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Aggiornato il 14 settembre 2026
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Articolo: Implantologia
- Il primo esame non riguarda la bocca
- Cosa si guarda in bocca, prima di guardare l'osso
- La panoramica non basta, e il motivo è geometrico
- Le domande che fanno quasi tutti
- Cosa esce dalla visita
- L'ordine dei passaggi, dopo il sì
- Come si collega agli altri percorsi dello studio di Pisa
- Cosa dicono i pazienti di Pisa
- Domande frequenti
In sintesi
Esame delle gengive, panoramica e TAC 3D in sede: cosa si misura davvero prima di un impianto a Pisa, quali domande porre e cosa arriva dopo la visita. In questa pagina: il primo esame non riguarda la bocca; cosa si guarda in bocca, prima di guardare l'osso; la panoramica non basta, e il motivo è geometrico; le domande che fanno quasi tutti. Se il problema è tuo, lo studio Adamanti di Pisa ti riceve dal lunedì al venerdì: chiama lo 050-9910086 e ti richiamiamo per la visita.
La visita di valutazione per un impianto non serve a decidere il colore della corona. Serve a rispondere a due domande molto concrete: c'è osso a sufficienza dove manca il dente, e il resto della bocca è in condizione di sostenere un impianto negli anni. Ci si arriva con un esame clinico, una radiografia panoramica e, nella quasi totalità dei casi, una TAC cone beam. Alla fine di quel percorso esce un piano scritto, non una risposta a voce data sulla poltrona.
Molte persone arrivano a questo appuntamento pensando che sia una formalità: manca un dente, si mette la vite, si avvita il dente nuovo. Poi si accorgono che il dentista passa i primi dieci minuti a parlare di farmaci, di diabete e di sanguinamento delle gengive, e si chiedono cosa c'entri tutto questo. C'entra, e parecchio. La percentuale di impianti che funziona a distanza di dieci anni dipende molto meno dalla marca della vite e molto di più da quello che si è verificato prima di metterla.
Il primo esame non riguarda la bocca
La visita comincia con l'anamnesi, cioè la ricostruzione della storia clinica. Non è burocrazia, è la parte che seleziona i casi. Alcune condizioni e alcune terapie in corso cambiano il piano, i tempi o l'indicazione stessa all'intervento, e vanno dichiarate anche se sembrano scollegate dai denti:
- Anticoagulanti e antiaggreganti: non impediscono la chirurgia, ma richiedono di concordare la gestione con il medico curante e di programmare la seduta di conseguenza.
- Bifosfonati e denosumab, assunti per l'osteoporosi o in ambito oncologico, anche se sospesi da tempo: incidono sulla risposta dell'osso e vanno sempre segnalati.
- Diabete, soprattutto se il compenso glicemico non è stabile: rallenta la guarigione dei tessuti.
- Radioterapia pregressa nella zona testa-collo.
- Fumo, con un numero onesto di sigarette al giorno. È il fattore su cui il paziente ha più margine di intervento prima dell'intervento.
Nessuna di queste voci è di per sé una porta chiusa. Sono variabili che spostano tempi e strategia, e che il chirurgo deve conoscere prima, non scoprire dopo. Chi arriva con l'elenco dei farmaci già scritto su un foglio risparmia una telefonata al medico di famiglia e spesso una settimana di attesa.
Cosa si guarda in bocca, prima di guardare l'osso
Segue l'esame clinico, e qui l'attenzione si sposta su tutto quello che sta intorno allo spazio vuoto. Il dentista sonda le gengive misurando la profondità del solco attorno ai denti residui, verifica il sanguinamento, valuta lo stato dell'igiene domiciliare. Controlla i denti vicini e quelli antagonisti, misura lo spazio disponibile in altezza e in larghezza, osserva come chiudi la bocca e se ci sono segni di bruxismo.
Non è una parentesi. Una parodontite non curata è tra i fattori che pesano di più sul destino di un impianto: una revisione sistematica con meta-analisi di studi prospettici (Serroni e coll., Clinical Implant Dentistry and Related Research, 2024) ha osservato che chi ha una storia di parodontite presenta un rischio più alto di fallimento implantare e di perimplantite rispetto a chi non ce l'ha. Tradotto in pratica: se le gengive sanguinano, prima si cura la parodontite e la fase chirurgica si valuta dopo, quando l'infiammazione è sotto controllo. Prima si spegne, poi si opera. Un impianto messo in una bocca infiammata eredita l'infiammazione.
Il bruxismo entra nello stesso ragionamento da un'altra porta. Un impianto non ha il legamento parodontale che ammortizza i carichi su un dente naturale: se digrigni di notte, la corona e la connessione ricevono forze che vanno previste in fase di progetto, non scoperte quando qualcosa si allenta.
Prima visita valutazione impianto a Pisa, quali esami?
Da 20 anni a Pisa
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La panoramica non basta, e il motivo è geometrico
La radiografia panoramica è un buon punto di partenza: mostra i denti, le radici, le lesioni evidenti, il quadro generale. Ha però un limite strutturale — è un'immagine bidimensionale di un oggetto tridimensionale, con ingrandimenti e distorsioni che variano da zona a zona. Su una panoramica non si misura in modo affidabile lo spessore dell'osso in senso vestibolo-linguale, cioè da fuori a dentro. Ed è esattamente la misura che decide se una vite ci sta.
Per questo la valutazione implantare passa dalla TAC cone beam. È un esame radiologico tridimensionale che ricostruisce il volume osseo e permette di misurare altezza, spessore e densità nel punto preciso in cui andrà l'impianto, oltre a localizzare le strutture da rispettare: il seno mascellare in alto, il canale del nervo alveolare inferiore in basso. La revisione sistematica sulla precisione delle misurazioni lineari da immagini cone beam nella pianificazione preimplantare (Fokas e coll., Clinical Oral Implants Research, 2018) riporta scostamenti contenuti rispetto alla realtà anatomica, ed è la ragione per cui questo esame è entrato nella pratica corrente della chirurgia implantare.
Negli studi Adamanti la TAC cone beam a Pisa si esegue in sede: non serve prenotare un centro radiologico esterno e tornare con le immagini settimane dopo. L'acquisizione dura pochi secondi e il chirurgo lavora sul file tridimensionale, non su una stampa.
Le domande che fanno quasi tutti
Ci sono quattro domande che tornano in ogni visita di valutazione, e vale la pena farle senza girarci intorno.
- Fa male? L'inserimento di un impianto si esegue in anestesia locale, che nella pratica corrente rende la seduta ben tollerata. Il fastidio è nei giorni successivi, gestibile con quanto il medico indica in dimissione — la classe di farmaco e le indicazioni le dà lui, e la posologia si legge sulla confezione o si chiede al farmacista.
- Quanto tempo ci vuole? La chirurgia dura una seduta. L'osseointegrazione, cioè il processo biologico per cui l'osso si lega alla superficie della vite, richiede mesi, e il numero cambia in base alla sede e alla qualità dell'osso. È questo il tratto lungo del percorso, non l'intervento.
- Resto senza denti nel frattempo? No: nella grande maggioranza dei casi si programma un provvisorio. Va chiesto in visita, perché è la parte che incide sulla vita quotidiana.
- Quanto costa? Il numero arriva alla fine, per iscritto, voce per voce, e cambia in base a quanti impianti servono e se serve rigenerare osso. Chi ha bisogno di dilazionare può definire una formula di pagamento insieme al preventivo.
Cosa esce dalla visita
Il documento che ricevi non è un foglio con una cifra. Un piano di cura implantare contiene il numero e la posizione degli impianti previsti, l'eventuale necessità di innesto osseo o di rialzo del seno mascellare, la sequenza delle fasi con i tempi indicativi, il tipo di protesi finale, e le alternative: un ponte tradizionale, una protesi rimovibile, oppure il non fare nulla e monitorare. Le alternative devono esserci, perché il consenso informato non è una firma da mettere in fretta prima di sedersi ma la parte in cui capisci cosa stai scegliendo e cosa stai escludendo.
A Pisa il percorso di implantologia è seguito dal Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario della sede, iscritto all'Albo degli Odontoiatri della Provincia di Pisa dal 2004, che si dedica a implantologia, chirurgia orale, protesi e parodontologia con un approccio orientato alle tecniche mininvasive. Lo studio è in Via Giosuè Carducci 51, comodo dal centro e dalla zona di Cisanello, raggiungibile dalla FI-PI-LI e dai comuni di Cascina, San Giuliano Terme e Vecchiano.
L'ordine dei passaggi, dopo il sì
- Bonifica preliminare: igiene professionale, cura della parodontite se presente, estrazioni eventualmente necessarie.
- Chirurgia implantare: inserimento della vite, in anestesia locale, con la pianificazione già definita sul file tridimensionale.
- Guarigione e osseointegrazione: mesi di attesa con controlli programmati, spesso con un provvisorio in bocca.
- Fase protesica: impronta o scansione, prova, consegna della corona definitiva.
- Mantenimento: richiami di igiene periodici, che sono la parte che tiene l'impianto negli anni e non un extra facoltativo.
Vale la pena arrivare alla visita con le radiografie precedenti, se ne hai, e con l'elenco dei farmaci. Riducono i tempi. E a volte evitano un esame ripetuto.
Prenota una visita di valutazione implantare nello studio di Pisa chiamando lo 050-9910086: la segreteria fissa l'appuntamento in tempi brevi. Gli orari sono continuati dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19.
Come si collega agli altri percorsi dello studio di Pisa
Questa pagina è una tappa autonoma del percorso dello studio di Pisa. Qui sotto i percorsi che le stanno vicino.
- Impianti dentali a Pisa
- Parodontologo a Pisa
- Dentista pediatrico a Pisa
- Tutte le aree cliniche dello studio di Pisa
Cosa dicono i pazienti di Pisa
“ La bravura del dottor Palla é imparagonabile. L'ho conosciuto un paio di anni fa, per mia grande fortuna. Per errore di un dentista di un altro ambulatorio ero in una situazione difficile da mesi, ho girato 6 - 7 ambulatori, anche quelli più rinomati di Pisa e dintorni, nessun dottore era disposto ad aiutarmi, hanno detto che non é possibile... Dr. Palla invece ha detto, facciamolo, e il lavoro é venuto benissimo. Non ho sentito nulla, durante il lavoro, e quando il dottore dopo un oretta di lavoro ha detto "va bene per oggi abbiamo finito",non volevo alzarmi dalla poltrona! Gliel'ho chiesto, se possiamo fare ancora qualcos'altro, dall'altra parte della bocca, l'altro dente, e lui mi ha accontentato. Ringrazio a Edoardo e a tutto lo staff per la gentilezza. Ambulatorio nuovo, molto bello, bravo Antonio che esegue le pulizie denti, la Silvia, le segretarie ed assistenti. ”
“ Studio dentistico di alto livello. La gentilezza e soprattutto la competenza professionale del dott. Palla fanno la differenza. Detto da uno che gira per studi dentistici da 50 anni. Lo consiglio vivamente soprattutto a quelle persone che hanno bisogno di interventi di implantologia complessi. Il dott. Palla è un ottimo chirurgo e molto attento a non provocare dolore al paziente. Andate tranquilli! ”
“ Ho fatto tre impianti dentali presso questo studio dentistico dove ho trovato grande competenza, onestà, gentilezza e disponibilità. Nonostante la mia situazione non fosse delle più facili è andato tutto a buon fine e sono veramente molto soddisfatta. Lo consiglio vivamente ”
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Domande frequenti
Quando devo andare dal dentista se mi manca un dente da tempo e non mi dà fastidio?
L'assenza di dolore non indica assenza di problema. Dove manca un dente l'osso non riceve più carico e va incontro a riassorbimento progressivo, mentre i denti vicini tendono a inclinarsi verso lo spazio vuoto e l'antagonista a estrudere. Sono processi lenti e silenziosi che, andando avanti, riducono le opzioni disponibili e possono rendere necessario un innesto che un anno prima non serviva. Il momento utile per una valutazione è prima che l'anatomia cambi: una visita con esame tridimensionale dà un quadro preciso e un piano di cura scritto su cui ragionare senza fretta.
Serve per forza la TAC o basta la panoramica?
La panoramica serve per il quadro generale, ma non permette di misurare lo spessore dell'osso nella terza dimensione né di localizzare con precisione il nervo alveolare inferiore. Per pianificare un impianto la TAC cone beam è lo standard nella pratica corrente. Se ne hai una recente eseguita altrove, portala: può essere sufficiente.
Quanto dura la visita di valutazione?
In genere si sta nell'ordine di quaranta minuti-un'ora tra anamnesi, esame clinico, esami radiologici e colloquio sul piano. Il preventivo scritto può essere consegnato a fine seduta o inviato nei giorni successivi, quando il caso richiede una progettazione più articolata.
Se non ho abbastanza osso il discorso finisce lì?
No. La carenza ossea è una condizione frequente, soprattutto quando il dente manca da anni, e si affronta con tecniche rigenerative come l'innesto o il rialzo del seno mascellare, oppure orientandosi su impianti di dimensioni diverse o su posizioni alternative. Cambiano i tempi e la complessità del piano, non necessariamente la possibilità di procedere: è la TAC a dire quale strada è percorribile.
Il primo passo è una visita, con la TAC dove serve.
Per capire se e come sostituire i denti mancanti serve vedere osso e gengiva: lo studio Adamanti di Pisa lo fa in prima visita, con un piano scritto.
Prenota la visita implantologica oppure chiama lo 050-9910086: rispondiamo negli orari di apertura e ti diciamo subito le prime date disponibili.
Parlarci non
ti impegna.
- 1Prima visita e radiografie in sede
- 2Piano di cura scritto, con fasi e tempi
- 3Intervento e controlli programmati
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