silenzio e senza dolore. Il momento clinicamente sensato per una valutazione è nelle prime settimane dopo l'estrazione, quando le opzioni sono ancora tutte aperte e la cresta ossea è nelle condizioni migliori. Una visita con radiografia tridimensionale serve proprio a fotografare quel punto di partenza e a metterlo per iscritto, anche se poi si decide di aspettare.
Un impianto singolo fa più male di un ponte?
L'impianto comporta un intervento chirurgico in anestesia locale, il ponte no: su questo la differenza esiste. Nella pratica, però, la fase più fastidiosa dell'impianto singolo si concentra nelle prime quarantotto ore e si gestisce con le indicazioni post-operatorie e con l'eventuale terapia prescritta dal medico al termine dell'intervento, in base al caso. Il ponte non ha decorso chirurgico, ma richiede la preparazione di due denti vivi, che può dare sensibilità per qualche settimana.
Se ho perso il dente vent'anni fa posso ancora fare un impianto?
Spesso sì, ma va verificato. Dopo molti anni l'osso in quel punto si è riassorbito in altezza e soprattutto in spessore, e la TAC cone beam dice se ciò che resta è sufficiente o se serve una fase rigenerativa prima. Esistono anche impianti di dimensioni ridotte indicati per creste ridotte. La risposta onesta arriva dopo l'esame tridimensionale, non prima.
La corona su impianto si vede che non è un dente vero?
L'obiettivo protesico è che si integri con i denti vicini per forma, colore e trasparenza, e nei settori posteriori la differenza rispetto ai denti naturali risulta in genere poco percepibile. In zona estetica la variabile più delicata non è la ceramica ma la gengiva: il modo in cui il tessuto si dispone attorno alla corona dipende dallo spessore dei tessuti di partenza e va valutato prima dell'intervento, perché in alcuni casi richiede una gestione dedicata.
Il primo passo è una visita, con la TAC dove serve.
Per capire se e come sostituire i denti mancanti serve vedere osso e gengiva: lo studio Adamanti di Pisa lo fa in prima visita, con un piano scritto.
Prenota la visita implantologica oppure chiama lo 050-9910086: rispondiamo negli orari di apertura e ti diciamo subito le prime date disponibili.
Parlarci non
ti impegna.
- 1Prima visita e radiografie in sede
- 2Piano di cura scritto, con fasi e tempi
- 3Intervento e controlli programmati
Link correlati
Le sedi Adamanti
-
Lucca
Via delle Ville Prima 966
55100 Lucca (LU) -
Montecatini Terme
Via Tripoli 22
51016 Montecatini Terme (PT) -
Empoli
Via Raffaello Sanzio 199/A
50053 Empoli (FI) -
Pistoia
Via N. Machiavelli 27
51100 Pistoia (PT) -
Pisa
Via Giosuè Carducci 51
56017 Ghezzano, San Giuliano Terme (PI) -
Castelfranco di Sotto
Via Giuseppe Posarelli 9
56022 Castelfranco di Sotto (PI)
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio per fissare la visita implantologica.